Marco Pantani, 10 anni dopo il Pirata e Carpegna sono uniti da un amore indissolubile. Aspettando il giro d’Italia 2014…

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14 febbraio 2014

Marco Pantani, 10 anni dopo

Marco Pantani, 10 anni dopo

“Il mio sogno di felicità? Mio nonno Sotero che mi sveglia alle 5 del mattino, mi accompagna a pescare in un capanno sul Canale di Cesenatico e le reti portano a galla una marea di passere, cefali, anguille e sardoncini… Poi prendo la bici rossa, che mi aveva regalato, e mi metto a scalare una salita che sembra non finire mai. Arrivo in vetta dopo avere pedalato sul dolore e dall’altra parte non c’è niente . Mi butto perché ho voglia di volare….”. Marco Pantani raccontava così, nel bar di un albergo di Liegi, alla vigilia della Freccia Vallone 2002. Inizia così, con questo ricordo, a 10 anni dalla tragica scomparsa di Marco Pantani, l’articolo di Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello Sport. Dove la montagna in questione, aggiungiamo noi, poteva essere il Carpegna che il Pirata amava tanto.  “Il Carpegna mi basta!” affermava il campione che ha affascinato milioni di amanti del ciclismo e l’Italia intera. Il Carpegna gli bastava perchè è una salita vera: 6 km di pura fatica, conosciuta anche come “Il Cippo”, che rappresenterà parte dell’ottava tappa Foligno-Montecopiolo del prossimo Giro d’Italia sabato 17 maggio 2014, unico attraversamento del territorio marchigiano interamente circoscritto alla provincia pesarese, per 100 dei 174 km di una tappa che partirà dalla città umbra e taglierà il traguardo a Montecopiolo, all’Eremo Madonna del Faggio.

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