Volley Pesaro: alla scoperta di Eva Trinci tra sogni e piedi per terra, la matematica e la crema pasticcera, i sacrifici e gli ace: “Gioco perché mi diverto”

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18 dicembre 2013

Una splendida immagine di Eva (da Facebook)

Una splendida immagine di Eva (da Facebook)

PESARO – Eva Trinci, 18 anni, pisana, alta 1,87, schiacciatrice, maglia numero 12 del Volley Pesaro, fa onore al suo concittadino più illustre. Che non è Enrico Letta. Ovvio, è Galileo Galilei. Eva vorrebbe apparire… ferma, eppur si muove, con eleganza, come sul campo, sabato scorso, quando, mostrando un potenziale molto interessante, ha messo a segno una battuta vincente che ha chiuso la partita.

Lo mostra la foto, l’abbiamo vista felice…
“Sì!”.

Solo un secco sì?
“Sono di poche parole…”. In verità, come scoprirete leggendo, Eva ha tante cose carine, ma anche importanti, da dire…

Ritorniamo al servizio vincente di sabato scorso…
“La partita era stata abbastanza tranquilla, senza molte difficoltà per noi… ma l’ace finale mi ha fatto piacere perché stiamo lavorando sulla battuta al salto e quando si vedono i frutti dell’allenamento c’è di che essere soddisfatti. Quando sono andata alla prima battuta, ho guardato Matteo che mi ha detto di eseguirla al salto. L’ho fatto pensando che era importante mandarla di là. La seconda è stata un’ace. Ero contentissima”.

Coach Bertini ci ha detto che in precedenza l’aveva rimproverata per un errore. Ci racconta quale?
“E’ accaduto nel set precedente. Ho attaccato solo un pallone, era una palla alta. Ero sotto la palla e ho sbagliato…”.

Ci sembra di capire che Bertini confidi molto in lei.
“Mi fa piacere, ci tengo molto a dare il mio contributo”.

Ci tengono anche i tifosi: sabato, mentre lei raggiungeva gli spogliatoi, uno di loro le ha urlato: “Hai visto Eva, arriva anche il tuo momento!”.
“Sì, è vero, i tifosi dimostrano di apprezzarmi. Li sento vicini”.

Le dispiace giocare meno delle compagne più esperte o ritiene che ogni cosa abbia il suo tempo?
“Venendo a Pesaro, sapevo che la situazione era questa. L’esperienza conta. L’importante è imparare”.

Mi hanno detto che le sue compagne di squadra la chiamano “piovra”. Perché?
“Per i muri…”.

Dove è molto brava.
“E’  più una dote fisica. E in verità, mi chiamano Evona…”.

E’ vero che lei arriva a 3 metri e 20 di altezza?
“Ma no… 3 e 16, ed è un po’ che non facciamo il Vertec (un test che misura l’altezza e soprattutto la resistenza al salto; ndr)…”.

La differenza non è così consistente. Se giocasse a basket, potrebbe schiacciare… A proposito: perché ha scelto il volley, a Pisa, dove non c’è una tradizione pallavolistica?
“La mia società, l’Ospedalieri, è molto piccola ed è vero che non c’è tradizione: non abbiamo squadre neppure in B. Mi sembra che il campionato più elevato sia la serie D”.

Ci sarebbe qualcosa di più nel basket, per merito del Cus. Non a caso, l’attuale Presidente del Consiglio, Enrico Letta,  è grande tifoso di basket.
“Ma anche a  basket non c’è una tradizione. Non conosco alcuna squadra…”.

Così ha fatto scelto la pallavolo.
“A livello femminile, credo che la pallavolo sia meglio del basket. A livello maschile anche il basket è bello”. Oggettivamente, la pallavolo è lo sport di squadra più bello coniugato al femminile.

Da quando è a Pesaro ha visto qualche partita di basket?
“Non ho avuto ancora l’occasione. Spero che da qui alla fine della stagione sia possibile”.

Perché ha deciso di giocare a volley, nell’Ospedalieri, che è molto orgogliosa del suo cammino?
“Anch’io sono molto legata a loro. Ho scelto, come tante, perché le mie compagne di classe giocavano a pallavolo. Loro hanno smesso, io sono ancora in questo mondo…”.

Dicono che lei sia uno dei talenti più interessanti della pallavolo italiana.
“Si fanno tante chiacchiere…”.

In ogni caso, è un peso o uno stimolo?
“Io gioco perché mi diverto…”.

Eva ha appena servito l'ace che ha chiuso la partita: lei esulta, le compagne l'abbracciano (dal sito di Volley Pesaro)

Eva ha appena servito l’ace che ha chiuso la partita: lei esulta, le compagne l’abbracciano (dal sito di Volley Pesaro)

Ma fa anche tanti sacrifici, a iniziare dallo stare lontano dalla famiglia.
“E’ vero, sono quattro anni che mi trovo fuori di casa. Avevo 14 anni quando ho lasciato Pisa, ma questo è il primo anno in cui sono del tutto autonoma, perché devo anche cucinare. Prima, al Club Italia, non me ne dovevo preoccupare. Adesso ho tante cose a cui pensare. Però mi trovo bene a Pesaro, sia in casa sia in palestra”.

Anche la sua famiglia fa sacrifici.
“Torno a casa ogni volta che posso. I miei genitori vengono a trovarmi quando è possibile. Logico che in questi quattro anni abbiano sentito la mia mancanza. Ci riuniremo per le festività natalizie, subito dopo la partita di Trevi”.

Ha fratelli e sorelle?
“Una sorella più piccola di due anni…”.

Gioca a pallavolo anche lei?
“Sì, ma tranquilla, senza troppe pretese”.

Ha raccontato loro del suo ace contro Valdarno, dell’applauso del pubblico?
“Sì… certo”.

Ad Eva non manca quello che gli anglosassoni definiscono understatement, che non significa sottostima, ma la scelta di volare basso.
“E’ vero, preferisco stare con i piedi a terra”.

La risposta conferma che le ragazze del Volley Pesaro sono decisamente più mature delle coetanee.
“Lo sport aiuta a crescere, vivere fuori di casa ancora di più”.

Eva, ci ha detto che deve cucinare. Cosa le piace preparare?
“Ah… la pasta a pranzo,  a cena il primo e il secondo. Ogni tanto mi viene voglia di qualcosa di dolce e allora preparo la crema pasticcera. Le mie compagne d’appartamento (Giulia Carraro, Alessia Fiesoli e Claudia Natale) dicono che sono brava”.

Abbiamo parlato con Eva interrompendo un momento di studio, era alle prese con i libri di matematica.
“Frequento il Liceo Scientifico Marconi”.

Lasciamo la scuola e torniamo allo sport: cosa le piace di più della pallavolo?
“Che è uno sport di squadra: prima ho praticato discipline individuali, nuoto e tennis. Lì, devi contare soprattutto su te stessa. A pallavolo sei in una squadra. Del volley mi piacciono tante cose: l’attacco, il muro, il salto. Mi diverto a praticarlo”.

Barbara Rossi, Giancarlo Sorbini e Matteo Bertini non si sbilanciano più di tanto sull’obiettivo della stagione. Le sue compagne finora intervistate hanno percorso la stessa strada. Lei cosa pensa?
“Vedremo strada facendo… Finora abbiamo fatto un bel percorso e siamo davanti. Dobbiamo stringere i denti e difendere la posizione, continuando a fare bene”.

Domenica Lei ha partecipato alla festa del Volley Pesaro. Chi era presente ha raccontato di una serata molto bella, l’ennesima conferma che la società è soprattutto una famiglia. Vista con i suoi occhi?
“La sensazione che si percepisce dall’esterno è la stessa che si respira dall’interno”.

La città le piace?
“Finora l’ho vista poco, giusto il viale del mare. Mi sveglio, faccio colazione, vado a scuola, ritorno a casa, studio, vado in palestra, ritorno a casa. Non è che abbia tanto tempo libero”.

Sacrifici sconosciuti alla maggior parte delle coetanee: con quali obiettivi?
“Divertirmi cercando di raggiungere il massimo possibile…”.

Lei è toscana come una delle giocatrici più famose del volley italiano: Francesca Piccinini, che tra l’altro è una bella ragazza ed è simpatica, gentile, disponibile, come sanno i tifosi e le tifose, soprattutto le più giovani. Le piacerebbe essere l’erede della “Picci”?
“Eh… magari… la vedo talmente lontana, lassù… Me lo auguro”.

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