Fresina parla di flop delle Primarie. “Bisogna cambiare la gestione della città”

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11 marzo 2014

Massimo Fresina*

PESARO – Le primarie del Pd per il candidato sindaco, che hanno visto la vittoria di Matteo Ricci, non possono non riguardare chi come me è ugualmente candidato. Mi riguardano e riguardano tutti coloro che vogliono impegnarsi e si stanno impegnando per il cambiamento.

Massimo Fresina

Massimo Fresina

La scarsa partecipazione, assolutamente inferiore a tutte le altre primarie del Pd, con solo 7.000 partecipanti, e tra questi, cosa molto curiosa, molti votavano per la prima volta, dimostra il contrario di quanto sostenuto da Ricci e dal Pd.

La scarsa partecipazione addebitata dai pdini alla “disaffezione alla cosa pubblica” è, in realtà, la disaffezione al sistema di potere dello stesso Pd nella nostra città. I cittadini rifiutano, salvo il blocco di garantiti, il sistema messo in atto fino ad oggi e non manifestano alcun entusiasmo per primarie che legittimano questo sistema. La non partecipazione, il flop nonostante gli impegni economici e mediatici messi in campo, dimostra che questo sistema di potere non è più credibile per la maggioranza della popolazione pesarese, anche per quei settori che hanno votato Pd in passato.

La dimostrazione di tutto ciò si trova nella logica della loro campagna elettorale con la parola d’ordine: bisogna cambiare nella gestione la città. Ovvero, coloro che hanno diretto, amministrato, comandato in città riconoscono gli errori della giunta guidata da Ceriscioli e, guarda guarda, si ripropongono chiedendo il cambiamento di rotta.

Ora, si potrebbe essere un poco più coerenti e, per esempio, dire chiaramente che Ceriscioli è stato un fallimento e che il suo fallimento è stato il fallimento della classe dirigente del Pd, compreso Matteo Ricci. Ma, e questo è il grande inganno, costoro fanno finta di nulla. Non dicono che il Pd ha fallito anche con Matteo Ricci e propongono il cambiamento con Matteo Ricci. Dire e non dire, chiedere cambiamenti e, contemporaneamente, legittimare quello che è stato. Il gioco delle parti che diventa opera buffa, sperando che gli elettori non riescano a distinguere la realtà dalla finzione e che possano pensare veramente che votare Ricci rappresenti il cambiamento.

E’ ora di far suonare la sveglia.

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