Chiude il San Bartolo? Aumenta la preoccupazione. Le proposte del parco: spiaggia di Fiorenzuola a pagamento?

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10 dicembre 2013

PESARO – Cresce la preoccupazione per la possibile chiusura del Parco San Bartolo (e di tutte le aree protette delle Marche). Lunedì sera il presidente dell’Ente Domenico Balducci ha presentato alla Comunità del Parco la situazione che si potrebbe creare se si concretizzasse la decisione annunciata dalla Regione di voler tagliare sul Bilancio 2014  il 37%  delle spese correnti ed il 40% degli investimenti a Parchi e riserve. Un’ipotesi che si tradurrebbe nella mancanza di soldi per pagare gli stipendi e per la gestione della struttura, già ridotta all’osso e molto “leggera” rispetto alle altre aree protette. Per questo sia Balducci che tutta la Comunità del Parco hanno espresso una netta opposizione con critiche severe e si sono appellati a tutti i consiglieri regionali per evitare una decisione ritenuta assurda.

“Non si può continuare a dire che si punta su Cultura e Turismo – ha detto Domenico Balducci – e poi si tagliano i fondi che qualificano questi settori. La stessa Regione (Assessorato all’Ambiente) ha comunicato i dati turistici del 2012, da cui è emerso che oltre il 40% delle presenze turistiche nella Marche sono state attratte esclusivamente dalle nostre aree protette. Che senso ha dunque decretarne la morte?”

Ente Parco e Comunità si sono inoltre trovati uniti nel chiedere che eventualmente vengano spostati nel capitolo delle Spese correnti i fondi destinati agli Investimenti. Ma non solo. Grazie al contributo dell’architetto Stefano Gattoni, che ieri sera rappresentava la Provincia di Pesaro e Urbino, si è pensato di chiedere alla Regione di verificare se esistano misure  per recuperare gli ingenti Fondi comunitari purtroppo spesso non utilizzati dagli Enti. “Si pensi che esistono 10 milioni di euro di Fondi Psr non spesi da restituire all’Ue”.

“Oggi tagliare fa raccogliere consenso – ha detto il consigliere del Parco Davide Manenti – ma perché si guarda ai Parchi e invece non si ha il coraggio di tagliare i veri rami secchi?”. In effetti Balducci e D’Angeli hanno sottolineato che anche togliendo il 37 e 40 % al bilancio dei Parchi, si potrebbe  recuperare appena lo 0,02% di quello regionale. Una cifra irrisoria, che però farebbe chiudere 10 aree protette che gestiscono il 10% del territorio marchigiano. Nonostante tutto comunque, sia l’Ente Parco che la Comunità si sono resi conto che, visto l’andazzo, in futuro si dovrà pensare ad un modo nuovo di gestire l’area protetta, valorizzando anche economicamente le risorse. Per questo il presidente della Comunità, Massimo D’Angeli ha rispolverato l’idea di regolamentare anche economicamente la fruizione di alcune aree (come la spiaggia di Fiorenzuola).

“Se le condizioni sono queste – ha detto D’Angeli – non potremo continuare a dare tutto gratuitamente”. E l’idea è stata accolta positivamente da alcuni presenti, che ne hanno rivendicato la paternità prima delle dichiarazioni del sindaco Ceriscioli.

 

Ecco il documento ufficiale elaborato dalla Comunità del Parco

LA REGIONE COSTRINGE ALLA CHIUSURA IL PARCO DEL S. BARTOLO

La Comunità del Parco e il Consiglio dell’Ente Parco S. Bartolo riunitisi in seduta congiunta a Fiorenzuola di Focara il 9 Dicembre hanno espresso una netta opposizione e critiche severe alla proposta regionale di ridurre i contributi regionali di quasi il 40% sia delle spese correnti che di investimento. Questi tagli al bilancio, se applicati nell’entità proposta, porterebbero non solo il S. Bartolo, ma tutte le Aree protette e i Parchi Naturali Regionali, alla impossibilità di proseguire nelle attività gestionali degli Enti con la conseguente chiusura di fatto di tutte le attività.

Sembra quasi pleonastico ricordare l’importanza che hanno assunto i Parchi nel contesto della conservazione del territorio, della sua biodiversità e del paesaggio oltre che nella valorizzazione turistica e imprenditoriale del territorio. I Parchi naturali oggi hanno valore quale motore e volano dell’economia e della occupazione locale sia nel settore turistico ricreativo che in quello dell’agricoltura di qualità, della gastronomia tipica e della ristorazione oltre a quello fondamentale della ricerca e monitoraggio del patrimonio naturale.

Queste aree ormai qualificate e note anche a livello internazionale portano turismo estero di qualità, direzionano capitali e investimenti e rappresentano punti di eccellenza e riferimento nel panorama nazionale della green economy. Convogliano ingenti investimenti economici Comunitari attraverso i Progetti di conservazione (Progetti Life) e di gestione del patrimonio territoriale agricolo (PAC e Rete Natura 2000 dei Siti di Importanza Comunitaria).

La Regione Marche, se pure per comprensibili ragioni di risparmio del SUO dissestato bilancio, ha proposto un piano di tagli (lineari e non differenziati per esigenze e convenienze economiche) al finanziamento corrente annuale del 37% delle spese correnti e del 40% delle spese di investimento che, se applicato in questa forma, porterà alla svendita e alla chiusura di fatto delle attività dell’Ente gestore del Parco del S. Bartolo.

Che l’applicazione di questi tagli sia del tutto cieca e priva di qualunque valutazione, anche economica, in termini di costi-benefici, del danno che andrebbe a configurare nell’economia e nell’occupazione regionale risulta evidente dal fatto di operare alla stessa maniera nei confronti della spesa corrente (indispensabile al funzionamento minimo e alla sopravvivenza della struttura) e della spesa di investimento.

Questa discrasia e questo risparmio nullo (anzi pesante danno economico e di immagine regionale) sono particolarmente evidenti nel Parco Naturale del S. Bartolo, dove nonostante i bassissimi costi di gestione e presenza di pochissimo personale strutturale, la soglia SPESA MINIMA INCOMPRIMIBILE del costi correnti per assicurare il funzionamento se pure ridotto del Parco sarebbe abbondantemente superata.

Con la disponibilità proposta la struttura gestionale del Parco sarebbe costretta alla chiusura con i comprensibili danni a tutte le attività economiche e occupazionali al Parco collegate e derivate già espresse in premessa e non potrebbe inoltre essere assicurata la conservazione e gestione del patrimonio di biodiversità e territorio che l’intero Parco rappresenta. La Regione Marche, costringendo alla chiusura i suoi Enti Parco smantellerebbe i più preziosi patrimoni ambientali del suo territorio e causerebbe all’intera Regione un enorme danno di immagine culturale e saggezza politica.

Ciò che è indispensabile e che la Comunità e il Consiglio del Parco chiedono è che venga assolutamente rivista la riduzione ipotizzata SOPRATTUTTO per la spesa corrente mantenendo la DOTAZIONE MINIMA INDISPENSABILE al funzionamento del Parco. Sarebbe assurdo e grottesco che l’Ente Regionale distrugga una struttura che assicura attività, lavoro ed economia locale per risparmiare una cifra irrisoria del suo dissestato bilancio.

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