Pro Marotta Unita: al via la campagna referendaria del comitato del sì. “Siamo sempre stati trattati da Fano come un lembo di terra”

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1 febbraio 2014

Marotta Unita comitato del sìMAROTTA – Due pezzi di un unico puzzle come le due frazioni di un’unica cittadina storicamente e ingiustamente divisa: Marotta. Come il puzzle deve essere completo per avere un senso, così Marotta deve unirsi per essere in grado di sostenere un sviluppo unitario economico e sociale.

Questo, in sostanza, il messaggio del Comitato Pro Marotta Unita durante la conferenza stampa che ha ufficialmente dato il via alla campagna referendaria a favore del sì. I membri del Comitato dialogheranno coi cittadini delle due frazioni durante una serie di incontri pubblici sino alla fatidica data del 9 marzo, giorno in cui i marottesi potranno finalmente decidere l’unità amministrativa. Gli argomenti sono tantissimi e il Comitato ha risposte per tutti. Molte di queste informazioni sono già disponibili sulla pagina facebook e sul sito.

Per tutto il periodo, infatti, i sostenitori del SI’ metteranno in piedi dei gazebo itineranti per far parlare i cittadini interessati al voto e chiarire ogni dubbio riguardante l’unione. Si inizierà martedì 4 febbraio alle ore 21 all’Hotel Garden, in via Manin, “con un’assemblea pubblica alla quale speriamo che parteciperanno in tanti perché abbiamo argomentazioni da dare a chiunque sia ancora indeciso e, soprattutto, contrario” spiega Raffaele Tinti, portavoce dei sì. Poi mercoledì 5 in viale Carducci, durante il mercato. Proseguiranno sabato 8, alle ore 10.30 al circolo sportivo in via Martini (vicino allo stadio) e successivamente davanti al supermercato Coal in via Ferrari e sabato 15 nella zona dell’ex Conad Giardino.

Marotta Unita comitato del sì“Questa è l’occasione per unirci. Per non avere più il confine in Piazza Kennedy, per non avere più due amministrazioni che restano sorde l’una all’altra, per non dover rimetterci sempre noi marottesi con incompiute come la “complanare” che finisce proprio sul confine tra i due Comuni. A chi è convinto del contrario e voterà no solo per questioni di campanilismo, di odio (nel 2014 è ancora così purtroppo) o perché associa dogmaticamente, cioè come verità assoluta,  il nome di Fano a una incontestabile superiorità in tutti gli aspetti della vita sociale, politica ed economica (per la serie “ma vuoi mettere Mondolfo con Fano?“), il comitato ribadisce che Marotta è sempre stata trattata dal Comune della Fortuna quale ultimo lembo di terra e che le tasse pagate sono state investite solo in parte negli ultimi anni per strutture come la nuova scuola e via Ferrari. Basti pensare al caso del sottopasso delle rane, chiuso in via d’emergenza dal prefetto nel giugno del 2012 e ristrutturato solo dopo diversi mesi”.

L’avvocato Francesco Galanti, legale del Comitato, spiega chiaramente che la transizione dal Comune di Fano a Mondolfo non rappresenta la volontà dei marottesi di soverchiare l’equilibrio tra Mondolfo e Marotta a favore di quest’ultima: “Marotta divisa in due, lo sappiamo, non è mai stata presa in considerazione né per le scelte politiche né per quelle economiche. Lo abbiamo visto tutti con la complanare. Se 2700 abitanti non contano politicamente nulla per un Comune di 65 mila abitanti come Fano, dall’altra parte la loro unione con i restanti tre quarti del territorio marottese (già sotto Mondolfo) comporterebbe un aumento di “peso politico” per la nostra piccola realtà, poiché diventeremmo il quarto Comune della Provincia. Non solo: saremmo l’unico Comune della Regione con più di 5km di costa e con un borgo collinare annoverato tra i più belli d’Italia“. A questa dichiarazione, tuttavia, rispondono alcuni sostenitori del no che controbattono: “Io sono già nel terzo Comune più grande della Regione, perché dovrei andare sotto uno più piccolo?” Semplice: per unire Marotta.

A chi, inoltre, sostiene che “Mondolfo non abbia abbastanza soldi per accollarsi tutte le spese del dopo unità“, il Comitato spiega che “i servizi pubblici come farmacia, scuola, anagrafe e polizia municipale sono basilari e necessari alle persone, e che le amministrazioni comunali devono sempre garantire in virtù delle tasse che ricevono dai cittadini stessi“. Come sostenuto anche dalla Prima Commissione della Regione Marche, la quale ha dettato le regole per indire il referendum, si tratta di un passaggio da un Comune a un altro, transizione in cui non vengono intaccati né beni né valori di alcun tipo. I servizi, inoltre, sono già pagati dalla frazione fanese per un totale di 1,8 milioni di euro l’anno. “Marotta ha sempre dato molto di più a Fano rispetto a ciò che ha realmente ricevuto”.

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