SanRemo, applausi per la strana coppia Gualazzi – uomo mascherato (Bloody Beetroots)

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19 febbraio 2014

Bloody Beetroots e Raphael Gualazzi

Bloody Beetroots e Raphael Gualazzi

URBINO – Il Corriere della Sera ha dato un bel 7. Raphael Gualazzi e Bloody Beetroots? Ci voleva più coraggio. “Liberi o no” è uno dei pochi pezzi vivi del Festival, fra gospel e dance. Varrebbe 7,5. Ma da Sir Bob Cornelius Rifo, deejay che riempie club di mezzo mondo e produttore chiamato pure da McCartney, ci si aspettava qualcosa più di qualche tessitura elettronica e una chitarra sul palco.

The Bloody Betroots, il musicista che saltava sul palco con la maschera di Venom, è un progetto di Sir Bob Cornelius Rifo, produttore nato nel 1977 a Bassano del Grappa. L’anno della sua nascita – come avranno visto i telespettatori – l’aveva tatuato sul suo petto. La maschera di Venom è invece in onore del personaggio dei fumetti targati Marvel e principale antagonista dell’Uomo Ragno.

In entrambi i pezzi presentati sul palco dell’Ariston sono stati accompagnati da un coro gospel: Gualazzi all’organo, Bloody Beetroots tra basso, sintetizzatore e chitarra. Il primo brano “Tanto ci sei” è un matrimonio  tra soul-pop e il blues, “Liberi o no”, invece, è più ritmato: un electro-pop che potrebbe diventare presto una hit.

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