Pesaro, panchine-trappola in piazzale Primo Maggio. I residenti: “Centro storico abbandonato, pericolo per i bambini”

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9 gennaio 2014

PESARO – Sono state definite come “trappolone”. Perché se ti siedi in punta, scatta l’effetto catapulta. Se ti appoggi delicatamente al centro, c’è la sorpresa: sbucano fuori chiodi arrugginiti grossi come dita. Sono le panchine in legno di piazzale Primo Maggio “pericolosissime per i nostri bambini che portiamo qui a giocare” hanno protestato i residenti.  “Un peccato – hanno rimarcato – per migliorare la vivibilità del centro storico, bisogna iniziare anche dalla cura di queste piccole oasi. Così, ci costringono a portare i nostri figli a giocare fuori dal centro. Inoltre, chi viene da fuori e passa di qua ha l’esatta sensazione di trovarsi in un luogo abbandonato della città. E pensare che svoltato l’angolo c’è il Corso…”.

Le panchine di piazzale Primo Maggi

Le panchine di piazzale Primo Maggio

Il dettaglio della panchina in piazzale Primo Maggio

Il dettaglio della panchina in piazzale Primo Maggio

Grossi ganci penzolanti, listelli staccati e altri spezzati del tutto. Non solo: alcuni lampioni, sempre più ricoperte di annunci di ogni genere, non funzionano da tempo dando, nelle ore notturne, un quadro ancora più desolante. Anche la pavimentazione – hanno fatto notare i residenti – presenta diverse buche ricoperte da più strati di sporcizia varia. Un “sandwich” di cartaccia, fogliame ed escrementi di cani. “Sappiamo benissimo —hanno continuato quasi sconsolati i residenti che hanno segnalato la situazione  — che con la crisi economica il restyling di strade o l’arredo urbano delle zone meno in vista della città, passano in secondo piano. Ma qui ci troviamo di fronte a un palazzo dell’Inail, vicino alla chiesa, a due passi dal Corso e in una delle poche piazze dove si può parcheggiare per raggiungere poi il centro dalla zona mare. Basterebbe poco, anche in termini economici, per ridare dignità a questa piazza. Speriamo che con questa segnalazione agli organi di informazione (la protesta è stata pubblicata anche dal Carlino, ndr) possa cambiare qualcosa”.

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