Da Francesco parole forti sul Natale “sdolcinato e fiabesco”

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27 dicembre 2013

 

Papa Francesco mentre bacia il Bambinello tratta da www.quotidiano.net

Papa Francesco mentre bacia il Bambinello tratta da www.quotidiano.net

Questo Natale ci ha confermato la grandezza di Papa Francesco perché nei tre appuntamenti liturgici principali – la messa nella notta della vigilia, il messaggio urbi et orbi e l’Angelus nel giorno di santo Stefano – ha saputo coniugare aspetti prettamenti spirituali con indicazioni pastorali utili a fare luce sulle contraddizioni del Natale “fiabesco” diventato ormai tipico nella società secolarizzata del XXI secolo. Nella messa del 24 dicembre ha incentrato l’omelia su un verbo, come spesso è solito fare. La parola scelta è stata “camminare”, un verbo itinerante che riguarda ognuno, a prescindere dal tasso di frequenza ecclesiale o dalla propria condizione momentanea. Ognuno di noi cammina verso qualcosa, con la differenza che chi crede ha l’onere e l’onore di comportarsi come “popolo in cammino”, e non come pastore errante senza una meta prefissata. Riportiamo un paragrafo dell’omelia pronunciata da Francesco: “Camminare: questo verbo ci fa pensare al corso della storia, a quel lungo cammino che è la storia della salvezza, a cominciare da Abramo, nostro padre nella fede, che il Signore chiamò un giorno a partire, ad uscire dal suo paese per andare verso la terra che Lui gli avrebbe indicato. Da allora, la nostra identità di credenti è quella di gente pellegrina verso la terra promessa. Questa storia è sempre accompagnata dal Signore! Egli è sempre fedele al suo patto e alle sue promesse. Perché fedele, «Dio è luce, e in lui non c’è tenebra alcuna» (1 Giovanni 1,5). Da parte del popolo, invece, si alternano momenti di luce e di tenebra, fedeltà e infedeltà, obbedienza e ribellione; momenti di popolo pellegrino e momenti di popolo errante. Anche nella nostra storia personale si alternano momenti luminosi e oscuri, luci e ombre. Se amiamo Dio e i fratelli, camminiamo nella luce, ma se il nostro cuore si chiude, se prevalgono in noi l’orgoglio, la menzogna, la ricerca del proprio interesse, allora scendono le tenebre dentro di noi e intorno a noi. «Chi odia suo fratello – scrive l’apostolo Giovanni – è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1 Giovanni 2,11). Popolo in cammino, ma popolo pellegrino che non vuole essere popolo errante”.
Il giorno di Natale nel messaggio urbi et orbi, ha sottolineato quanti conflitti dimenticati stanno dilaniando il pianeta, mentre noi cristiani pensiamo ad imbandire le nostre tavole o a scartare regali spesso inutili. Francesco in pochi minuti ha tracciato una mappa abbastanza completa delle vicende più tragiche che si stanno consumando a varie latitudini: “Le guerre spezzano e feriscono tante vite! Troppe ne ha spezzate negli ultimi tempi il conflitto in Siria, fomentando odio e vendetta. Continuiamo a pregare il Signore perché risparmi all’amato popolo siriano nuove sofferenze e le parti in conflitto mettano fine ad ogni violenza e garantiscano l’accesso agli aiuti umanitari. Abbiamo visto quanto è potente la preghiera! E sono contento che oggi si uniscano a questa nostra implorazione per la pace in Siria anche credenti di diverse confessioni religiose. Non perdiamo mai il coraggio della preghiera! Il coraggio di dire: Signore, dona la tua pace alla Siria e al mondo intero. E invito anche i non credenti a desiderare la pace, con il loro desiderio, quel desiderio che allarga il cuore: tutti uniti, o con la preghiera o con il desiderio. Ma tutti, per la pace. Dona pace, bambino, alla Repubblica Centroafricana, spesso dimenticata dagli uomini. Ma tu, Signore, non dimentichi nessuno! E vuoi portare pace anche in quella terra, dilaniata da una spirale di violenza e di miseria, dove tante persone sono senza casa, acqua e cibo, senza il minimo per vivere. Favorisci la concordia nel Sud-Sudan, dove le tensioni attuali hanno già provocato troppe vittime e minacciano la pacifica convivenza di quel giovane Stato. Guarda alla Nigeria, lacerata da continui attacchi che non risparmiano gli innocenti e gli indifesi. Benedici la Terra che hai scelto per venire nel mondo e fa giungere a felice esito i negoziati di pace tra Israeliani e Palestinesi. Sana le piaghe dell’amato Iraq, colpito ancora da frequenti attentati. Tu, Signore della vita, proteggi quanti sono perseguitati a causa del tuo nome. Dona speranza e conforto ai profughi e ai rifugiati, specialmente nel Corno d’Africa e nell’est della Repubblica del Congo. Fa che i migranti in cerca di una vita dignitosa trovino accoglienza e aiuto. Tragedie come quelle a cui abbiamo assistito quest’anno, con i numerosi morti a Lampedusa, non accadano mai più”.

Infine il 26 dicembre Francesco ha finalmente spiegato il connubio liturgico tra la festa di una nascita (il Natale) e l’immediata memoria solenne del primo evento tragico della storia della Chiesa, il martirio del diacono Stefano: finalmente da parte della Chiesa sono venute parole forti nei confronti della falsa immagine sdolcinata e fiabesca che la società contemporanea ormai da anni ha voluto dare al Natale, svuotandolo del significato mistico che racchiude e che ne motiva fortemente la tradizione da secoli. “Nel martirio di Stefano si riproduce lo stesso confronto tra il bene e il male, tra l’odio e il perdono, tra la mitezza e la violenza, che ha avuto il suo culmine nella Croce di Cristo. La memoria del primo martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale: l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa attraverso la porta stretta della Croce. Questa è la strada che Gesù ha indicato chiaramente ai suoi discepoli, come attesta il Vangelo di oggi: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Matteo 10,22). Perciò oggi preghiamo in modo particolare per i cristiani che subiscono discriminazioni a causa della testimonianza resa a Cristo e al Vangelo. Siamo vicini a questi fratelli e sorelle che, come santo Stefano, vengono accusati ingiustamente e fatti oggetto di violenze di vario tipo. Sono sicuro che, purtroppo, sono più numerosi oggi che nei primi tempi della Chiesa. Ce ne sono tanti! Questo accade specialmente là dove la libertà religiosa non è ancora garantita o non è pienamente realizzata. Accade però anche in Paesi e ambienti che sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani, ma dove di fatto i credenti, e specialmente i cristiani, incontrano limitazioni e discriminazioni”.

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