Tutti i colori del derby: viaggio nelle emozioni del match più sentito

di 

17 marzo 2014

Sandro Candelora

FANO – A contarle tutte, fra campionato e coppa, di sfide tra Alma e Vis ne abbiamo viste una trentina abbondante. Match fra i più disparati, dai contenuti variabili e con esiti alterni. Partite ogni volta diverse l’una dall’altra, in omaggio alla prodigiosa imprevedibilità del football. E tuttavia unite da un solo, ininterrotto, solidissimo filo conduttore. Un denominatore comune che parla direttamente all’anima del tifoso, incallito o tiepido che sia, e gli dice, urlandogli quasi nell’intimo dell’orgoglio, che a quel confronto, vada come vada il risultato finale, non può mancare. Non deve mancare. Ne andrebbe del suo onore. Di quello di cento, mille cuori simili al suo, tutti grondanti di fede genuina. E, per esteso, del buon nome delle due città, così vicine eppure tanto lontane. Che al derby affidano ogni volta il compito di dirimere una rivalità secolare, che impregna la quotidianità condendola di sano campanilismo e che il formidabile potere evocativo del calcio sa amplificare all’ennesima potenza quando scocca l’ora della verità.

La curva granata: coreografia dei tifosi del Fano

La curva granata: coreografia dei tifosi del Fano

Nella nostra galleria infinita di immagini e ricordi, che ci scorre idealmente davanti agli occhi come un film senza fine, proviamo a isolare alcuni momenti epocali, fermando fotogrammi che, superati i limiti della storia, sono ormai divenuti parte della leggenda. Il derby più esaltante? Non c’è dubbio. La vittoria al “Benelli” per 1-0 nell’ottobre del 1989 ci vibra ancora dentro per quanto fu enorme la sua portata. Il diabolico tracciante di Carta tramortì le truppe avversarie e diede all’armata di Ciccio Esposito la piena consapevolezza del proprio valore, poi certificato dalla trionfale promozione in C1. Il più triste? Beh, la mortificante sconfitta subita al “Mancini” nel torneo ’87-’88 (0-1, rete di Perotti), al di là dell’onta casalinga, costituì l’autentico prologo alla mesta retrocessione che sarebbe seguita di lì a breve. Il più scontato? Sono due, in verità. Nel campionato 1975-‘76, si era in serie D come oggi, per impedire agli assatanati uomini di Santarelli di vincere le gare una domenica sì e l’altra pure ci sarebbero voluti i mezzi corazzati, altro che i pallidi biancorossi. Finì infatti 3-2 in riva al Metauro e 1-0 al di là del Fosso. Ordinaria amministrazione per i fenomenali Ferrini, Pagliacci, Bologna & Company. Il più bello sugli spalti? Senza dubbio il cosiddetto ‘derby dei cuori’ (aprile ’95), con la curva granata che a guardarla da fuori metteva i brividi. Il più spiacevole dal punto di vista personale? Quello di andata sempre nell’anno 1987-’88, evidentemente segnato dal destino. In campo fu un nulla di fatto piuttosto scialbo ma all’uscita il vostro umile cronista ebbe la sventura (o il coraggio? o l’incoscienza?) di capitare da solo in mezzo ad un nugolo di ultras vissini portando al collo la sciarpa con gli amati colori. Risultato: vessillo sottratto e gran calcio ad una gamba da parte di un esagitato. Inutile dire che fece molto più male il furto del segno distintivo… Il derby più atteso, per finire? Semplice: quello che deve venire. E poi quello che lo seguirà. E così via nella continua aspettativa di un evento magico. Che sa sempre riproporsi come unico. Irripetibile. E dunque necessario. Al di là e al di sopra del campanile.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>