Fresina sull’ospedale unico: “Azzeriamo il progetto… e anche i vertici politici e tecnici della sanità”

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16 gennaio 2014

Massimo Fresina

Massimo Fresina

PESARO – “La sanità e la provincia di Pesaro e Urbino. Le strutture ospedaliere”. Si intitola così un comunicato di Massimo Fresina, candidato sindaco di Pesaro, che recita:

“Torno sul tema della sanità e in particolare dell’Ospedale perché vedo che si è aperto finalmente un dibattito interessante.  La CGIL scopre, infine, che il progetto regionale sulla sanità nella nostra provincia è un autentico disastro: era ora!   Il sindaco di Pesaro scopre finalmente, nel 2014,  che non ha fatto nulla per la sanità della nostra provincia e chiede soldi aggiuntivi: era ora!   I sindacati della dirigenza Medica scoprono di essere stati calpestati e chiedono aggiustamenti, è ora che alzino la schiena!

Ma non è forse il caso di cambiare tutto il progetto?

Non è forse il caso di azzerare tutto, compreso i vertici politici e tecnici della sanità marchigiana e quelli del nostro territorio?

Non è forse il caso di ripensare tutto il progetto per la nostra Provincia prima che si arrivi al disastro totale e  ad una situazione senza ritorno?

Non pretendo certo di possedere la verità e cerco di non essere solo distruttivo e di contribuire alla proposizione di un nuovo progetto.

Partendo da quello che c’è: dai pochi soldi a disposizione che non sembrerebbero in aumento almeno in un prossimo futuro; scartando l’assurdità tecnica-organizzativa-funzionale del polo chirurgico a Pesaro, del polo medico a Fano e di quello oncologico a Muraglia; cercando di rimuovere dal piatto inutili e dannosi campanilismi;  dopo aver ripulito il terreno dagli interessi personali e partitici dei vari politici di turno; dopo aver mandato a casa tutta l’alta dirigenza, si può cominciare a ragionare su proposte credibili.

Quella che segue è la mia.

L’Ospedale di Pesaro dovrebbe essere l’Ospedale per acuti: tenendo conto della professionalità e dell’esistenza storica e collaudata dell’Emodinamica, della Cardiologia, della Medicina d’Urgenza, della Chirurgia, della Neurochirurgia, dell’Ortopedia traumatologica, della Ostetricia-Ginecologia, della Neonatologia, dell’Urologia, della Rianimazione e di tutte le altre specialistiche e strutture di servizio operative.

L’Ospedale di Fano, con il possibile contributo di quello di Fossombrone e dell’eccellenza di Galantara, potrebbe essere l’Ospedale per lungodegenza, post-acuzie, riabilitazione e gestione delle malattie cronico degenerative facendo affidamento sul ruolo storico che la Geriatria-Lungodegenza ha avuto in quell’Ospedale.

Muraglia può continuare ad essere il polo onco-ematologico.

Per l’entroterra l’Ospedale per acuti sarà rappresentato da quello di Urbino, con tutti gli aggiustamenti conseguenti e necessari.  Ovviamente l’Ospedale di Urbino non potrà avere la valenza provinciale di quello di Pesaro, ma deve essere messo nelle condizioni di garantire i cittadini dell’entroterra per le situazioni acute che si dovessero presentare,  dirottabili su Pesaro in caso di necessità.

Fondamentale la gestione dell’emergenza. A questa si farà fronte con la struttura del Pronto Soccorso fanese e del 118 potenziato con un servizio di eliambulanza che, partendo dall’Ospedale di Pesaro, deve poter raggiungere in tempi brevissimi anche i più lontani e impervi confini della provincia.

Punti di forza del progetto:

  • Ø bloccare da subito il percorso in atto con le problematiche che ha innescato sia sul versante degli utenti che su quello dei lavoratori dipendenti;
  • Ø non ci sarebbero più nell’Ospedale di Pesaro tutti i ricoveri non motivati da acuzie. Si libererebbero posti letto preziosi,  restituendo professionalità specifica a tutti gli operatori e si ricollocherebbero i pazienti nei loro giusti spazi togliendoli all’attuale confusione organizzativa e funzionale;

 

  • Ø troverebbero finalmente posto e professionalità specifica nell’Ospedale di Fano tutti quei casi che necessitano di lungodegenza e riabilitazione nonché di ricoveri frequenti per patologie croniche e degenerative.  Tematiche sanitarie che si continua a definire minori e che vengono indicate come poco qualificanti dal punto di vista professionale ma che, al contrario, necessitano di competenze altamente qualificate e rappresentano una assoluta necessità per tantissimi pazienti.  Rappresentano inoltre il settore di cui si sente di più la mancanza e dove avvengono anche gli errori più frequenti proprio perché considerata una medicina minore a cui dedicare minore attenzione. Non esiste una Medicina “minore”, in qualunque ambito sanitario bisogna fare il meglio e questo obbiettivo richiede sempre e comunque professionalità competenza e concentrazione;

 

  • Ø si aprirebbe la strada ad una molto più corretta filiera Ospedale – Territorio con l’intermediazione delle dimissioni protette e la presenza di un forte presidio per  lungodegenza-riabilitazione-malattie croniche e degenerative;

 

  • Ø si eliminerebbero tutte le necessità organizzative e operative legate a due sedi per acuti nonché il va e vieni di pazienti e personale tra le due sedi;

 

  • Ø con poco denaro e in poco tempo si potrebbero reingegnerizzare le strutture secondo questa nuova organizzazione.  I risparmi rispetto al progetto pazzesco a cui adesso si lavora, sia quelli attuali che quelli, gestionali e operativi, che si produrranno in futuro se verrà abbandonata la sciagurata idea ora in esecuzione, potranno essere utilizzati per la nuova organizzazione che sto proponendo.  Resta inteso che si continuerà a cercare le risorse che dovrebbero servire a costruire  i nuovi Ospedali di Pesaro e di Fano;

 

  • Ø si potranno utilizzare i risparmi legati alla riduzione delle fughe fuori regione se si darà seguito a questo piano nel dovuto modo: facendo riferimento cioè alla qualità delle prestazioni piuttosto che ai soli costi, che sarebbero comunque di molto inferiori a quelli prevedibili per la realizzazione e, soprattutto,  gestione del progetto che si sta al momento perseguendo da parte dei nostri illuminati politici e alti dirigenti.

 

Rinvio ad un altro momento considerazioni e proposte che entrino nella specificità della Medicina del Territorio giacché una efficiente rete ospedaliera non può ottemperare alle esigenze vere della popolazione se non trova sul territorio il necessario collegamento e le giuste risposte.  Una dignità particolare deve trovare in questa organizzazione la problematica psichiatrica sia per l’acuzie che per l’assistenza e il supporto sul territorio.  Altrettanta attenzione deve essere prestata alla filiera della fragilità e delle persone anziane nel percorso: acuzie – lungodegenza – riabilitazione – RSA e Case di Riposo – assistenza domiciliare”.

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