Oderah Anosike, una crescita continua e ampi margini di miglioramento

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5 febbraio 2014

PESARO – L’ennesima super prestazione, ma anche una bellissima foto di Enrico Manna sono un assist a scrivere l’ennesimo articolo su Oderah “O.D.” Anosike.

 

Anosike. Foto gentilmente concessa da Enrico Manna

Anosike. Foto gentilmente concessa da Enrico Manna

Quando lui stesso – come si usa oggi, al tempo dei social network – annunciò la firma del contratto che lo legava a Pesaro, in tanti espressero mille dubbi: la Vuelle ingaggiava – nel ruolo di centro – uno sconosciuto alto 203 centimetri (scarsi). Si dubitava di tutto, compresa la sua capacità di conquistare i rimbalzi. Eppure aveva fatto bene sia al liceo sia nei quattro anni di college, a Siena.

 

Con la maglia dei Saints – Siena è un’università cattolica legata agli insegnamenti di San Francesco d’Assisi – ha avuto una crescita continua, passando dai 3,4 rimbalzi dei media della stagione 2009/10 ai 6,8 della successiva, arrivando ai 12,5 nel 2011/12, primo assoluto negli States, chiudendo anche l’ultima stagione (2012/13) in doppia cifra: 11,4.

 

Per un power forward, non un centro, cifre davvero intriganti, soprattutto se unite ai punti realizzati: 15 a gara nel 2011/12; 13,3 l’anno scorso. Insomma, due stagioni in doppia doppia, tirando sempre con almeno il 50 per cento dal campo.

 

Certo, a insinuare qualche dubbio c’era il precedente di Reggie Hamilton, arrivato con in tasca il titolo di migliore realizzatore del campionato di college (Ncaa), dimostratosi inadeguato alla serie A italiana. Ma a chi ha memoria, la storia del basket, non solo italiano, regala ricordi importanti.

 

Clarence Kea: l’abbiamo citato, salutando l’ingaggio di Anosike. Clarence Kea, un americano alto meno di 2 metri portato in Italia da Valerio Bianchini per il Banco di Roma poi campione d’Italia nel 1982/83. Dopo Roma ha giocato anche a Udine (una stagione) e Firenze (tre campionati). Mai è sceso sotto la doppia cifra nei rimbalzi: la sua carriera italiana racconta di 12,4 rimbalzi a gara nelle 110 partite disputate. Addirittura, le sue cifre migliori (13,9) sono dell’ultimo anno, a Firenze, dopo che nel primo – a Roma – aveva totalizzato 12,4.

 

Anosike ha rispettato la legge del basket: i rimbalzi finiscono nelle mani di chi ha voglia di prenderli, di chi si sbatte per avere la meglio sull’avversario.

 

Il giovane americano di famiglia nigeriana ha ancora tanti margini di miglioramento nei movimenti di avvicinamento a canestro, ma anche nel mettere un discreto tiro frontale-laterale dalla breve distanza. E poiché in questi mesi di permanenza a Pesaro ha evidenziato volontà, impegno, serietà e tanta voglia di crescere tecnicamente e tatticamente…

 

La conferma arriva dalle statistiche: negli ultimi tre anni di college ha tirato i liberi, nell’ordine, con il 45%, il 56,1% e il 54,4%. Qui, dopo 18 giornate, ha il 65,5%. Un netto miglioramento rispetto al college. E può fare meglio, perché domenica – prima dei due errori nel finale – era a 11/13 che equivale all’84,6%. Il problema è la continuità, perché in lunetta alterna prestazioni comunque discrete ad altre negative: per esempio, il 40% (2/5) di dieci giorni fa a Caserta. Migliorare la qualità ai liberi lo farebbe diventare devastante, perché guadagna molti falli (5,7 a gara) ed è terzo, dietro il brindisino Dyson e l’avellinese Ivanov, nella speciale statistica.

 

In progresso anche nelle percentuali dal campo, dove è passato dal 50 per cento che aveva al college al 59,7% italiano.

 

I numeri della stagione dicono che O.D. Anosike è il miglior giocatore del campionato: primo nei rimbalzi conquistati (12,8), primo in valutazione (24,1 a gara), decimo nel tiro da 2 punti (105/176: 59,7%). E – come già sottolineato – ha margini di miglioramento che inducono a pensare che se vorrà costruirsi una carriera in Europa, dimenticando le pericolose sirene della Nba che per un giovane americano sono sempre davanti agli occhi, sarà ad altissimo livello.

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