Lo sport italiano ignora la morte di Mandela onorato in tutto il mondo. Lo ricorda Tvrs nella telecronaca di Vuelle-Acea Roma

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9 dicembre 2013

Mandela in occasione della coppa del mondo rugby in Sudafrica

Mandela in occasione della coppa del mondo rugby in Sudafrica

PESARO – Una email al Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) per sollecitare un minuto di silenzio in ricordo di Nelson Mandela non ha ottenuto risposta. Chiaro, che ne sanno a Roma, al Coni, chi è il giornalista che scrive per chiederlo – umilmente, è sottolineato?

Basterebbe dare uno sguardo nel mondo dello sport, oltre le Alpi:  la Premier League, il campionato di calcio inglese, ha fatto di più, niente minuto di silenzio, ma un minuto di applausi per uno dei più grandi personaggi che la storia ricordi. Un applauso agli applausi degli inglesi.

La Liga, il campionato spagnolo, è ferma per consentire lo svolgimento delle gare di Copa del Rey: tutte precedute da un minuto di silenzio per Madiba.

Un ricordo anche dal mondo del rugby, nell’Heineken Cup e nella Amlin Challenge Cup. Ovvio, sono organizzate dall’European Club Rugby.

La Fifa, la federazione calcistica mondiale, ha disposto che prima delle prossime partite internazionali venga osservato un minuto di silenzio, anche ricordando quanta parte Mandela abbia avuto nell’organizzazione del Campionato del Mondo in Sudafrica.

Non solo calcio. Mandela amava lo sport, come ha raccontato magnificamente Invictus, il film di Clint Eastwood, con Morgan Freeman e Matt Damon. Il suo rapporto con François Pienaar, il capitano degli Springboks, è una pagina meravigliosa della storia straordinaria di Mandela. La vittoria sudafricana nella Coppa del Mondo di rugby, nel 1995, ha un epilogo incredibile: Mandela consegna il trofeo al “suo” capitano, indossando la “sua” maglia numero 6 e gli sussurra: “Grazie per quello che ha fatto per il Sudafrica”. Pienaar, di famiglia afrikaneer, i bianchi segregazionisti, gli risponde con un sorriso immortalato da una foto bellissima: “Grazie per quel che ha fatto lei”.

Mandela era un uomo di sport. Durante i 27 anni nella prigione di Robben Island, tutti i giorni a spaccare pietre, si teneva in forma giocando a calcio e con la boxe.

Il mondo dello sport lo ricorda con ammirazione. Lo sport italiano lo ignora. Il presidente del Coni, Malagò, era a Firenze per una questione di impianti sportivi. Gli hanno chiesto della partita di calcio tra Roma e Fiorentina, nessuno che gli abbia rimproverato di avere ignorato la morte di Mandela. La sensibilità del giornalismo sportivo italiano…

Per fortuna, ci pensa la grande musica: prima della Traviata, che ha inaugurato la stagione della Scala, un minuto di silenzio.

E nel suo piccolo  anche Tvrs: prima della telecronaca di Victoria Libertas – Acea Roma, in diretta per la capitale, in differita per le  Marche, il telecronista Marco Bedinotti ha osservato un minuto di silenzio. Dove non arriva lo sport, ci pensa l’amore per lo sport, l’affetto per un uomo che ha segnato le nostre vite.

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