Una provincia di furbetti: nel 2013 evasi 130 milioni di tasse. Il monopolio delle badanti al pronto soccorso, i trucchetti di due aziende del mobile

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6 febbraio 2014

PESARO – La guardia di finanza di pesaro rende noti i risultati operativi del 2013: accertata un’evasione di circa 130 milioni di euro nel settore delle imposte dirette e 35 milioni di euro in quello dell’Iva scoperti, da ultimo, 200 mila euro di compensi “in nero” corrisposti a due badanti ospedaliere “povere in canna” e un imponente fenomeno di tax fraud per 60 milioni attuato da due aziende pesaresi del mobile.

Guardia di Finanza

Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza di Pesaro ha accertato, nel corso del 2013, un’evasione alle imposte dirette per 128,8 milioni di euro e di  34,4 milioni di euro all’Iva; il tutto a fronte di 374 interventi eseguiti, che hanno permesso, altresì, di scoprire 69 evasori completamente sconosciuti al Fisco ovvero che non hanno ottemperato agli obblighi della presentazione annuale delle prescritte dichiarazioni.

Da ultimo è stato disinnescato un sistema di monopolio attraverso il quale operatrici private, aggirando le previste procedure ospedaliere, proponevano i loro servizi integrativi a famiglie bisognose di assistenza, all’atto del ricovero dei propri parenti nel locale pronto soccorso, intercettando, così, la quasi totalità delle richieste di assistenza e gestendo di fatto, in regime di monopolio, l’attività in questione. I successivi accertamenti eseguiti nei confronti di due di queste badanti, dichiaratesi “povere in canna”, hanno consentito di scoprire compensi “in nero” per circa 200 mila euro.

Inoltre, è stato individuato un imponente fenomeno di tax fraud nel settore del mobile concernente due società pesaresi, riconducibili a una vera e propria associazione a delinquere, responsabili di un’evasione di 58,8 milioni di euro in tema di II.DD. e 11 milioni di euro per quanto riguarda l’I.V.A.; queste ultime, al fine di ostacolare l’attività di accertamento, procedevano in maniera sistematica a continui cambiamenti di rappresentanti (meri prestanome) e a fittizi trasferimenti di sede all’estero (Tunisia) oltre ad occultare le scritture contabili, contando sulla complessità e tempistica delle procedure tecniche necessarie per ricostruire le vicende aziendali.

L’attività ispettiva ha, tuttavia, consentito di stabilire con precisione gli amministratori “di fatto” delle predette società, nei confronti dei quali far valere le rilevanti pretese erariali.

Nel sofisticato sistema fraudolento un ruolo determinate è stato svolto da  insospettabili professionisti.

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