Alma Fano, nun te reggae più… Omiccioli e le sue responsabilità

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27 gennaio 2014

Sandro Candelora

 

FANO – C’è un limite a tutto e quando occorre darci un taglio netto non ci si può esimere dal farlo. Per non guardare poi al passato avvertendo sensi di colpa e al contempo poter pianificare l’avvenire su basi più certe. La posizione di Omiccioli era delicata sin dall’inizio della stagione, per un complesso di circostanze che tutti conoscono e che non dipendevano direttamente da lui. Con l’andare del tempo si è fatta quindi difficile. Ora, diciamolo chiaramente, non è più difendibile. D’accordo che gli hanno costruito una squadra senza alcuna logica e che con ancor meno criterio l’hanno poi corretta in corsa. Pacifico che l’organico pare assemblato da menti schizofreniche, con tre punte pure che il campo insieme non lo vedranno mai, due mezzepunte costrette a giocare da tornanti di fascia, la clamorosa mancanza di un mediano di interdizione e via elencando le incongruenze di una rosa male assortita che definire nel suo insieme mediocre è già atto di generosità, pur annoverando (e questo è l’assurdo della vicenda) fior di elementi. Ma, diamine, non si può arrivare oltre la boa di metà campionato senza aver saputo dare al complesso la più pallida idea di un gioco (che non sia il solito lancio a cercare Stefanelli o chi per lui), la giusta coesione, l’atteggiamento mentale opportuno per governare le varie situazioni, la necessaria tensione agonistica utile ad uscire dalle difficoltà del match. Paradossalmente, il passare delle giornate invece che limare le imperfezioni le sta esaltando. Adesso la misura è davvero colma e non è da ultrà inferocito e prevenuto ma da vecchio cultore del football che vede e ragiona affermare che Omiccioli deve rispondere di ciò che ha fatto, o meglio di quello che non è riuscito a compiere. Due anni fa, senza che ve ne fosse alcun bisogno e macchiandosi del padre di tutti gli errori a venire, Gabellini licenziò Baldassarri per sostituirlo con Zeman. Per impostare il futuro, si disse. Ecco, abbia il coraggio di fare subito un gesto analogo (ma di tutt’altra portata) e non più dilazionabile. Assuma un allenatore capace e motivato, in grado di conferire finalmente un’identità alla compagine, raggiungere quanto prima la salvezza (pensa un pò come siamo ridotti…) e nel frattempo impostare il prossimo torneo. Che, metabolizzata ormai la Serie D (ci resteremo vita natural durante, statene certi), non dovrà per questo essere scialbo e sconfortante come il presente. Che stiamo vivendo come una interminabile via crucis.

 

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