Papa Francesco ci restituisce la grazia di confessarci in pace

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24 febbraio 2014

Immagine sul sacramento della ConfessionePapa Francesco nella tradizionale catechesi del mercoledì, in questo periodo dedicata ai sette sacramenti, ha chiuso il ciclo dell’iniziazione cristiana parlando del sacramento della riconciliazione, meglio conosciuto come confessione. Un rito tanto importante quanto temuto e sottoposto a dubbi e critiche da parte di una larga fetta di fedeli. Francesco ha dipanato queste nebbie restituendo l’autentico valore della misericordia, sull’esempio della parabola del Padre misericordioso e del figlio prodigo, parlando con la stessa delicatezza e fermezza sia ai fedeli che ai sacerdoti, e invocando atteggiamenti di serenità nei confronti di questa pratica che deve tornare ad essere qualcosa di facilmente accessibile, non formale e soprattutto gioiosa, come è stata pensata all’origine della storia della Chiesa. Basti pensare che nei primi secoli del cristianesimo la confessione avveniva pubblicamente, di fronte all’intera comunità ecclesiale locale, e questo era sintomo di mancanza di giudizio e accoglienza fraterna. Poi è diventata un qualcosa di intimo, riservato (e va bene così) fino ad essere temuto per gli ipotetici giudizi che il sacerdote poteva dare su questo o quel comportamento (e più volte si sono verificati e si verificano comportamenti che hanno molto di umano e poco di misericordia divina).

Detto ciò lasciamoci permeare dalle parole di Francesco, certamente più dense di contenuti e più edificanti di quelle di qualsiasi altro fedele: “Attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, tutti lo sappiamo, noi portiamo questa vita «in vasi di creta» (2 Cor 4,7), siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino perdere la nuova vita. Per questo il Signore Gesù ha voluto che la Chiesa continui la sua opera di salvezza anche verso le proprie membra, in particolare con il Sacramento della Riconciliazione e quello dell’Unzione degli infermi, che possono essere uniti sotto il nome di «Sacramenti di guarigione». Il Sacramento della Riconciliazione è un Sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l’anima, guarirmi il cuore e qualcosa che ho fatto che non va bene. L’icona biblica che li esprime al meglio, nel loro profondo legame, è l’episodio del perdono e della guarigione del paralitico, dove il Signore Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei corpi (confrontate Mc 2,1-12; Mt 9,1-8; Lc 5,17-26). Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione scaturisce direttamente dal mistero pasquale. Infatti, la stessa sera di Pasqua il Signore apparve ai discepoli, chiusi nel cenacolo, e, dopo aver rivolto loro il saluto «Pace a voi!», soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21-23). Questo passo ci svela la dinamica più profonda che è contenuta in questo Sacramento. Anzitutto, il fatto che il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi. Il perdono si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù. Il perdono non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga incessantemente dal cuore spalancato del Cristo crocifisso e risorto. In secondo luogo, ci ricorda che solo se ci lasciamo riconciliare nel Signore Gesù col Padre e con i fratelli possiamo essere veramente nella pace. E questo lo abbiamo sentito tutti nel cuore quando andiamo a confessarci, con un peso nell’anima: e quando riceviamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell’anima che solo Gesù può dare”.

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