I lupi terrorizzano le pecore. E la Casciotta Dop rischia di scomparire

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21 gennaio 2014

URBINO – La Casciotta d’Urbino, primo formaggio Dop delle Marche, rischia di scomparire sotto i colpi della scarsa innovazione degli allevamenti di ovini e bovini, della bassa redditività e, non da ultimo, della sempre più assidua presenza di lupi (e ibridi randagi) lungo la dorsale appenninica.

La conferenza stampa sulla Casciotta d'Urbino

La conferenza stampa sulla Casciotta d’Urbino

Problemi attorno ai quali il Consorzio per la Tutela del formaggio Casciotta d’Urbino – prestigioso prodotto d’eccellenza e brand territoriale il cui distretto sviluppa un fatturato annuo di poco più di 4 milioni di euro e, tra dipendenti diretti e indotto, occupa circa 550 persone – ha deciso di confrontarsi con attori istituzionali, produttori e allevatori in vista del PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2014-2020 che la Regione Marche è in procinto di approvare.

Ecco perché il Consorzio di Tutela e l’Associazione Formaggi Italiani Dop e Igp (AFIDOP), in collaborazione con la Camera di Commercio di Pesaro e Urbino e l’Azienda Speciale Terre di Rossini e Raffaello, hanno promosso il convegno con tavola rotonda “La Casciotta piace al lupo! Riusciremo a salvarla?” per dibattere sulle criticità della filiera produttiva ed elaborare proposte concrete da sottoporre all’attenzione di Comuni, Provincia e Regione. L’appuntamento è in programma il 23 gennaio 2014 alle 10 nell’aula magna dell’Istituto Alberghiero “Santa Marta” di Pesaro (scarica qui il .pdf dell’Appuntamento).

“A fronte del costante aumento delle richieste, frutto della qualità del prodotto e di un’azione di promozione continua, il timore è di non poter assicurare in futuro la produzione della Casciotta d’Urbino, la cui lavorazione è limitata alla sola Provincia di Pesaro-Urbino con latte vaccino e ovino certificato prodotto su questo territorio – spiega Gianluigi Draghi, presidente del Consorzio Tutela Casciotta d’Urbino Dop -. La criticità maggiore è la carenza del latte ovino, dal momento che sul nostro Appennino si fa sempre più concreto il rischio di abbandono del settore dell’allevamento di pecore da latte”.

Fra i problemi più seri da affrontare c’è la convivenza con i lupi, dal 1992 (Legge 157) “specie particolarmente protetta”. Nel 2012, secondo i dati e uno studio elaborati dalla Regione Marche in collaborazione con Ministero dell’Ambiente e ISPRA (Il lupo nelle Marche. Ieri, oggi e.. domani?”), la sua presenza lungo tutta la catena appenninica era stimata intorno ai 1000 esemplari, il doppio rispetto a dieci anni fa e il triplo rispetto a venti. A complicare la situazione, in realtà, non sono soltanto i lupi ma anche i lupi ibridati e i cani rinselvatichiti che, rispetto al parente nobile, hanno perso buona parte delle caratteristiche genetiche e delle tecniche di caccia.

“Lupi e allevamenti sono realtà incompatibili – fa notare Luciano Fadda, allevatore e presidente della Cooperativa agricola del Petrano – ed è necessario che le Istituzioni, insieme agli attori del comparto zootecnico, trovino al più presto una soluzione. E’ urgente avviare una tabella di marcia che raggiunga al più presto tre obiettivi: sostenere con finanziamenti pubblici la costruzione di recinzioni inattaccabili dai predatori e modificare le condizioni degli allevamenti, visto che il pascolo estensivo non esiste praticamente più. In secondo luogo è necessario prevedere un risarcimento pieno di tutto il mancato reddito derivante dagli attacchi alle greggi e, infine, va introdotto un sistema di contingentamento e monitoraggio dei lupi collegato a una revisione della legge 157/92 sulla tutela di questo predatore”.

Il valore della Casciotta d’Urbino, del resto, non è solo il fatturato, ma al pari delle altre eccellenze agroalimentari marchigiane rappresenta un importante volano per tutto il territorio della provincia di Pesaro e Urbino e per la stessa Regione. Ecco perché, evidenzia l’Assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale Maura Malaspina, “per le Marche, il PSR 2014/2020 sarà fondamentale. Le sfide alle quali saremo chiamati a rispondere sono molteplici: l’accelerazione del ricambio generazionale, la creazione di una nuova classe imprenditoriale, l’innovazione tecnologica, la capacità di agganciare la ripresa e di confrontarci con i nuovo mercati economici. Tutti temi che riguardano l’agricoltura ma che non possono essere trattati se non con un approccio intersettoriale che coinvolga le altre attività produttive, il turismo, l’ambiente. Puntiamo a una modernizzazione che non deturpi il territorio che è, e deve restare, una ricchezza inestimabile. Le produzioni tipiche, in questo senso, giocheranno un ruolo fondamentale in quanto nel prossimo periodo di programmazione saranno potenziati gli interventi per incentivare le aggregazioni di filiera che avranno come obiettivo principale lo sviluppo delle produzioni di qualità a partire appunto da Dop, marchio QM e vini di qualità”.

A sottolineare il valore delle tipicità è anche Alberto Drudi, presidente della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino, convinto che “riscoprire tradizioni e talenti, attualizzando e valorizzando prodotti ora di nicchia ma di alta qualità come la Casciotta d’Urbino Dop, possa essere un buon modo per rigenerare il nostro tessuto economico e occupazionale. Ci sono giovani che tornano all’agricoltura cercando opportunità di lavoro e questa tendenza positiva deve essere incoraggiata. In particolare mi piace soffermarmi sulle buone prassi da adottare sul territorio, attività in cui credo che la Camera di commercio e la sua azienda speciale Terre di Rossini e Raffaello abbiano dato buona prova di sé. Mi riferisco all’impegno e alle iniziative per affermare sui mercati regionali e internazionali le nostre eccellenze agro-alimentari. Più un prodotto si fa apprezzare, più aumenta il proprio valore; più cresce la redditività, più l’imprenditore è stimolato a innovare e a sviluppare la propria attività. Colgo l’occasione per appellarmi alla Regione, chiedendo di legiferare in tempi rapidi sui danni provocati dai lupi agli allevamenti, migliorando gli strumenti della prevenzione e degli indennizzi”.

 

LA CASCIOTTA DI URBINO, LA PRIMA DOP DELLE MARCHE 

Le principali tappe della sua storia

04 aprile 1979: Il Consorzio Lattiero Caseario delle Marche richiede al Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento della Denominazione di Origine;

17 luglio 1981: Il Comitato Nazionale della Tutela dà parere favorevole al riconoscimento della Denominazione di Origine;

30 marzo 1982: Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini firma il DPR con cui viene riconosciuta la Denominazione di Origine;

06 luglio 1992: Costituzione del Consorzio volontario di Tutela della Casciotta d’Urbino;

04 agosto 1995: Decreto del Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali con cui si modifica il disciplinare di produzione. Pubblicazione del Contrassegno di riconoscimento;

12 giugno 1996: Il Regolamento CE n. 1107/96 della Commissione iscrive e tutela la specifica “d’Urbino” nel primo elenco delle Denominazioni di Origine Protette.

 

QUEL CALCIO CHE INCANTO’ MICHELANGELO E PAPA CLEMENTE XIV

Nel 1982 Sandro Pertini firmò il decreto per il riconoscimento della Denominazione d’Origine. Nel 1996 il prestigioso traguardo di prima DOP delle Marche 

Non solo buona ma anche con un gusto talmente sopraffino da ispirare grandi personaggi della storia del Bel Paese. È la Casciotta d’Urbino, della quale anche uno dei più grandi artisti italiani come Michelangelo non poteva fare a meno, tanto da arrivare ad acquistare dei poderi a Casteldurante, l’attuale Urbania, per assicurarsi una fornitura costante del prelibato cacio. La storia narra che Michelangelo, impegnato ad affrescare la Cappella Sistina a Roma, non si facesse mai mancare scorte del formaggio pesarese. Un formaggio che, da quasi vent’anni, a livello europeo, può fregiarsi del riconoscimento di Denominazione d’Origine Protetta, DOP.

A rivangar fra le pagine della storia, però, si scopre che Michelangelo non è stato l’unico estimatore “eccellente” della Casciotta, perché tra i consumatori più famosi si annovera anche Papa Clemente XIV, di origini romagnole e chiamato sul soglio di Pietro dal 1769 e 1774.

Dal lontano 1500 ad oggi il formaggio prodotto con latte ovino e bovino ha conquistato sempre più palati: grazie anche all’opera dei Duchi di Montefeltro e della famiglia Della Rovere che ne promossero la produzione con scrupolosa attenzione. Le tracce della prima apparizione ufficiale risalgono al 1545 nello scritto di Solone di Campello dal titolo “Commento alle Costituzioni del Ducato di Urbino”. Dopo secoli di pura passione, nel 1979 il Consorzio Lattiero Caseario delle Marche richiese al Ministero dell’Agricoltura il riconoscimento della Denominazione di Origine. Il primo importante imprimatur giunse nel 1982 con il decreto firmato dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Il resto è storia relativamente recente: gli elevati standard di produzione, uniti ad una materia prima di riconosciuta qualità, hanno permesso al prelibato cacio di ottenere il 12 giugno 1996 l’iscrizione all’elenco delle Denominazioni di Origine Protetta. La Casciotta di Urbino è oggi sinonimo di prodotto dal gusto sopraffino, che si presta ad abbinamenti di classe ed esalta la genuinità dei cibi di una volta.

 

 

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