Carlotta Sertori e la vita da moglie di un diplomatico: “Come regalo di nozze due biglietti per l’Azerbaigian, ma ora sono in Giappone”

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18 gennaio 2014

MACERATA FELTRIA – Una pesarese di Macerata Feltria a Tokyo. Da brava giornalista, attenta, curiosa, interessata a capire le cose e a conoscere le persone, ci racconta il Giappone, le atmosfere che viste da lontano sembrano magiche, e lo sono davvero, come spiega Carlotta…

Chi è Carlotta? E’ Carlotta Sertori, una figlia del Montefeltro, con la quale abbiamo avuto il piacere di lavorare nella redazione pesarese del Corriere Adriatico, condividendo anche uno dei momenti più tragici della cronaca provinciale: l’assassinio del carabiniere Alessandro Giorgioni, ucciso il 22 luglio 2004 da Luciano Liboni, il “Lupo”.

Carlotta e suo marito Giovanni e il loro figlio Luigi vivono nella capitale nipponica. Prima erano in Azerbaigian.

 

Carlotta e Giovanni gustano il cibo giapponese

Carlotta e Giovanni gustano il cibo giapponese

Carlotta, Giovanni e Luigi dall’Azerbaigian al Paese del Sol Levante

Ci siamo lasciati che facevi la giornalista, ma volevi tentare la carriera diplomatica. Una scelta che ti ha cambiato la vita, se è vero che tuo marito è… diplomatico.
“Di diplomatici in famiglia ne basta uno… per questo alla fine non ci ho proprio provato!”

Da quando vi siete sposati, che percorso avete fatto? Solo Azerbaigian e Giappone?
“Ci siamo sposati a luglio del 2008 e come regalo di nozze abbiamo ricevuto due biglietti per Baku. Dopo quattro anni ci siamo spostati a Tokyo, dove, salvo imprevisti, dovremmo fermarci per altri tre anni”.

 

“Che emozione quando la Robur Volley Pesaro fu ospite dell’Ambasciata a Baku”

Carlotta a Baku durante la visita della Scavolini Robur, nel 2010

Carlotta a Baku durante la visita della Scavolini Robur, nel 2010

A fine novembre 2010, la Scavolini Robur, squadra campione d’Italia di pallavolo femminile, gioca a Baku, nuova Mecca del volley rosa. La comitiva pesarese è ricevuta in Ambasciata d’Italia. Carlotta non poteva mancare.
“Sì, il nostro ambasciatore a Baku amava molto lo sport e tutti gli sportivi sono sempre stati accolti a braccia aperte in residenza. Per me è stata un’emozione ancora più forte visto che… giocavo in casa!”.

Come avete vissuto l’esperienza in Azerbaigian?
“Il primo anno non è stato facile ambientarsi agli usi e costumi locali, per quanto siamo stati accolti molto bene in Ambasciata. La città era un unico grande cantiere, polvere e sabbia ovunque, in centro si procedeva a zig zag sulle passerelle, per strada potevi muoverti agevolmente solo con una jeep, in casa spesso mancava l’acqua o l’energia elettrica. Poi, piano piano, quando avevamo ormai preso le misure alla città, hanno tolto le impalcature e si è aperto un mondo fatto di centri commerciali, alberghi extra lusso, costruzioni futuristiche, un lungomare con vetrine da far invidia a qualsiasi città europea, palme, ulivi secolari importati dalla Puglia e via dicendo… Baku si è trasformata in una piccola Dubai insomma, diventando molto più “facile”, ma perdendo in parte quel  suo carattere unico che col tempo avevo imparato ad apprezzare e rispettare”.

Cosa vi siete portati dietro di quel Paese?
“Amici, tanti amici. Persone semplici e sincere, che ti aprono la loro casa e il loro mondo come se ti conoscessero da sempre. Persone generose fino all’eccesso, orgogliose della loro terra e delle loro origini, con cui puoi condividere tutto, ma guai ad offenderli o deluderli, con loro hai chiuso. Difficilmente ti danno una seconda chance. Inoltre abbiamo portato con noi un bagaglio fatto di esperienze e avventure indimenticabili, che continueremo a ricordare per sempre col sorriso sulle labbra. E per finire anche alcuni bellissimi tappeti caucasici…”.

 

“Da Baku a Tokyo, tutto un altro mondo”

Da Baku a Tokyo, davvero un altro mondo. Come vi trovate?
“Sì, proprio un altro mondo. Qui è tutto più facile, tutto organizzato, la città è una macchina rodata alla perfezione. Ci sono tantissimi eventi culturali, concerti, ma forse rispetto a Baku è un po’ più noioso. Una cosa che mal sopportavo all’inizio e alla quale mi sto, mio malgrado, abituando è la pianificazione esasperata: i giapponesi, e in generale coloro che vivono in Giappone da un po’ di tempo, programmano tutto: ad esempio ti invitano a pranzo con un mese di anticipo e ti dicono anche che cosa si mangerà!”.

Nel frattempo, continui a lavorare – visto che eri impegnata nel commercio estero – oppure ti dedichi a Luigi, a fare la mamma?
“Da quando ci siamo trasferiti mi sono fermata ed avere un bimbo piccolo a cui dedicarmi a tempo pieno è stato il lavoro più bello, ma i figli crescono, perciò è ora di rimboccarsi le maniche! Tuttavia non è facile trovare lavoro per un “gaijin” (uno straniero) in Giappone. Diverso è il caso che sia una società italiana a inviarti sul posto. E poi c’è l’ostacolo della lingua.  L’inglese è poco diffuso e il giapponese non si impara in un anno… Vedremo…”.

Quale incarico ha Giovanni nell’ambasciata italiana in Giappone?
“Si occupa di questioni consolari, degli italiani residenti e dei turisti che possono trovarsi in difficoltà”.

Come è la vita della moglie, della famiglia di un diplomatico?
“Hai una domanda di riserva? Purtroppo non è tutto rose e fiori, come molti possono pensare. Quando sei all’estero ci sono degli obblighi precisi da rispettare, dei vincoli, ad esempio in tema di occupazione e lavoro. Anche per i bambini cambiare casa, scuola e amici ogni 4 anni ai 4 angoli del mondo non è semplice. Comunque c’è anche il rovescio della medaglia: giri il mondo, vedi posti meravigliosi, impari le lingue più strane, conosci tanta gente e ti arricchisci giorno dopo giorno”.

 

Carlotta e Luigi ad Hakone, nella zona del Fuji

Carlotta e Luigi ad Hakone, nella zona del Fuji

“Gentili, educati, ordinati e civili… ma non possono essere tutti così!” 

Cosa ti piace del Giappone, della sua capitale, del popolo giapponese?
“Siamo qui da solo un anno e non ho la presunzione di poter dire di conoscere bene i giapponesi. Non possono essere tutti così gentili, formali, educati, ordinati e civili come appaiono. Ci deve essere dell’altro e spero di scoprirlo nei prossimi anni! I giapponesi mi sembrano piuttosto conservatori e hanno una marea di riti e tradizioni, che ripetono a cadenza regolare. Sono molto incuriosita da questo aspetto e quando ne ho l’opportunità faccio sempre un sacco di domande, mettendo a volte in difficoltà il mio interlocutore. Il paese poi è molto bello, recentemente siamo stati a Kyoto e Nara e sono rimasta affascinata dalla loro bellezza”.

 

“Un’app telefonica avvisa che arriva la scossa di terremoto”

Una mia amica racconta che quando è andata alla laurea del figlio (davvero un genio, visto che ha preso una laurea di altissima tecnologia, studiando in giapponese), sentendo la terra tremare, ha fatto un urlo e lui le ha detto: mamma, tranquilla, è il sisma, è fisiologico. E voi, vi siete abituati?
“Alla prima scossa forte ho gridato anch’io, il cuore batteva forte e mi girava la testa. Sentivo i bicchieri tintinnare e dicevo “E ora? Cosa faccio?” . Poi ci si abitua, anche se non sai mai quanto durerà e come andrà a finire. Adesso c’è un’applicazione sul cellulare che ti avvisa qualche secondo prima della scossa. Io l’ho impostata da magnitudo 5 in su per evitare inutili spaventi! I giapponesi ci convivono benissimo e ci scherzano. Ad esempio quando si va a mangiare sushi, noi tendiamo a lasciare il pezzo migliore per ultimo, in modo da concludere il pranzo in bellezza. Loro si avventano subito sul boccone migliore. E sai perché? Perché “Se c’è il terremoto e devi scappare intanto il pezzo migliore te lo sei mangiato!”.

Cosa ti manca dell’Italia?
“Certi giorni tutto, certi altri quasi nulla. Purtroppo in questo periodo in Italia ci sono tante cose che non vanno e tornarci da “turista” per le vacanze fa meno male che viverci stabilmente. Si apprezza tutto in maniera amplificata”.

E di Macerata Feltria?
“A costo di essere banale e scontata, dico la famiglia e gli amici di sempre”.

Ogni quanto tornate a casa? Che significa – se non ricordo male – che dovete dividere le vacanze tra Marche e Basilicata… giusto?
“Una, massimo due volte all’anno. Si, dobbiamo dividerci e perciò io torno sempre un po’ prima di Giovanni, in modo da potermi ritagliare più tempo da passare al paesello!”.

Stai studiando il giapponese?
“Sì, ma i risultati sono piuttosto scarsi. Nonostante i buoni voti a scuola e nei test non riesco ad esprimermi come vorrei!”.

Fate vita mondana? Vedendo i film, ma ricordando i racconti di un amico che è stato addetto militare in giro per il mondo (soprattutto in Europa), sembra che i diplomatici passino da una festa a un’altra, da un gala all’altro. E’ davvero così?
“C’è anche questo, ma forse in passato era tutto più amplificato. Adesso le cose sono cambiate, ed anche parecchio. Non so se hai notato, ma la stessa filmografia sui diplomatici è un po’ datata o, se recente, parla dei tempi che furono!”.

 

Dopo 6 ore di scalata, Carlotta è in vetta al Fuji, il monte (è un vulcano) più alto del Giappone

Dopo 6 ore di scalata, Carlotta è in vetta al Fuji, il monte (è un vulcano) più alto del Giappone

“100 euro per un melone perfetto”

Mi dicono gli amici che sono andati in Giappone, che la vita è carissima, ma si mangia divinamente. Voi andate a sushi e sashimi o la sera spaghetti?
“Mi piace molto tutta la cucina giapponese, soprattutto quella casalinga, ma dopo due o tre giorni ho proprio bisogno di un bel piatto di pasta, o, ancora meglio, di una pizza. La scelta e la varietà di cibo a Tokyo è impressionante, ci sono vie intere pieni di ristoranti. Spesso si trovano uno sull’altro, all’interno dello stesso palazzo:  ad ogni piano una specialità!  La vita è molto cara, ma diciamo che la svalutazione dello yen e l’euro forte ci stanno danno una mano. Frutta e verdura si vendono rigorosamente al pezzo e mai a peso. Più la frutta è bella da vedere più costa. I meloni perfettamente rotondi superano i 100 euro, ma una mela un po’ scassata con 2 euro te la porti a casa!”.

Vivete nella zona dell’Ambasciata?
“No, l’Ambasciata, che ospita uno dei più bei giardini giapponesi della città, si trova a Mita, una zona dove ci sono soprattutto uffici, università e scuole. In quel giardino hanno trovato la morte alcuni dei 47 ronin, i samurai rimasti senza padrone; per intenderci, quelli dell’ultimo film con Keanu Reeves”. Hanno dovuto fare “seppuku”, gesto da noi, non del tutto erroneamente, più noto come Harakiri, per aver sfidato l’autorità imperiale. Noi viviamo vicino a Omotesando, una zona residenziale piena di posti trendy e negozi… italiani. Siamo anche molto vicini a Shibuya e lì si respira un’aria molto più autenticamente giapponese. Per questo ci andiamo spesso”.

L’allenatore del Giappone, che sarà protagonista ai mondiali di calcio, è Alberto Zaccheroni, romagnolo di Cesenatico. L’avete conosciuto?
“Si, lo abbiamo incontrato diverse volte”.

 

“Zaccheroni ct del Giappone, un buon ambasciatore del calcio italiano”

Ah, è interista come te…
“Direi che lo maschera bene, non ne ha mai fatto parola… Parla bene di tutte le squadre italiane, è un buon ambasciatore di tutto il calcio italiano”.

La distanza ha annacquato il colore nerazzurro oppure ha rafforzato la tua passione?
“Convivo con un fanatico juventino, che si alza di notte per vedere le partite, perciò al momento sono più anti-juventina che interista!”.

A proposito: visto il nuovo padrone dell’Inter, prossimo incarico in Indonesia?
“Magari, dicono che il mare sia meraviglioso da quelle parti!”.

Ioi taizai
Domo arigatou gozaimashita

Un commento to “Carlotta Sertori e la vita da moglie di un diplomatico: “Come regalo di nozze due biglietti per l’Azerbaigian, ma ora sono in Giappone””

  1. Marco scrive:

    Una domanda che mi affligge…carlotta ha detto che non è facile per lei e i bambini cambiare casa, amici e scuola ogni 4 anni….ma perché ? Se si lavora in ambasciata si cambia paese ogni 4 anni???

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