La Vuelle crede ancora nel futuro ma ha bisogno di aiuto. Ora servono fatti, non è più il tempo delle parole

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27 gennaio 2014

PESARO – Sembra l’ultimo scalino per arrivare al pianerottolo e non ritornare indietro. Sa tanto di fatica di Sisifo. Per non rotolare indietro è necessario l’impegno di chi può, l’aiuto di chi continua a riempirsi la bocca con i soldi degli altri. Certo, non si pretende che a impegnarsi sia l’operaio in cassa integrazione o chi ha perso il lavoro. Il momento è difficile, lo sappiamo, eppure ci sono realtà che potrebbero dare una mano. Vorranno farlo? E’ la speranza, l’augurio di chi una mano al basket pesarese, alla società che rappresenta da sempre la città, la dà tangibilmente.

 

Un momento della conferenza

Un momento della conferenza

In un mondo di tante, troppe parole in libertà, soprattutto grazie ai social network che danno diritto di cittadinanza a troppe affermazioni gratuite, è il caso di meditare sulle parole che raccontano fatti, non altre cose raccontate da Paolo Cevoli, alias Palmiro Cangini, assessore alle attività varie ed eventuali di Roncofritto.

 

I fatti sono quelli esposti dal presidente Ario Costa e dai membri del Consiglio d’Amministrazione della Victoria Libertas, una società che dovrebbe essere il tesoro della città, anzi della provincia, ma non lo è, se è vero – come è vero – che poco meno del 50 per cento di aziende e persone che mettono i soldini nella speranza di fare divertire gli oltre tremila spettatori che vanno all’Adriatic Arena sono di fuori.

 

Il bilancio, le speranze e i timori del CdA

 

Superata da poco la metà della stagione, Costa, Amadori, Rombaldoni, Testaguzzi e Tonucci hanno voluta fare un bilancio e lanciare un messaggio, l’ennesimo, alla città, soprattutto a chi, la scorsa estate, spinse per la serie A1, ma alle parole non ha fatto seguire i fatti.

 

“Siamo partiti con entusiasmo e buoni propositi – ha esordito Ario Costa – ma i numeri della classifica sono tutto meno che eccellenti. Sapevamo delle difficoltà, anche se pensavo che i tifosi che ci seguono con passione non avrebbero dovuto attendere gennaio per vedere una vittoria. Eppure il momento tecnico invita ad avere speranze di centrare l’obiettivo che ci eravamo posti ad agosto: la salvezza. Purtroppo, non abbiamo visto mai la squadra progettata, con Traini e Prowell. Ma il gruppo è unito, compatto, non molla e anche i nuovi hanno capito dove sono arrivati. Certo, senza un primo sponsor, non è facile, anche perché si chiedono ulteriori sforzi economici sempre agli stessi. Noi non demordiamo e lavoriamo per un presente e un futuro più belli”.

 

Andrea Rombaldoni, non solo per la professione, è un uomo di numeri e non ha novità da raccontare.

 

“La situazione è esattamente quella anticipata. La VL è della città, noi siam,o qui, da volontari, a dare un contributo alla quadratura del cerchio. Partendo da una premessa, che è la stessa della scorsa estate: un minuto dopo l’iscrizione alla serie A1, voluta da tutti, dalle istituzioni, dai tifosi, dalla stampa (ma chi scrive aveva proposto, viste le difficoltà, di fare un passo indietro, ricordando che la Scavolini era entrata nel basket quando la Vuelle era in A2. Solo pernacchie e insulti, in risposta alla proposta; ndr), il costo era di 2 milioni. Se manca la copertura, chi ci pensa? Eppure, da quando sono nel mondo del basket, mai avevo visto spendere così poco. Si pensi che il meno pagato dello scorso anno era il più pagato di quest’anno. Ma la coperta è corta…”.

 

Cortissima, visto che sono venuti a mancare denari già messi a bilancio, a partire dai 200.000 euro di Siviglia.

 

“Ci siamo iscritti sulla fiducia – ha sottolineato Rombaldoni -. Tutti ci invitavano a fare la A1, ma… Abbiamo fatto tante riunioni con potenziali sponsor… dato vita a tante iniziative, in settimana daremo il via alla Lotteria, ma l’unica cove di bilancio che si è alzata è quella dell’incasso: 320.000 euro. Grazie ai tifosi, ma se il basket non dà un ritorno alle attività economiche della città e della provincia sarebbe il caso di interrogarsi sul futuro…”.

 

Il buco in bilancio è di 200.000 euro

 

Riflessione e messaggio sono i due temi dell’incontro all’Hotel Excelsior.

 

“Grazie a sette consorziati (Banca di Pesaro, Biesse, Centroservice, Ifi, Rema Tarlazzi, Scavolini e TeamSystem) abbiamo reperito altri 170.000 euro, ma ne mancano ancora 200.000. E’ una mancanza che gestiamo e gestiremo, ma abbiamo bisogno di sapere se la squadra di basket interessa davvero alla città e al territorio…”.

 

Maurizio Testaguzzi ha raccontato che per fare fronte alla situazione le aziende che avevano ceduto – gratuitamente – le loro quote al Consorzio Pesaro Basket hanno dovuto andare dal notaio perché il Codice Civile imponeva di ridurre il capotale sociale, passato da 400.000 a 50.000. Alcune aziende hanno garantito la fideiussione di 200.000 euro necessaria all’iscrizione. Un impegno che va al di là della sponsorizzazione. Per il futuro, è giusto riflettere se partire con risorse minime. E’ obbligatorio interrogarci, a prescindere dalla passione che ci accompagna”.

 

Una passione che non fa dormire…

 

“Quando spengo la luce sono già le 5 di mattina e io mi chiedo: ci saremo ancora? Ma sono ottimista – aggiunge subito Ario Costa – e fiducioso che facciamo ancora in tempo a salvare la stagione… Certo che siamo al 27 gennaio e la maglia non ha un nome…”.

 

“Con tutto l’affetto per la nostra città – interviene Testaguzzi – preferirei vedere un altro nome sulla maglia della squadra, soprattutto oggi che il prezzo è svalutato rispetto al passato”.

 

Luciano Amadori è molto diretto. L’amore che l’ha portato a invecchiare sulle tribune non basta.

 

“Fare parte del CdA dà tante sensazioni positive, ma anche qualche dispiacere. Pensate che dopo l’annuncio del sindaco che invitava a fare l’abbonamento, come ha fatto lui, abbiamo ricevuto richieste da personaggi delle istituzioni che pretendevano l’abbonamento omaggio. Abbiamo detto no. Permettetemi di ringraziare lo staff tecnico, a iniziare da Dell’Agnello per il lavoro che sta facendo. Dovete sapere che quando si è rotto Traini, ci ha chiesto un playmaker, ma noi gli abbiamo detto no, non c’erano le condizioni economiche. Sarebbe necessario programmare, con contratti biennali e triennali sia per gli sponsor sia per i giocatori, invece dobbiamo rendere conto alla città e ai media di quello che non facciamo. Cosa possiamo fare se i soldi sono sempre gli stessi o addirittura di meno? Abbiamo reperito nuovi consorziati grazie ad Ario Costa. La maggior parte sono arrivati da fuori. La risposta del territorio è una delusione. Eppure non mancano aziende che vano bene e associazioni in crescita. Chiediamo poco e non ci arriva neppure questo”.

 

Se non vi sono le basi, si scende di livello

 

“Signori – aggiunge Rombaldoni – se non possiamo permetterci questo livello, ci sono le serie inferiori. Qualche tifoso scrive che abbiamo rifiutato qualche sponsor? Non commento simili sciocchezze”.

 

“Ho detto no a chi voleva mettere il suo nome sulle nostre maglie dandoci 20.000 euro. Cosa avrebbero detto i consorziati che danno di più?”, commenta Costa, che ricorda come la Vuelle abbia detto no alla cessione di Anosike che avrebbe fruttato un po’ di soldi.

 

“Oggi il basket ha meno appeal, i grandi nomi sono attirati da altre realtà, servono sponsor locali – spiega Costa –. E se sponsorizzi qualcuno t’arriva subito la Finanza a fare i controlli”.

 

“Ma siamo qui, dopo che in tanti ci hanno presi per la giacca per fare la serie A1. Siamo qui e rispettiamo gli impegni con tutti, dagli agenti ai giocatori. Abbiamo un buon nome, una serietà che arriva da lontano. E la società è unita, coesa, nel segno della trasparenza e della correttezza” conclude Testaguzzi.

 

“Perché pensiamo anche al servizio sociale che facciamo con i ragazzi del settore giovanile. Se siamo qui – conclude Amadori – a lasciare per qualche ora i nostri impegni e il nostro lavoro è perché vogliamo programma il futuro, grazie anche a ragazzi come Anosike che ha dichiarato di trovarsi bene con noi, in una società serie”.

 

Non basta, servono risposte – urgenti – da parte di chi ha le possibilità economiche per aiutare chi sta dando una grossa mano alla Vuelle nella stagione più difficile della sua storia. Il te,po delle promesse è finito, le parole non bastano più, servono i fatti.

 

E i fatti raccontano che negli oltre cento colloqui con aziende per trovare uno sponsor, Ario Costa si è sentito dire no da realtà economiche che pure non soffrono la crisi e per almeno la metà operano in provincia.

5 Commenti to “La Vuelle crede ancora nel futuro ma ha bisogno di aiuto. Ora servono fatti, non è più il tempo delle parole”

  1. expert scrive:

    ok d’accordo le difficolta’ sono evidenti ,non ci sono soldi e probabilmente col budget a disposizione e’ stato fatto il massimo..ma il problema e’..come mai siamo gli unici in tutta italia a non avere uno straccio di main sponsor almeno da 100.000 euro? ..stiamo parlando di Pesaro, una storia cestistica conosciuta in tutto il mondo, citta’ terzo polo industriale mobiliare d’Italia…la scusa della crisi non regge, perche’ altre realta’ minori senza storia tipo cremona,brindisi, pistoia l’ hanno trovati (come detto non si parla di miloni di euro)….oltretutto giocano tutte in una “palestra” mentre noi in un palazzo di 10.000 posti tra i piu’ belli in europa..c’e’ qualcosa che non torna..a questo punto penso sia evidente la totale mancanza o incapacita’ dei dirigenti “commerciali” , cioe’ quelli adibiti a trovare risorse..comunque concludendo ripeto mi pare impossibile non essere riusciti a trovare uno straccio di sponsor…

  2. Luciano scrive:

    Lo trovi lei visto che è più bravo. No?

  3. Roberto scrive:

    Io sono d’accordo con expert. Brindisi, Montegranaro, Reggio Emilia, Cremona hanno tutte uno sponsor. E parliamo di squadre che non hanno nessun blasone e sono squadre di provincia. Io penso che qualche problema sulle pubbliche relazioni le abbiamo. Ci vuole una persona con le palle che sappia come muoversi e non uno che va a suonare i campanelli delle ditte chiedendo dei soldi. Poi siamo l’unica squadra che dopo 14 sconfitte e 3 vittorie non abbiamo cambiato l’allenatore. Bisogna provare a cambiare con uno con più esperienza. Vediamo l’esempio di Cremona che dopo che è arrivato Pancotto, ne ha vinte 4 di file uscendo dalla zone retrocessione. Prendiamo esempio.

  4. Roberto scrive:

    Io sono d’accordo con expert. Brindisi, Montegranaro, Reggio Emilia, Cremona hanno tutte uno sponsor. E parliamo di squadre che non hanno nessun blasone e sono squadre di provincia. Io penso che qualche problema sulle pubbliche relazioni le abbiamo

  5. Fabrizio scrive:

    Qui non si tratta di essere più o meno bravi nella caccia allo sponsor o alle risorse
    necessarie per fare i campionati, bensì se esiste all’interno della società Vuelle la
    persona o le persone preposte, sin dall’inizio della stagione, a trovare un nome da
    mettere sulle maglie. Da come si sono sviluppate le cose ed essendo già arrivati
    ben oltre la metà del campionato, sembrerebbe di no e questa sarebbe una pecca
    gravissima che evidenzia mancanza di programmazione e scarsa esperienza nella
    dirigenza biancorossa. Chiedere ora l’aiuto alla città e agli imprenditori appare tardivo
    e utopico e se consediriamo che la quasi totalità delle aziende ancora aperte è alla
    canna del gas, il segnale di SOS lanciato dal CDA Vuelle si perderà nel vuoto.
    Ribadisco un concetto: dirigenti non ci si inventa e farlo per una società che gioca
    nel massimo campionato diventa oltremodo difficile e oneroso, specie in periodo di
    crisi infinita, dove le stesse istituzioni cittadine non possono contribuire granchè.
    I soldi andavano trovati l’estate scorsa, trovarli adesso sarebbe un miracolo.

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