Vuelle, e adesso? Solo matematica e fortuna. Dalla convivenza Turner-Petty a Dell’Agnello: facciamo il punto

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7 aprile 2014

PESARO – E adesso? Adesso si spera solo nella matematica ma tutti i quattromila che sono usciti con facce tristi e arrabbiate dall’Adriatic Arena, sono consapevoli che con la sconfitta conto Cremona, le speranze di rimanere in serie A senza aiuti dall’esterno sono ridotte come un tanga sul fondoschiena di una bella ragazza brasiliana sulle spiagge di Rio de Janeiro. Anche perché Montegranaro ha un calendario complicato ma non impossibile e soprattutto la Sutor non dà mai la sensazione di partire battuta, cosa che non si può dire altrettanto di una Vuelle che molte volte si è accontentata di non prenderne trenta, senza pensarci nemmeno di provare a giocarsi in ogni caso la partita, sperando magari in una pessima serata degli avversari.

E adesso ci si deve chiedere il motivo per cui un coach che è ultimo in classifica da 24 giornate consecutive non sia stato mai messo in discussione. Cosa perlomeno curiosa in uno sport di squadra come la pallacanestro, dove a tutti i livelli una delle mosse primarie è il famigerato cambio di allenatore per dare una scossa all’ambiente, evento che magari non porta sempre frutti positivi, ma che comunque può servire per dare un segnale ai tifosi ed ai giocatori, ai quali una faccia nuova può dare motivazioni che non riescono a trovare in sette mesi di routine.

E adesso ci si deve domandare se sul mercato non ci fosse niente di meglio di Perry Petty, giocatore discreto ma che difficilmente tra due anni vedremo in Eurolega, come millantato da qualche procuratore e che soprattutto non ha le caratteristiche che sarebbero servite alla Vuelle per fare il famoso salto di qualità, in una squadra che pur avendo il miglior centro del campionato, non riesce a servirlo con assiduità, della sua difficile convivenza con Turner ce ne eravamo accorti già dalla seconda partita giocata insieme e dopo dieci incontri è ormai chiaro che sono due giocatori che devono avere il pallone in mano per produrre punti, con la piccola differenza che Turner è un “closer”, mentre Petty non ha mai fatto vincere una partita alla Vuelle e minare la sicurezza psicologica dell’unico del tuo roster in grado di toglierti dalle sabbie mobili negli ultimi due minuti non è stata una mossa straordinaria.

E adesso ci si deve chiedere come sia possibile che dopo 26 giornate la Vuelle non abbia una sua identità difensiva, quella alla quale affidarsi quando il tuo attacco non gira a dovere, ma dopo aver visto Johnson e Petty scontrarsi tra loro, non avendo la più pallida idea della posizione da assumere nella strana zona adeguata messa in campo da Dell’Agnello nell’ultimo quarto contro la Vanoli, inutile farsi troppo illusioni su un repentino cambio di rotta in questo ultimo mese e non rimane che prendere consapevolezza che ci sono delle squadre che nascono male e crescono peggio, soprattutto quando non hai insegnanti all’altezza della situazione.

E adesso ci sarebbe anche la pausa dell’All star Game di domenica prossima per cambiare l’allenatore, anche se francamente non ci sono santoni in giro che accetterebbero di venire a Pesaro in una situazione disperata e probabilmente la mossa arriverebbe in ritardo di almeno un paio di mesi, così i tifosi pesaresi avranno quindici giorni per rimuginare sul reale impatto che la sconfitta contro Cremona avrà sul campionato pesarese e daranno stancamente un’occhiata al calendario delle ultime quattro giornate, illudendosi magari in qualche miracolo sportivo, ma consapevoli che se hai vinto sei volte su ventisei, hai il posto in classifica che ti meriti senza parlare di sfortuna o di malasorte.

 

IL MOMENTO DELLA SQUADRA:

 

Se quella contro la Vanoli fosse stata la prima partita vista in questa stagione della Vuelle da un ipotetico tifoso tornato a Pesaro dopo un lungo peregrinare per il globo terracqueo, in 40 minuti avrebbe capito tutti i pregi e difetti della Victoria Libertas senza aver bisogno di un riassunto delle puntate precedenti: primo quarto giocato bene, anche molto bene in certi frangenti, con qualche schema ben eseguito e gli avversari che sembrano accusare problemi difensivi, ma il tabellone invece di confermare la buona sensazione con un vantaggio di una decina di punti recita 25-22 e ci di domanda come sia possibile, avendo la Vuelle dominato per dieci minuti, arriva il secondo quarto con la panchina pesarese che giocoforza deve rimanere in campo per diverso tempo, ma ci si accorge che Pecile non è più quel atleta brillante dei tempi d’oro, che Musso rimane un giocatore delle serie inferiori che prova a combinare qualcosina di buono e che Dordei sarebbe un discreto cambio del cambio del centro titolare, tutto qui perché di Bartolucci non si hanno notizie e il decimo a referto è un ragazzino che cambia ad ogni match, ma tutto sommato ancora qualche pallone pulito arriva ad Anosike ed il nigeriano si conferma a tratti dominante e Trasolini, senza strafare, si fa vedere con punti, rimbalzi e stoppate, così il primo tempo si chiude con la Vuelle leggermente in vantaggio, senza avere comunque nessuna reale sicurezza sull’esito finale del match.

Arriva il terzo periodo e Pesaro si porta sul più 11, sarà il break decisivo? In fin dei conti si gioca a casa nostra una partita che sai di non poter perdere e gestendo con oculatezza il vantaggio non dovresti avere troppi problemi a portarti a casa la vittoria, magari affidandoti ad una difesa arcigna, ma il nostro ipotetico neofita della Vuelle 2013-14 non ha mai assistito ai blackout ormai leggendari della Pesaro attuale e senza nemmeno capire da che parte è arrivato il colpo, la VL si ritrova al tappeto dopo aver subito un parziale di 24 a 5 che gli ospiti hanno messo a segno senza neanche sforzarsi troppo, ma approfittando solamente della confusione creata sul parquet da Pecile e Petty, in palese difficoltà nella costruzione di un’azione degna di questo nome, dove per vedere un pick and roll devi rivolgerti a “Chi l’ha visto?”.

Ma in fin dei conti siamo ancora sotto di sole quattro lunghezze e dall’altra parte non c’è Milano ma la terzultima della classe, così bastano un paio di triple e ci si ritrova sull’80 pari con cinque minuti da giocare, da chi andare per cercare di vincere la partita? Ma da Turner naturalmente, l’unico con la classe per realizzare i canestri decisivi, ma se Elston non è in serata, esisterà un piano B? No, e tra palloni persi in maniera dilettantistica e tiri da tre scagliati giusto per fare qualcosa, arriva la ventesima sconfitta di questo travagliato campionato, non sappiamo se all’Adriatic Arena fosse presente veramente il nostro ipotetico neospettatore, ma per gli altri 4000 non è stata una grossa sorpresa l’ennesima serataccia dei ragazzi di Dell’Agnello, al termine di un brutto film visto troppe volte in questi mesi.

 

I PIU’ ……..

 

O.D: Anosike: Dopo aver assaggiato l’Eurolega nella sfida contro Milano, Anosike si ritrova a duellare contro avversari alla sua portata e ritrova le sue consuete cifre, con canestri anche di pregevole fattura e un paio di tap-in spettacolari, peccato che nella ripresa non abbia più ricevuto un pallone giocabile, altrimenti le sue statistiche sarebbero ulteriormente lievitate verso l’alto.

 

Marc Trasolini: Non avrà una personalità dominante, ma la tecnica non gli fa certamente difetto, stoppate, rimbalzi e canestri al termine di buone giocate, anche se la tendenza a fare solo quello che gli si richiede senza uscire dagli schemi è un vizio che non riesce ancora a togliersi.

 

…… E I MENO DELLA SFIDA PESARO – CREMONA

 

Tiri Liberi: Nel primo tempo la Vuelle ne sbaglia sette, precludendosi la possibilità di allungare ulteriormente nel punteggio, chiude con 18 su 27, per una percentuale del 67% che la conferma all’ultimissimo posto di questa fondamentale specialità.

 

Tiro da tre: 8 su 23, Petty e Turner ne sbagliano quattro a testa senza segnarne nemmeno una, Musso non è più un fattore e l’unico a salvarsi sembra Johnson, troppo poco per sperare di lasciare l’ultimo posto anche di questa specialità.

 

Petty e Pecile: Perché continuare a cercare improbabili entrate contro la difesa schierata invece di provare a servire il buon Anosike? Dalla risposta negativa a questa domanda arrivano i veri motivi della sconfitta della Vuelle.

 

Bernardo Musso: In difesa gli va via chiunque gli passi davanti, anche per caso, in attacco non esistono blocchi per liberarlo al tiro e se deve segnare in entrata avrebbe bisogno di spazi più ampi, impossibili da ottenere in serie A, il girone d’andata ci aveva illuso, ma nel ritorno tutti i suoi limiti sono emersi prepotentemente.

 

DAGLI ALTRI PARQUET:

 

Milano continua nella sua corsa solitaria grazie alla vittoria nel derby contro Cantù che perde così la seconda posizione scavalcata da Siena vittoriosa al fotofinish nella battaglia contro Sassari che ha fallito per due volte il tiro della vittoria, Brindisi si era fatta male da sola nell’anticipo, perdendo un match rocambolesco sul campo di Montegranaro, mentre Reggio Emilia ipoteca il settimo posto dopo i due punti casalinghi conquistati contro Roma. Si fa sempre più accesa la lotta per l’ultimo posto utile per i playoff dopo la sconfitta subita da Caserta a Varese che la insegue a soli due punti, quota 22 raggiunta anche da Bologna che affianca Avellino dopo averne espugnato il campo e da Pistoia che esegue la stessa operazione ai danni di Venezia.

 

 

Per leggere la cronaca della partita Vuelle-Vanoli Cremona clicca qui http://www.pu24.it/2014/04/06/disastro-vuelle-dal-11-a-una-sconfitta-che-spinge-pesaro-a-passo-dalla-legadue/

Un commento to “Vuelle, e adesso? Solo matematica e fortuna. Dalla convivenza Turner-Petty a Dell’Agnello: facciamo il punto”

  1. Fabrizio scrive:

    Come volevasi dimostrare, Pesaro è spacciata, ora e probabilmente anche in futuro
    visto che non è bastato neanche giocare il massimo campionato e perdipiù in un impianto,
    a sentir dire da qualcuno, futuristico ed efficiente, per trovare qualche soldo; figurarsi
    in lega 2, dove al palazzone ci saranno si e no 500 persone con incassi ridicoli e dove
    si assisterà ad una campagna abbonamenti poverissima di consensi. Oddio, tutto è
    possibile, ma le previsioni danno il basket pesarese ad alto livello in vertiginosa picchiata.
    Purtroppo si raccolgono i frutti di un’estate travagliata, dove è stata costruita una
    squadra mediocre, con giocatori da 500 euro al mese ormai oltre il fine carriera e dove
    i dirigenti e la società stessa hanno mostrato limiti mostrusamente insufficienti.
    Criticare Dell’Agnello è forse l’unica cosa sbagliata, solo un pazzo avrebbe accettato di
    allenare a Pesaro, e lo stesso coach non è nè l’uomo dei miracoli, nè superman e per
    salvare questa pseudo squadra non sarebbe bastato neanche il genio della lampada.
    Il prossimo futuro ci dirà se veramente è possibile il ripescaggio, per il quale occorrono
    due considerazioni: 1) ci vogliono 250.000 euro per poter essere ripescati, e dove sono?
    2) Pesaro dovrebbe prendere il posto di Siena, ma il basket nazionale è comandato da un
    certo sig. Minucci, ex patron della stessa Siena, pensate che non trovi una scappatoia
    per salvare la sua ex squadra? Solo un utopista penserebbe di no.

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