Fumante: “Impossibile riaprire la ferrovia Fano-Urbino. Più realistico fare una pista ciclopedonale”

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15 febbraio 2014

Enrico Fumante*

FANO – Ad ogni tornata elettorale dal miracoloso “libro dei sogni” di alcuni politici locali ricompare come d’incanto la nostra cara ex ferrovia Fano-Urbino, ormai chiusa dal 1987. Una ferrovia non elettrificata e ad un solo binario che arrivava ai piedi della città ducale.  Libro dei sogni che più passano gli anni e più si arricchisce di capitoli fantastici dove si promettono metropolitane ultra leggere, che collegherebbero tutti i paesi della nostra vallata, con linee iper veloci a tutte le ore del giorno e della notte, migliaia di utenti pronti a riprendere il treno leggero e chi più ne ha più ne metta.

Un libro che piacerebbe anche a me diventasse realtà, ma 25 anni di chiusura ci dicono che almeno in questo secolo ciò non potrà accadere per i motivi che conosciamo da decenni e che ne hanno decretato la chiusura: un’utenza ridotta che non sosterrebbe l’investimento, una tratta a binario unico non è elettrificata, un sedime in gran parte da ripristinare così come gli 8 tunnel e 11 ponti che s’incontrano lungo il tragitto. Occorrerebbero insomma decine e decine di milioni di euro che nemmeno l’Europa ci darebbe mai. Purtroppo in 25 anni nessun ente ha mai fatto una proposta che prevedesse l’ipotesi della riapertura perché è evidente come sia palesemente impraticabile: pensate cosa vorrebbe dire solo per la città di Fano riaprire i numerosi passaggi a livello.

Premetto che non ho nulla da obiettare al ritorno del treno, anzi ne sarei entusiasta, ma visto che ciò difficilmente accadrà, prima che la struttura sia compromessa definitivamente oggi l’unica soluzione sostenibile, in sinergia fra Comuni, Provincia, Regione ed Europa è quella di realizzarvi una bella pista ciclopedonale.

Pensate cosa vorrebbe dire collegare la Fano romana, città di mare e del Carnevale, con l’Urbino ducale, tesoro cinquecentesco e patria di Raffaello, passando per una vallata, quella metaurense, dai meravigliosi scorci incontaminati e borghi storici unici al mondo. Vorrebbe dire rilanciare un’intera valle con turismo, attività di ristorazione, b&b, alberghi, affittacamere, servizi, agenzie per escursioni; un biglietto da visita per i milioni di cicloturisti europei che verrebbero a trascorrere qui le loro vacanze. Vorrebbe dire per i residenti benessere e migliore qualità della vita, più sport, meno traffico, meno incidenti e meno morti, più salute e ricchezza. In sostanza un’economia che potrebbe tornare a girare, creando nuova occupazione e posti di lavoro. Inoltre quest’utilizzo non pregiudicherebbe di sfruttare la struttura per il passaggio delle fibre ottiche per la banda larga, ergo internet veloce e free per tutta la vallata e servizi all’impresa.

Oggi valorosi volontari si apprestano a ripulire il tratto fanese dalla vegetazione incolta che ha invaso il sedime con l’obiettivo di regalare ai concittadini fanesi un’interquartieri pedonale sicura e protetta ed al tempo stesso far capire la potenzialità di questa struttura per incentivare le istituzioni ad operarsi in merito. 

Una convinta comunione d’intenti dei comuni della vallata con Fano capofila insieme a Provincia e Regione potrebbero veramente battezzare un progetto di riconversione “a step” con il quale intercettare parte dei fondi Europei e salvare davvero questa struttura restituendola alla nostra comunità.

*Coordinatore Circolo PD Fano Centro Mare

Un commento to “Fumante: “Impossibile riaprire la ferrovia Fano-Urbino. Più realistico fare una pista ciclopedonale””

  1. STEFANO GIAMPAOLI scrive:

    FERROVIA FANO URBINO

    Nel lontano 1913, i comuni della vallata pagarono la realizzazione della tratta ferroviaria Fano – Urbino. Per la realizzazione della ferrovia “Metaurense”, le amministrazioni locali si impegnarono direttamente con progetti e risorse finanziarie. Il 9 settembre 1905 L’Idea (giornale diocesano di allora) riportava, come fatto di cronaca, che l’avvocato Vittorio Danielli di Fossombrone aveva redatto un breve studio sulla “ferrovia Metaurense e la legge 9 luglio 1905”. Il Danielli sosteneva che c’era poco o nulla da sperare che detta ferrovia venisse realizzata dall’azione diretta dello Stato. Fu così che l’azione dello Stato venne sostituita da quella volenterosa dei Comuni consorziati. Questi chiesero ed ottennero la concessione della ferrovia e la fecero poi costruire con appalti a misura od a prezzo fatto. La somma necessaria per la realizzazione del tratto ferroviario poté essere prestata dalla Cassa Depositi e Prestiti, “previo il vincolo di una parte del contributo dello Stato relativo alla costruzione, senza che ci sia alcun bisogno, da parte dei Comuni consorziati, di svincolare la loro sovrimposta”. Ai contrari alla realizzazione del suo progetto Danielli aveva risposto: “o esso è errato e sorga chi lo dimostri tale o non lo è – ed allora si faccia opera grande, benefica, duratura per queste popolazioni, che la miseria e l’emigrazione hanno ridotte in così grame condizioni”. Oggi, grazie a questo ripristino, Urbino potrebbe avere migliori fortune!

    Pesaro, 16 febbraio 2014 STEFANO GIAMPAOLI

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