E’ ora di cambiare rotta: torneranno le banche commerciali

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14 febbraio 2014

Romano Zoli

Romano Zoli

PESARO – Sono stato allevato alla Scuola della Comit, l’indimenticabile Banca Commerciale Italiana, dove ho imparato il mestiere. Quando entrai il primo giorno nella Sede Centrale di Piazza della Scala a Milano, all’Ufficio Personale, nel guardarmi  intorno  la prima cosa che mi colpì furono alcune frasi, trascritte in un foglio appeso, che ho ancora impresse nella mia mente: “La risorsa umana è preziosa in ogni azienda. Ma in un’azienda di servizi, qual è la banca, la persona è l’unica in grado di garantire un reale vantaggio competitivo”. E ancora: “Un elevato livello di competenze professionali non è però sufficiente a fare delle risorse umane un fattore di successo. Sono, soprattutto, la partecipazione e il senso di appartenenza all’azienda gli elementi che consentono alle persone di integrarsi tra loro e di trasmettere, ai colleghi, agli azionisti, alla clientela, un’immagine positiva. Essere fieri dell’azienda nella quale si lavora e condividerne gli obiettivi è presupposto indispensabile per un lavoro di squadra teso ai risultati. A questo modello si è sempre ispirata la nostra cultura d’impresa. E poi: “Tra i comportamenti spiccano la capacità di gestire la relazione con il cliente in una prospettiva di medio e lungo termine e un atteggiamento non aggressivo, teso effettivamente a soddisfare le esigenze delcliente senza arroganza… da tempo si parla di qualità, ma la qualità non va solo dichiarata, anche praticata..”.

Era una scuola di “merciaioli”, cioè di specialisti bancari in operazioni  di credito: l’attività classica consisteva nel fare credito alle imprese per l’acquisto delle materie prime, assisterle durante il periodo di trasformazione in prodotto finito e infine scontarne gli effetti (le ricevute Salvo Buon Fine) emessi sulla clientela.

La Finanza era strettamente legata all’economia reale; la Comit era la banca commerciale con la più spiccata vocazione Internazionale nel nostro sistema bancario, eravamo alla fine degli anni ‘80… non un secolo fa.

Ora sappiamo che questo non bastava.

Poi il deterioramento della finanza fine a se stessa, le bolle, il crollo finale dei mercati, lo sviluppo degli artefici matematici detti ‘derivati’ che hanno aumentato enormemente i profitti degli intermediari e che, falsificando e drogando il sistema economico, hanno generato l’apocalittica crisi.

Ma ora siamo tornati indietro.

Vogliamo ricordare, perché spesso questa crisi la associamo alla precedente, che tra le prime misure per fronteggiare la crisi finanziaria del 1929 ci fu l’introduzione di una netta separazione tra l’attività bancaria tradizionale (il retail di oggi) e l’attività bancaria di investimento. Le due attività non potevano essere esercitate dallo stesso intermediario, lo scopo era quello di evitare che il fallimento della parte speculativa (attività di affari) trascinasse al default anche quella “tradizionale” commerciale dove vi erano i depositi e i crediti destinati alle attività economiche reali (mutui per l’edilizia, finanziamenti per le aziende produttive, ecc). La legge fu abrogata in USA nel 1999 e questo fu applicato all’intero sistema mondiale. Un effetto fu nel 2007 la bancarotta del mercato dei mutui sub-prime, con la creazione di una crisi di liquidità che si trasmise al sistema creditizio reale, creando ciò che tuttora abbiamo sott’occhio .

E’ proprio questa consapevolezza degli eventi che ci indica di nuovo come priorità una netta divisione dei compiti delle banche commerciali da quelle delle banche di investimento, e  cioè la separazione delle attività di trading ad alto rischio dal resto delle attività di deposito; la tanto invocata banca generalista non ha più senso. Questa regolamentazione non può più essere rimandata.

Abbiamo assistito agli scandali finanziari: JP Morgan coi suoi 2 miliardi di dollari di perdite in scommesse derivati; negli Stati Uniti è stata scoperta nel 2012 la manipolazione del Libor/Euribor (il tasso di sconto che regola tutti i prestiti dai mutui a quelli al consumo in USA e in Europa) da parte delle grandi banche per finanziare le perdite dei derivati, come il caso della Hong Kong  Shangai Banking (HSBC) che riciclò 7 miliardi di narco-dollari. Ma non sarebbero potute accadere se vi fosse stata una divisione totale e netta tra i due rami di operatività di una Banca, primo perché non vi sarebbero stati  fondi per concludere tali operazioni, secondo non avrebbe coinvolto i depositi costituiti con le attività produttive reali (industria e commercio).

Per superare la crisi e scongiurare il default la soluzione più ricorrente da parte dei Governi è stata l’utilizzo dei fondi pubblici per il salvataggio delle banche. Peccato che questa crisi trovi la propria radice proprio nelle disfunzioni del sistema bancario, in particolare nel suo contrastato rapporto con l’economia reale.

Ma guai a ‘fare di tutta l’erba un fascio’. Crediamo che i piccoli e medi Istituti che raccolgono i risparmi privati e prestano alle imprese del proprio territorio non debbano pagare gli errori fatti dai big players finanziari che hanno abdicato al sostegno all’economia reale per fare speculazioni.

E se da un lato l’immagine e la reputazione delle grandi banche è stata danneggiata dalla crisi finanziaria e dalle inchieste sui derivati, un recente sondaggio effettuato in Italia e all’estero ci dice che la fiducia dei clienti nei confronti della propria banca locale è ancora fortemente radicata e soprattutto in aumento.

Pensiamo perciò che non sia giusto ripianare con denaro pubblico le spregiudicate operazioni di finanza privata e che il riconoscimento del ruolo delle banche commerciali separandole dalle banche d’affari sia indispensabile per rilanciare la ripresa economica e avere un importante strumento per consolidare il rapporto tra l’economia reale  e il  sistema creditizio.

In questi ultimi giorni troppo spesso si parla di Bad Bank, la “Banca Cattiva”, una banca ad hoc dove poter far confluire i crediti inesigibili; su questo punto siamo convinti che operazioni di sistema di questo tipo non siano necessarie perché poco vantaggiose per la comunità; quello che è necessario oggi è migliorare l’efficacia dell’azione di recupero dei crediti.

Oggi  più che mai il sistema bancario deve essere rilanciato, abbiamo bisogno di sentire dalla nostra parte un sistema bancario migliore e di qualità;  per questo sarà importante puntare e investire sulle enormi professionalità degli operatori.  Le banche con il nuovo cambiamento di  rotta devono ridare fiducia ai piccoli investitori.

3 Commenti to “E’ ora di cambiare rotta: torneranno le banche commerciali”

  1. Gigi scrive:

    Parole sante ma la “banca cattiva” dottor Zoli chi l’ha proposta?
    Speriamo che “Superman da Firenze” faccia qualcosa perché “Supermario” voluto da Napolitano ci ha massacrato……

  2. Romano Zoli scrive:

    ..è vero che la banca cattiva piace molto alla nostra Banca Nazionale.. e anche se non si può essere d’accordo con tutte le proposte che vengono quotidianamente dettate per uscire più velocemente possibile da questa “palude finanziaria”, certo è che un dimagrimento sui crediti non esigibili faciliterebbe non poco gli Istituti di Credito ad un slancio verso una nuova fase favorevole al sistema economico,al lavoro e agli investimenti. Finora però in altri stati europei ( Spagna ,Irlanda..)sono stati anche i contribuenti ad aiutare gli istituti carichi di “sofferenze”, e su questo punto , visto come stiamo attualmente a finanze nelle famiglie, non siamo d’accordo.

  3. Massimo scrive:

    La bad banck o banca cattiva,quella che si dovrebbe prendere in pancia le “malefatte” di un sistema finanziarbancario, avrà come primo effetto di un dimagrimento o alleggerimento come dice lei dot Zoli, ma sono sicuro che il tutto ricadrà sulle spalle della gente e non solo i correntisti o detentori di quote azzionarie o di obbligazioni.Tra le righe dei o del principale organo di informazione economico finanziario, non è nemmeno poi tanto celato basta saper leggere e non interpretare.D’altronde i banchieri sono come furono i produttori di petrolio del 900 “o ancor prima nel secolo 19° i famosi “padroni del vapore intoccabili” Ma un nuovo evento sta nascendo ed ha già messo radici sono i BITCoin moneta virtuale che comincoa a scatenare un terremoto politico finanziario moneta che io posseggo senza rapporti bancari anonimo dove due persone si scambiano beni e servizzi senza che si conoscano senza bancomat o carte di credito in genere, solamente digitando un codice sullo smartphone Mi viene un sorriso pensando a tutti i fiscl compact tassi di interesse pareggi di bilancio ecc. tutta robba già vecchia prima ancora di nascere
    Saluti dot Zoli

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