Arcigay: “Almeno 7000 le vittime dell’Omacausto”

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27 gennaio 2014

Arcigay Pesario Urbino

 

PESARO – Furono almeno settemila (o diecimila, secondo altre stime) le vittime dell’“Omocausto”, ossia le persone omosessuali e transessuali che persero la vita a causa della persecuzione nazista. Nel 1935 i nazisti ampliarono il contenuto del Paragrafo 175 del codice penale tedesco (in vigore dal 1871, e abolito definitivamente solo nel 1988 in Germania Est e nel 1994 nella Germania riunificata), rendendo illegale e punibile con il carcere qualsiasi forma di intimità, sessuale e non, fra uomini. Il testo tedesco parla di “Unzucht”, concetto che in italiano si potrebbe rendere con “fornicazione”: “Un uomo che si dia alla fornicazione con un altro uomo, o che si lasci spingere alla fornicazione da quest’ultimo, è punito con il carcere”. Molti gay furono sottoposti a torture, internati nei lager e usati come cavie nei campi di concentramenti per gli esperimenti scientifici più barbari. Le lesbiche furono oggetto di persecuzione non meno dei gay: il lesbismo veniva visto come un ostacolo all’affermazione del modello della perfetta donna tedesca, che doveva seguire la regola delle tre K (Kinder, Küche, Kirche: bambini, cucina, chiesa). Un ostacolo che spesso si cercava di rimuovere sottoponendo le lesbiche a violenze sessuali sistematiche, nel tentativo di “recuperarle” procurando loro una gravidanza. Per Hitler esisteva una “congiura omosessuale” che minacciava la concezione sana dell’esistenza, ma la stessa tradizione di pensiero omofobico la ritroviamo ancora oggi, nelle parole dei politici e dei religiosi che cercano di fomentare l’odio verso una presunta “lobby gay” che vorrebbe demolire la famiglia e (visto che è la famiglia, e non l’individuo, ad essere presentata come cellula fondamentale della società) la società stessa. Per questo anche oggi, nell’amara consapevolezza che quella pagina odiosa non si è ancora chiusa del tutto, scegliamo di ricordare le vittime omosessuali del nazismo, e lo facciamo attraverso alcune immagini commemorative di uomini e donne omosessuali arrestati e internati nei campi di concentramento.

 

 

 

Heinz Dormer

Heinz Dormer

KARL GORATH

 

Arrestato perché omosessuale, fu internato nel campo di Neuengamme, dove fu messo a lavorare come infermiere. Fu poi trasferito ad Auschwitz per essersi rifiutato di ridurre le razioni di pane ai prigionieri polacchi. Dopo la liberazione continuò ad avere problemi per il suo orientamento sessuale.

 

 

 

HEINZ DÖRMER

 

Fu arrestato nel 1935 in quanto omosessuale. Nel 1941 fu internato nel campo di Neuengamme. Dopo la fine della guerra fu nuovamente e più volte arrestato in base alla stessa legge nazista, rimasta in vigore. Uscì per l’ultima volta di prigione solo nel 1963.

 

 

 

JOSEPH KOHOUT

 

Arrestato nel 1939 in quanto omosessuale, fu internato nel campo di Sachsenhausen e poi a Flossenbürg. Nel 1972, sotto lo pseudonimo di Heinz Heger, scrisse il libro “Gli uomini col triangolo rosa”, la prima testimonianza sugli omosessuali nei campi di concentramento nazisti.

 

 

 

HENNY SCHERMANN

 

Nel 1940 fu internata nel campo di Raversbrück e poi nell’ospedale psichiatrico di Bernburg. Nella sua foto segnaletica scrissero: “Lesbica promiscua, frequentava solo bar per omosessuali, non ha adottato il nome Sara [imposto dai nazisti alle donne ebree].” Fu uccisa col gas nel 1942.

 

 

 

PIERRE SEEL

 

Schedato dalla polizia francese come omosessuale, dopo l’invasione tedesca fu recluso nel campo di Schirmick. Fu torturato e dovette assistere al brutale omicidio del suo amante. Fu poi arruolato nell’esercito tedesco. Tenne segreta la sua omosessualità fino al 1981, quando iniziò a raccontare la sua storia.

 

 

 

RUDOLF BRAZDA

 

Fu arrestato nel 1937 e ancora nel 1941 in quanto omosessuale. Nel 1942 fu deportato nel campo di Buchenwald. Dopo la guerra riuscì a rifarsi una vita in Francia. Raccontò la sua storia solo nel 2008. Morto nel 2011, è stato l’ultimo “triangolo rosa” sopravvissuto ai lager di cui si abbia notizia.

 

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