Paolo Muratori, il presidente Aiac: “Allenatori pronti per l’Europa, ma c’è chi guarda ancora al proprio orticello”

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1 febbraio 2014

PESARO – Il calcio ed il mondo reale, come si sa, corrono a due velocità diverse. Eclatanti sono gli esempi in ambito giustizia: conosciamo tutti i tempi di quella ordinaria. La politica dibatte ancora sull’opportunità di restare o meno sotto l’egida dell’Europa, il calcio si è dato un’organizzazione politica e strutturale a respiro europeo e mondiale che dura da più di cinquant’anni.

L’Italia ed i suoi organismi si sono allineati disciplinatamente, ivi compresi Settore Tecnico ed Associazione Allenatori. Ma qui, come avrà modo di spiegare il presidente dell’AIAC di Pesaro, Paolo Muratori, ci sono ancora steccati da superare.

Il presidente Muratori con Donadoni

Il presidente Muratori con Donadoni

“Ho conseguito il patentino di allenatore di Terza categoria nel 1982 e quasi subito sono entrato a far parte dell’Associazione Allenatori di Pesaro, allora presieduta dal compianto Alceo Silveri. Proprio l’anno scorso ho partecipato ad un corso integrativo per conseguire la Licenza Uefa B come richiesto dalle nuove norme. Ebbene – afferma l’attuale presidente dell’AIAC della nostra provincia Paolo Muratori – anch’io come tutti gli altri dovrò partecipare ai corsi di aggiornamento obbligatori previsti dalla nuova normativa UEFA Coaching Convention”.

Oggi del resto i corsi di formazione continua riguardano tutti i professionisti iscritti all’Albo o ad altri soggetti autorizzati dagli Ordini.
“Non possono e non devono fare eccezioni gli allenatori perché ricoprono incarichi importanti e di alta responsabilità. Spesso si devono confrontare con i giovani e non a caso i corsi di abilitazione di ultima generazione prevedono, oltre alle ore di tecnica, tattica e preparazione atletica, anche molte ore di lezioni di psicologia, alimentazione e primo intervento. Su questi temi è bene rimanere aggiornati”.
E l’Uefa, su questo punto, pare proprio non voler scherzare. La Federcalcio, ed il settore Tecnico in particolare, hanno dovuto recepire velocemente questa norma europea. E tanto per non andare troppo per il sottile sui nuovi tesserini di allenatore è indicata una data di “scadenza”, come in una normale confezione alimentare.

Quindi anche voi scadete come i latticini
“A dirlo così sembra una battuta e basta ma questo serve a far capire che un allenatore che non esercita da anni, magari per scelta propria, non può dall’oggi al domani sedersi su una panchina senza dimostrare di avere i requisiti necessari, soprattutto si impegnato nel settore giovanile”.

Quindi se un allenatore desidera rimanere al passo, come deve fare?
“La norma UEFA Coaching Convention prevede per tutti gli allenatori l’obbligo di partecipare a 15 ore di aggiornamento nell’arco di tre anni. Il tecnico può scegliere due strade: seguire i corsi online o partecipare a quelli territoriali organizzati dalla sezioni locali dell’AIAC”.

Qual è la differenza?
“Sostanzialmente nessuna, anche se il costo online è maggiore. Tuttavia la modalità online presenta ancora qualche difficoltà di natura tecnica. Proprio per questo abbiamo organizzato il primo corso territoriale lo scoro 18 dicembre a Fano. Purtroppo alcune adesioni sono giunte tardive: entro febbraio ne organizzeremo un altro permettendo a chi nel 2013 avrebbe dovuto partecipare alle prime 5 ore di corso obbligatorio di mettersi in regola”.

E gli altri?
“Ci saranno altri corsi durante il 2014. Dodici mesi fa abbiamo diplomato più di 30 nuovi allenatori Uefa B: questi dovranno iniziare il loro percorso di aggiornamento già da quest’anno. Cerchiamo di fare la nostra parte, anche se a volte dalle istituzioni calcistiche arrivano segnali poco incoraggianti”.

Del tipo?
“Noi come associazione vogliamo andare verso una professionalità sempre più marcata degli allenatori, in linea con le direttive europee, quindi dell’EUFA. Purtroppo c’è chi guarda ancora al proprio orticello. Non si capisce altrimenti perché la FIGC Marche si ostini ad organizzare ancora corsi aperti a tutti, con un grado di preparazione limitato per allenare non oltre la Prima categoria o Under 18 regionale. Così mi viene da pensare male. Questi allenatori non avranno prospettive: si vuole fare cassa o lo si fa per sanare posizioni al momento inidonee? Diverso sarebbe invece istituire corsi di alta specializzazione per allenatore dei portieri o in particolare per il settore giovanile. Noi, come Associazione, cerchiamo di fare la nostra parte. Oltre ai quelli obbligatori ci siamo impegnati e ci impegneremo ancora nell’organizzare momenti di crescita per tutti i nostri associati, ai quali voglio indirizzare il mio ringraziamento per la fiducia che ripongono sul nostro operato. Spero che questi attestati aumentino nel 2014″.

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