Interruzione gravidanza e obiezione di coscienza al Marche Nord, l’on. Ricciatti (Sel): “Intervenga la Regione”

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5 aprile 2014

FANO – “Le scelte individuali di obiezione di coscienza non possono essere fatte pagare alla collettività”. L’On. Lara Ricciatti (Sel) interviene ancora una volta a difesa della legge 194/78 ancora disattesa, dopo 36 anni dalla sua entrata in vigore, in diverse aree della regione Marche.

Secondo i dati forniti dalla Regione, infatti, il numero di medici e paramedici obiettori di coscienza nelle varie strutture ospedaliere marchigiane, rende di fatto di difficile applicazione l’interruzione di gravidanza.

“La legge 194 non è una legge come le altre – spiega la deputata di Sinistra Ecologia Libertà – è stata istituita sulla spinta di un forte consenso popolare. E’ inconcepibile dover assistere al suo svuotamento per supposte ragioni organizzative”.

Prendiamo il caso dell’ospedale di Fano, ad esempio: il 92% del personale paramedico è obiettore, rendendo praticamente impossibile effettuare interventi di interruzione di gravidanza. A poco vale la precisazione degli Ospedali Riuniti Marche Nord, apparsa pochi giorni fa sulla stampa locale, secondo la quale il diritto sarebbe garantito dall’essere il presidio di Santa Croce di Fano appartenente all’Azienda Ospedaliera Marche Nord, di cui fanno parte anche i due stabilimenti ospedalieri del Presidio San Salvatore di Pesaro, dove il dato dell’obiezione di coscienza è più contenuto.

“Il diritto delle donne all’interruzione di gravidanza non può diventare una specie di gioco dell’oca alla ricerca dell’ospedale giusto o del personale non obiettore – argomenta la Ricciatti – ne è giustificabile la girandola di medici e paramedici da una struttura all’altra. La realtà è evidentemente una difformità di accesso ai servizi previsti dalla normativa, creando discriminazione per le donne residenti”.

Le soluzioni sono semplici ed immediatamente applicabili. Basterebbe che la direzione dei presidi in cui si effettua l’interruzione di gravidanza sia affidata a personale non obiettore e che il requisito della non obiezione sia introdotto per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori.

Attuando poi l’istituto della mobilità, previsto dalla stessa Legge 194/78, si potrebbero coprire le carenze di medici e infermieri non obiettori.

“Rispetto la scelta individuale dell’obiezione di coscienza, ma questa non può prevalere rispetto ad un diritto riconosciuto dallo Stato, tantomeno essere strumentalmente utilizzata per negare un diritto acquisito. Auspico ancora una volta – conclude l’On. Ricciatti – un intervento risolutivo della Regione, per troppo tempo inerte su questa materia”.

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