Attenzione, curva pericolosa. Alma, gli insegnamenti del derby secondo Sandro Candelora

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24 marzo 2014

Sandro Candelora

FANO – Cosa rimane dentro dell’attesissima sfida con la Vis, ora che l’acre fumo della contesa si dirada e il grande evento viene consegnato agli archivi? Beh, in primo luogo e senza alcuna ombra di dubbio il dolce sapore della vittoria. Un gusto che ci pervaderà a lungo e che andrà centellinato sorso dopo sorso, proprio come si fa con una bevanda di prima qualità. Dopotutto, per dirla con Nino Manfredi, il derby è un piacere ma se non lo vinci che piacere è? Che poi il match-winner sia stato Alex Nodari non fa che sancire il principio che quando il gioco si fa duro sono i duri a giocare. Da vero capitano coraggioso (e ciò non deve togliere nulla ai suoi valorosi compagni d’arme, inappuntabili nella circostanza), il nostro, già fanese di elezione, anche contro i cugini si è preso sulla spalle il peso della battaglia e l’ha risolta con un audace colpo da maestro. C’è già chi lo vuole sindaco mentre altri lo proclamano beato. Noi più modestamente lo eleggiamo (anzi, lo esigiamo) punto fermo dell’Alma vincente che verrà. Che dovrà necessariamente venire. Già, perchè un pubblico così non può non meritare e pretendere una squadra che dia nuove, grosse soddisfazioni. Questa è infatti la nota più lieta della partita, una sorpresa per molti, null’altro che una semplice conferma per noi. L’immagine della curva granata sarà difficile dimenticarla a breve. Gremita, compatta, unita in un solo, costante incitamento dall’inizio alla fine del match. Uno spettacolo da brividi al quale ci piace pensare hanno preso spiritualmente parte da lassù Rara, Bronco, Ezio, finanche Romano e il buon Turiddu. Un caldo, impressionante muro di folla, degno almeno della Serie B, che va elogiato in blocco e nel contempo in ciascuno dei suoi componenti, dall’incallito ultrà che non ne perde una, con qualsiasi tempo e sotto ogni latitudine, al supporter avventizio che non ha resistito all’ancestrale richiamo della foresta. Ecco, questa è la passione mai sopita che cova sotto la cenere delle tante mortificazioni subite e che attende solo la miccia per accendersi come un fuoco capace di trascinare i giocatori, annichilendo gli avversari. Un patrimonio, a ben guardare il più solido, su cui investire. Robuste fondamenta capaci di sostenere un futuro da vivere su ben più alti palcoscenici. Ci pensi chi quell’avvenire dovrà (meglio, deve già da ora) progettarlo. E questa volta senza errori di sorta.

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