Papa Francesco: “La via per la fraternità è la pace. E la vita vale più del vestito”

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2 marzo 2014

Questa domenica, di grande significato perché ci apre le porte al tempo quaresimale, ha segnato un nuovo pressante invito di Papa Francesco a fare della povertà la cartina di tornasole della propria vita. Povertà intesa non come disagio sociale ma come vivere in pieno spirito di comunione e condivisione, sperimentando quel “senza nulla di proprio” introdotto da Francesco d’Assisi. La vita vale più del vestito e gli uccelli trovano sempre il loro nido: in queste parole, tratte dal Vangelo di Matteo, è racchiusa la dimensione di fede con la quale ciascun cristiano deve misurarsi. Se il possedere viene prima del dare, o se il dare è sempre sottoposto a valutazioni egoistiche con la propria voglia di possedere, allora siamo distanti dalla strada della salvezza.

In allegato un'immagine di Papa Francesco che bacia i piedi di un povero durante il rito della "lavanda dei piedi", tratta da www.formiche.net

In allegato un’immagine di Papa Francesco che bacia i piedi di un povero durante il rito della “lavanda dei piedi”, tratta da www.formiche.net

Ovvero: la misericordia di Dio è infinita, ma la perfezione cristiana è una porta stretta dalla quale non tutti riescono a passare, non per mancanza di spazio ma perché richiede grande impegno e lavoro interiore. Viviamo in un tempo propizio per vivere quanto predicò Gesù, così come quello che ha testimoniato prima Francesco d’Assisi e oggi Papa Francesco: la crisi economica ci ha messo nelle condizioni di avere il povero e il bisognoso accanto a casa, spesso anche all’interno del nostro nucleo familiare. E noi continuiamo a ragionare su viaggi, vacanze, investimenti e risparmi, faticando a prestare a fondo perduto – a un familiare come ad un amico – anche poche centinaia di euro che, per chi ha un lavoro fisso e qualche risparmio in banca, non sono praticamente nulla. Oggi Francesco ci impone – come vescovo di Roma e pontefice – di guardarci dentro e cambiare i nostri parametri di misurazione. La vita vale più del vestito, sia la nostra vita (intesa in ottica escatologica, quindi con propensione alla vita dopo la morte), sia la vita dei nostri fratelli. Riflettiamo e ruminiamo questo passo del Vangelo di Matteo che ha determinato tante svolte radicali nelle vite di tanti cristiani di tutti i tempi.

 

Dal discorso di Francesco all’Angelus del 2 marzo, tratto da www.vatican.va: “L’invito alla fiducia in Dio trova un riscontro nel Vangelo di Matteo: «Guardate gli uccelli del cielo – dice Gesù –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro» (Mt 6,26.28-29). Ma pensando a tante persone che vivono in condizioni precarie, o addirittura nella miseria che offende la loro dignità, queste parole di Gesù potrebbero sembrare astratte, se non illusorie. Ma in realtà sono più che mai attuali! Ci ricordano che non si può servire a due padroni: Dio e la ricchezza. Finché ognuno cerca di accumulare per sé, non ci sarà mai giustizia. Se invece, confidando nella provvidenza di Dio, cerchiamo insieme il suo Regno, allora a nessuno mancherà il necessario per vivere dignitosamente. Un cuore occupato dalla brama di possedere è un cuore pieno di questa brama di possedere, ma vuoto di Dio. Per questo Gesù ha più volte ammonito i ricchi, perché è forte per loro il rischio di riporre la propria sicurezza nei beni di questo mondo, e la definitiva sicurezza è in Dio. In un cuore posseduto dalle ricchezze, non c’è più molto posto per la fede. Se invece si lascia a Dio il posto che gli spetta, cioè il primo, allora il suo amore conduce a condividere anche le ricchezze, a metterle al servizio di progetti di solidarietà e di sviluppo, come dimostrano tanti esempi, anche recenti, nella storia della Chiesa. E così la Provvidenza di Dio passa attraverso il nostro servizio agli altri, il nostro condividere con gli altri. Se ognuno di noi non accumula ricchezze soltanto per sé ma le mette al servizio degli altri, in questo caso la Provvidenza di Dio si rende visibile in questo gesto di solidarietà. Se invece qualcuno accumula soltanto per sé, cosa gli succederà quando sarà chiamato da Dio? Non potrà portare le ricchezze con sé, perché il sudario non ha tasche! E’ meglio condividere, perché noi portiamo in Cielo soltanto quello che abbiamo condiviso con gli altri. La strada che Gesù indica può sembrare poco realistica rispetto alla mentalità comune e ai problemi della crisi economica; ma, se ci si pensa bene, ci riporta alla giusta scala di valori. Egli dice: «La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?» (Mt 6,25). Per fare in modo che a nessuno manchi il pane, l’acqua, il vestito, la casa, il lavoro, la salute, bisogna che tutti ci riconosciamo fratelli tra di noi, e ci comportiamo di conseguenza. La via per la pace è la fraternità”.

 

Pierpaolo Bellucci – www.pu24.it/parla-francesco – www.facebook.com/parlafrancesco

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