Di Domenico vs Ricci: è già iniziata la campagna elettorale

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3 febbraio 2014

PESARO – “Da pifferaio magico ad incantatore di serpenti: è questa l’evoluzione darwiniana di Matteo Ricci da presidente della Provincia felice a disincantato candidato sindaco di una città metropolitana comprendente Gabicce e Gradara. Ma non so se i cittadini pesaresi sono ancora disposti ad essere considerati alla stregua dei topolini della favola di Hamelin che baldanzosi seguivano il loro capo popolo ad un triste destino non prima però , come nel nostro caso, di aver partecipato ad un convegno sulla felicità”.

Così in una nota Alessandro Di Domenico, consigliere comunale e candidato sindaco della lista Futura Pesaro, che continua: “Non credo neanche che i nostri cittadini vogliano essere presi per in giro come quei inebetiti turisti che, guardando uscire un serpente da una cesta di vimini al suono – simile alla parlata del Ricci -, non di certo di una sinfonia per clarinetto di Mozart, fanno ohh come in una canzone di sanremese memoria. Ma per fortuna non tutti i pesaresi sono come Ricci immagina, anzi, se alla Leopolda nostrana si escludesse la presenza della nomenklatura ed establishment politico – economico – sociale – amministrativo – clericale – finanziario, i sodali della prima e dell’ultima ora, i fighettini a tutti i costi, ci vuole “un bel pò” di coraggio ad ammettere che il grande assente era il popolo vero.

Quel popolo e famiglie che, mentre Ricci scimmiottava Renzi, si trovava nella trincea del lavoro, nelle fabbriche, uffici, supermercati che non si possono permettere di sospendere l’attività per pagare le tasse o peggio quel popolo e famiglie che non sa come mettere insieme un pranzo con la cena saltando a piè pari una colazione.

Ma di rimodulazione delle tasse locali, delle tariffe, di aiuti all’impresa o alla famiglia o incentivazione alle assunzioni non se ne sentito né parlare né tanto meno un sentore.

Anzi ha avvertito di non attendersi “posti” da lui, in tal caso ha invitato a votare altri candidati.

Candidamente ha ammesso che il sistema clientelare di ricerca e assunzione di posti di lavoro è finito, come se Ricci e il Pd fino ad oggi non sia stato responsabile di questo sistema come se al potere da 70 anni siano stati altri.

Come se in questi anni avessero governato gli alieni, candidamente ammette che ci vuole più sobrietà e così giustifica la chiusura del centro benessere della Provincia per i suoi dipendenti, rivedere i premi produzione dei dirigenti e accorpare le municipalizzate, omettendo però di dire che per decenni il Comune, di cui Ricci è stato anche consigliere, ha foraggiato con i soldi delle nostre tasse fino a 18 dirigenti comunali, quasi tutti di nomina politica, con i noti emolumenti e premi produzione. Vuole mettere a disposizione la sua esperienza a livello nazionale come se fosse un valore aggiunto rispetto altri candidati, come se la marginalità di Pesaro – per altro ammessa da Ricci stesso – sotto l’aspetto infrastrutturale che politico rispetto la regione (anche il Tg3 ci ignora), sia responsabilità di elementi estranei al corpo dei compagni, e come se la figuraccia ricavata all’arena di Giletti sul tema della questura al posto della caserma non sia stato il suo biglietto da visita sulla ribalta nazionale. Con la scusa di superare il provincialismo che secondo Ricci ci contraddistingue, egli stesso da bravo provinciale segue ed insegue a tutti i costi quello che la corrente spinge, accodandosi a ciò che altri esponenti politici, e in tempi non sospetti, già indicavano; poverino, da spocchioso opinion leader che si credeva si ritrova per ironia della sorte a semplice follower”.

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