Zucchi, Sel: “Bene i 6 milioni reintegrati ma mortifero il project financing anche con le permute”

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16 febbraio 2014

Andrea Zucchi*

 

PESARO – Apprendiamo favorevolmente che almeno qualcosa di ciò che auspicavamo potrebbe essere realizzato, se è vero che saranno reintegrati a bilancio i 6 milioni di euro di Marche Nord, che verranno implementati i servizi diagnostici, in modo da accorciare i tempi e le liste d’attesa e ridurre così anche la mobilità passiva, e che forse saranno pure stabilizzati posti di lavoro o addirittura assunti nuovi operatori; ben venga anche la collaborazione con l’Area Vasta in tema di condivisione di spese.

SEL è favorevole anche – allo scopo di razionalizzare e rendere più produttivo e funzionale il sistema sanitario – a discutere e ripensare ad un nuovo rapporto ed ad una migliore integrazione col privato, che consenta, sotto il controllo e l’indirizzo del pubblico, di garantire la migliore operatività possibile in quei settori dove il privato ha qualcosa in più da offrire.

Ma continuare a rilanciare, perseverando sul nuovo ospedale unico a Fosso Sejore, utilizzando lo strumento del project financing per reperire i fondi necessari, risulta alquanto diabolico. L’assessore lascia intendere che il costo verrà ammortizzato, per ridurre l’entità dell’intervento privato, cedendo con le permute parte del patrimonio pubblico: ma se già Impregilo e Strabaeg hanno rifiutato categoricamente l’offerta delle aree, in pieno centro, degli attuali ospedali di San Salvatore e Santa Croce, perché mai ne dovrebbero accettare delle altre? Ed anche in caso affermativo, quanto mai potrebbero valutarle, se non a forte sconto, in un contesto di crisi economica come quello attuale? Raggiungerebbero forse il 25% della spesa totale?

Ricordiamo l’esempio della Toscana, che funga da monito: qui la Regione sta costruendo 4 ospedali per un costo totale di 270 milioni. Il privato ne metterà il 25%, pari a 54 milioni di euro, e riceverà in cambio, per contratto, 19 milioni per ciascun ospedale per 19 anni, ovvero 1 miliardo e 444 milioni, a fronte di soli 54 milioni di finanziamento iniziale e di servizi accessori. Basta fare due conti: se anche il nostro ospedale costasse 140 milioni di euro (questa la cifra riportata dall’assessore, su cui abbiamo anche forti dubbi, perché crediamo che non comprenda i costi enormi per le necessarie opere viarie e fognarie, ad esempio), ed il privato dovesse finanziarne il 75%, provate a fare le debite proporzioni, e vedrete quanto peserà sul bilancio della Sanità Regionale, per decenni, sottraendo risorse ingenti all’apparato funzionale, come medici, infermieri, macchinari, farmaci; altroché risparmio!

Se allora fosse vero, come dice Aldo Ricci, che gli attuali ospedali di Pesaro e Fano hanno solo 8 anni di vita, sarebbe il caso da subito di riaprire una seria discussione sul tema, con i territori interessati (tutti, non solo Pesaro e Fano, ma anche quelli dell’entroterra), disinnescando i campanilismi,e cercando una soluzione diversa da Fosso Sejore, più sostenibile e meno devastante, sia dal punto di vista ambientale, che soprattutto finanziario.

Sarebbe il caso di cominciare a chiarire quale sarà la strategia per il futuro, perché ad oggi sembra solo che si corra dietro all’idea del nuovo ospedale unico, come fosse la soluzione magica a tutti i problemi della sanità. Ed infine sarebbe il caso di cominciare ad applicare quella trasparenza che oramai, giustamente, i cittadini pretendono, fornendo conti alla mano i dati reali sulle spese complessive ipotizzate, sui possibili risparmi derivanti da questo nuovo ospedale (siamo sicuri che non si ottengano anche con una seria riorganizzazione?), e sulle previsioni di spesa per il canone derivante dal project financing, che temiamo siano di molto superiori ai 10 milioni di euro dei risparmi prospettati. Non sembra andare in questa direzione la minaccia che il futuro sarà solo “di chi avrà collaborato”.

Ricordiamoci piuttosto che sembra proprio che la maggioranza dei cittadini non voglia un nuovo ospedale a Fosso Sejore, e che tirando dritto si rischierebbe di avere, dopo la nostra piccola “terra dei fuochi” all’ex-Amga, anche una “No-Tav” nostrana, con la grande mobilitazione di massa che si alzerebbe contro il progetto in questione.

 SEGRETARIO Sel Pesaro

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