Il dramma della scuola pubblica. I giovani della lista civica “Noi Città” intervengono sull’incidente accaduto al Nolfi

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11 febbraio 2014

NOI GIOVANI, Seri per Fano

 

 

FANO – La questione dell’incidente del Nolfi, fortunatamente risolta senza complicazioni, avrebbe dovuto spingere ad una riflessione matura sulla realtà che stanno affrontando gli operatori scolastici, costretti a offrire un servizio scolastico tutt’altro che soddisfacente. Esprimere vicinanza alla vittima dell’incidente, nonché agli studenti e il personale scolastico, è un atto dovuto. Ancor di più per quel mondo che rappresenta il futuro e che prepara le nuove generazioni ad affrontare una realtà, come quella italiana, ancora molto colpita dalla crisi.

I dati Ocse esposti dai Giovani Democratici possono apparire inconsistenti agli occhi di Giovane Italia, ma sono il vero risultato di un indirizzo politico volto a mortificare l’istruzione, senza nemmeno quella svolta di formazione professionale tanto propagandata dai governi di centrodestra.

Considerare irrilevanti i tagli lineari dell’allora ministro dell’economia, Giulio Tremonti, significa ignorare una scelta politica ben precisa fatta dal centrodestra. La formazione scolastica e universitaria non è mai stata un punto cardine del governo Berlusconi. Mentre tutta l’Europa, per affrontare la crisi, ha assunto una linea molto più incisiva sull’investimento in scuola, università e formazione professionale, il centrodestra in Italia non ha mai speso un solo consiglio dei ministri nell’organizzare una strategia di scala, per un cambiamento e un sostegno nella formazione e nella pubblica istruzione, volta anche a contrastare il crescente fenomeno della disoccupazione e della dispersione scolastica.

Inoltre, accollare alla provincia la piena responsabilità della situazione degli immobili scolastici, come criticano i giovani di Forza Italia, risulta alquanto fragile e insensato. Se la responsabilità fosse esclusivamente degli enti provinciali, ci sarebbero le basi per un commissariamento di massa di tutte le province del Paese, le quali non sono riuscite ad affrontare una “questione di loro competenza”. Suona come l’ennesima delle polemiche partite dopo il 2 febbraio. Il degrado è diffuso ovunque, e le decurtazioni del governo Berlusconi, sia agli enti locali, che all’istruzione hanno avuto un impatto non indifferente sul piano qualitativo, degli immobili e del servizio stesso.

Tutto ciò accade solamente dove l’istruzione è vista solo come una spesa e non come un vero e proprio investimento per il futuro del paese.

 

 

 

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