“No a Cavallo, no a Solazzi, no al solito passato”

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7 marzo 2014

“La scelta per i comuni medio piccoli per sopravvivere deve essere quella di fondersi. E’ documentato che il raggiungimento della maggiore efficienza ed efficacia di gestione si realizza in ambiti amministrativi che contano, almeno, dai 50 ai 100 mila abitanti” spiega in una nota il Comitato Cittadino Mondolfese.

“Intanto iniziamo dai Comuni della ex Unione (Mondolfo, San Costanzo e Monte Porzio), circa 18.000 abitanti, per guardare con più ottimismo al futuro – continua – . Già molti servizi vengono gestiti insieme. Tra politica e gestione si potrebbe arrivare ad un risparmio di circa 250mila euro. Auspichiamo che la fusione che ha dato vita a Vallefoglia sia presa d’esempio anche in altre zone del territorio e quindi sosteniamo con forza questa iniziativa. Fondere insieme il maggior numero di piccoli Comuni, preservandone identità, storia e tradizioni ma ottimizzandone le magre risorse finanziarie. Se non si vogliono tagliare i servizi vanno tagliati i costi di gestione e della politica. Questi ultimi anche per recuperare credibilità. Il ruolo rivisitato delle Province inoltre, sposterà il peso decisionale nell’affrontare le varie questioni amministrative di ambito sovracomunale sui grandi Comuni. E’ necessario fondersi per non essere strangolati dalla mancanza di fondi e per usufruire degli incentivi economici regionali ed evitare il patto di stabilità”. Queste le proposte avanzate, proprio ieri, dal segretario provinciale del PSI, Gaetano Vergari, dal vice-sindaco del Comune di Mondolfo, Alvise Carloni, dall’assessore comunale di San Costanzo, Gabriella Giorgi, dal consigliere comunale di Mondolfo, Giuseppe Canicattì, dal segretario del PSI Mondolfo-Marotta, Anteo Bonaccorsi”.

Macro regione adriatico-ionica

Macro regione adriatico-ionica

“Riprendiamo e condividiamo le ragioni esposte nel comunicato – si rimarca – Ma noi rilanciamo ed andiamo più in là. Nel 2015 arriverà la prima tranche dei cospicui finanziamenti europei per la prossima realizzazione della “macro regione adriatico-jonica” (da Taranto, tutto l’arco dell’Adriatico, fino a Cipro), grazie anche al governatore della Regione Marche, Gianmario Spacca, che ne è uno dei più attivi negoziatori. Pochi ne parlano, molti non sanno neanche cosa sia, i bene informati tacciono.

Apparentemente la questione di Marotta unita è dipinta con una verniciata di nostalgico romanticismo ottocentesco, per una “patria sì bella e perduta”, ma è ipoteticamente possibile che, nella realtà dei fatti, la fretta impressa alla vicenda negli ultimi tempi, dopo sessanta anni di sonno, sia dovuta proprio al tentativo di una vecchia classe dirigente, che non vuol “mollare” il potere e cerca di riciclarsi a tutti i costi, di “mettere le mani” su di una parte dei finanziamenti europei. Quale migliore occasione per continuare a fare le solite cose? Vedere Vittoriano Solazzi, presidente del Consiglio Regionale, e Pietro Cavallo, Sindaco di Mondolfo, solleciti nel propangadare la Marotta unita ci conferma le nostre perplessità.

Occorrono energie nuove, fresche e capaci per realizzare le possibili infrastrutture necessarie alla “macro regione adriatico-jonica” anche nei nostri territori. Potrebbero sorgere magazzini, opifici per la conservazione e la trasformazione dei prodotti ittici, agenzie di import-export, laboratori per le analisi ambientali e marine a beneficio dell’occupazione dell’intera Valle del Cesano, senza stravolgere il tessuto commerciale esistente anzi, con l’indotto, potrebbe essere incentivato.

Spostare il confine marottese di soli 800 metri non significa nulla! La scelta non è tra la Marotta si o no, è tra un vecchio modo di far politica che ha fallito e che ci ha messo in un sacco di guai ed il nuovo che può e deve sorgere da una possibile fusione di comuni. Perché questa occasione non si ripeterà per i prossimi 50 anni. Possiamo cambiare la classe dirigente che politicamente si perpetua da 70 anni è per questo che invitiamo gli elettori del referendum del 9 marzo a riflettere bene cosa votare. Noi avremmo, se ce ne avessero dato la possibilità, votato NO”.

 

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