L’assessore Ciaroni: “Sono 92 le donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza nel 2013″

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14 dicembre 2013

Daniela Ciaroni*

 

PESARO – «In un’epoca in cui tutti abbiamo il dito puntato verso i troppi esempi di “cattiva amministrazione e malapolitica”, vorrei segnalare un esempio invece molto significativo di come la collaborazione, qui nella nostra provincia, tra associazioni giovanili, volontariato ed amministrazione pubblica permetta di realizzare iniziative di alto valore sociale. Nei prossimi giorni infatti, a Pesaro, nella sala della Provincia si svolgerà un’asta di arte sociale con lo scopo di raccogliere fondi per sostenere un progetto di prevenzione contro la violenza di genere. L’evento verrà realizzato nelle scuole dall’associazione Percorso Donna che, oltre a svolgere la propria attività di volontariato all’interno del Centro Provinciale antiviolenza “Parla con Noi” si impegna per far emergere, conoscere, combattere e prevenire la violenza di genere e per modificare seriamente la percezione culturale del concetto di violenza sulle donne attraverso la sensibilizzazione e la ricerca di forme efficaci di prevenzione. Nei giorni scorsi si sono svolte le prime sedute di due importanti processi, relativi a precedenti eventi verificatisi nella nostra provincia che, anche se diversi tra loro, hanno come comune movente la violenza di genere.

Mi riferisco al processo relativo al reato di stupro di una ragazza 14enne da parte i tre coetanei, avvenuto Fano nel 2011durante la notte bianca ed a quello relativo alla feroce aggressione di Lucia Annibali. Due eventi tragici che hanno sconvolto la nostra comunità e minato dal profondo la superficiale percezione, per i non addetti ai lavori, che il nostro territorio sia immune dal fenomeno della violenza di genere. Un fenomeno invece che è diffuso trasversalmente nella nostra realtà e che sta venendo a galla soprattutto per il grosso lavoro che il centro antiviolenza provinciale e tutte le istituzioni impegnate nella rete antiviolenza svolgono quotidianamente. Un lavoro fatto di accoglienza, di accompagnamento in un percorso che porti ad uscire dalla condizione di violenza ed a riappropriarsi della propria vita e spesso di quella dei propri figli. Un percorso particolarmente lungo e difficile, in grado di essere portato a termine grazie alla collaborazione degli operatori della rete, forze dell’ordine, operatori sanitari dei presidi ospedalieri e del territorio, operatori dei servizi sociali. Una collaborazione che ha portato più del 70 per cento delle donne che si sono rivolte al centro antiviolenza ad uscire definitivamente dalla loro situazione, (nei primi 10 mesi del 2013 sono state ben 92 le richieste d’aiuto). Ma è chiaro che tutto ciò non è sufficiente. Se vogliamo cambiare le basi culturali che sottendono alle azioni di violenza, dobbiamo agire attraverso la prevenzione, soprattutto nelle fasce di età scolare in cui si forma la consapevolezza del vivere civile e del rispetto di ciascuno di noi, senza velleità di possesso in via esclusiva della vita di chi condivide rapporti affettivi e famigliari. “La violenza comincia presto, spesso nasce sui banchi di scuola” ed è per questo che l’impegno oggi è rivolto soprattutto ai giovani, al contrasto dei luoghi comuni, degli stereotipi, dell’utilizzo di un linguaggio sbagliato, anche e soprattutto nel mondo virtuale dei social network».

 *Assessore provinciale alle Pari Opportunità

 

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