Basket Giovane, quando vincere si riferisce al patrimonio umano. Il presidente Ciamaglia: “Non abbiamo mai fatto selezioni”

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11 febbraio 2014

Marcello Ciamaglia

Marcello Ciamaglia, presidente del Basket Giovane

PESARO – Ci sono tanti modi di distinguersi dagli altri nello sport. La strada scelta dal Basket Giovane è particolare, come spiega il presidente Marcello Ciamaglia, in carica da cinque anni: “Vincere piace a tutti. Ma per chi guida una società giovanile bisogna vedere cosa significa vincere. Se si intende il risultato sportivo oppure aver aumentato il numero di praticanti durante l’anno senza registrare abbandoni. Questa è la nostra vittoria: mantenere il nostro patrimonio umano”.

E non perché il Basket Giovane viva sulle rette che pagano le famiglie.
“Anzi, quelle sono solo la terza parte di quel che ogni ragazzo costa alla società e che gli viene restituita in abbigliamento – precisa Ciamaglia -. Per fortuna noi riusciamo a sostenerci con gli sponsor che ogni anno troviamo e con l’attività che facciamo al Centro Giovanile di viale Trieste, i tanti tornei e manifestazioni che oltretutto fanno lavorare gli alberghi di Pesaro”.

Basket Giovane

Basket Giovane

Un centro che è da sempre il fiore all’occhiello del lungomare, in zona porto.
“Per noi è importante che il campo sia usufruibile gratuitamente da tutti e una buona parte della spiaggia antistante pure. Abbiamo rifiutato tutti i progetti che ci venivano avanzati per poter coprire il campo da basket: perché vogliamo che rimanga accessibile a qualsiasi ora, senza dover chiedere permesso. D’estate c’è gente che alle sette del mattino è già lì che tira, dai ragazzini ai 60enni. Siamo democratici in tutto, per questo siamo un centro sportivo vero”.

Negli ultimi anni, poi, la società ha ritrovato anche la sua credibilità, sia a livello sportivo che economico e dirigenziale…
“Abbiamo puntato sulla qualità degli allenatori: non mettiamo un ragazzino ad allenare i ragazzini. Fra i nostri istruttori ci sono figure come Bob Terenzi, Paolo Calbini, Raul Edera, persone d’esperienza, che sono anche degli esempi di educazione e di voglia di fare per i nostri allievi. Sull’altro aspetto ci tengo a dire che non abbiamo più debiti e di questo devo ringraziare i miei due vice-presidenti, Massimo Gaggia e Paolo Marchionni che lavorano forte sul fronte del marketing”.

Il logo del Basket Giovane

Il logo del Basket Giovane

Ma soprattutto di un aspetto il Basket Giovane va fiero: non aver mai fatto selezione.
“Può succedere che in alcune annate si allestisca più di una squadra, per dare a tutti la possibilità di giocare: non è concepibile che un giovane si alleni per un anno intero senza mettere piede in campo. Anche la nostra serie D è improntata in questo senso, nel passato abbiamo commesso l’errore di far giocare i vecchi draghi, poi abbiamo compreso che non serve a niente. Meglio dare la possibilità a un 17enne cresciuto da noi di farsi le ossa”.

E questo sodalizio rimane anche il luogo “consolatorio” per chi aveva delle aspirazioni rimaste nel cassetto…
“Una svolta avvenuta con l’ingresso alla Vuelle di Lucio Zanca. Era stata sua l’idea di attutire il colpo della selezione subìta nel club più importante della città trasferendo i ragazzi scartati da noi, magari con la promessa di riprenderli se fossero maturati, come è accaduto in diversi casi. Molti, in precedenza, smettevano di giocare per la delusione: non deve succedere”.

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