Fano, Sinistra Unita: “Dragaggio del porto, ennesimo rimpallo della Regione”

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8 aprile 2014

FANO – Finalmente è arrivata la risposta della Giunta Regionale  – scrive in una nota Sinistra Unita – all’interrogazione che i Consiglieri Regionali Binci e Bucciarelli, su indicazione del Consigliere Comunale Samuele Mascarin di Sinistra Unita, hanno depositato in relazione al problema del dragaggio del Porto di Fano e alla sua parziale inagibilità.

 

Leggendo la risposta dell’Assessore Regionale Giorgi si evince che siamo di fronte all’ennesimo rimpallo di responsabilità fra Regione e Comune, ma la cosa interessante che emerge dalla risposta sono i dati:

 

“Dal rapporto Ispra “Piano di gestione dei sedimenti delle aree portuali presenti nella Regione Marche”, del dicembre 2012, per il porto di Fano è emerso che circa 43.600 metri cubi dei sedimenti ivi presenti sono in classe di qualità A, 8.914 metri cubi classe A1 e 34.695 metri cubi classe A2 e circa 57.000 metri cubi sono in classe di qualità B”.

 

Per i non addetti ai lavori la classe di qualità A indica che i “fanghi” possono essere riutilizzati per il ripascimento dell’arenile (classe di qualità A1) e di spiaggia sommersa o ributtati in mare (A2). Praticamente poco meno della metà dei fanghi che dovrebbero essere dragati dall’imboccatura del Porto di Fano possono venire riutilizzati direttamente.

 

Continuando nella lettura della risposta risulta che il Comune di Fano ha presentato un progetto di riutilizzo di parte di questi fanghi per dei lavori di ripascimento in località Gimarra. Solo che questo progetto era incompleto. Alla richiesta di aggiunte da parte della Regione il Comune ha risposto con una nota integrativa… incompleta anche questa!

 

Sono anni che i lavoratori del Porto e dell’indotto vivono in uno stato di emergenza continua, subendo il dilettantismo di questa amministrazione comunale, volutamente scritto con le lettere minuscole. Queste persone meritano maggiore serietà e chiarezza da parte delle istituzioni. Il comparto ittico deve tornare a essere una fonte primaria di ricchezza e di lavoro per la nostra Città come è stato in passato. Ma chi di dovere ha per l’ennesima volta fallito dimostrando di essere inadatto. Fortunatamente mancano sole poche settimane alla fine di questa giunta, anche qui scritto volutamente minuscolo. Il lavoro che ci aspetta per tornare quanto meno alla normalità è tanto….

 

Samuele Mascarin Consigliere comunale Sinistra Unita

Di seguito la risposta completa:

Paola GIORGI. In relazione all’interrogazione ad iniziativa dei Consiglieri Binci e Bucciarelli, avente per oggetto “Dragaggio del porto di Fano”, si rappresenta quanto segue.

Con legge regionale 17 maggio 1999, n. 10 sono state attribuite ai Comuni le funzioni amministrative concernenti la progettazione e l’esecuzione degli interventi di costruzione, bonifica e manutenzione dei porti di rilievo regionale ed interregionale, nonché le opere a servizio dell’attività portuale e sono state mantenute in capo alla Regione le funzioni di pianificazione.

Tra gli interventi di manutenzione rientrano, a pieno titolo, le attività di dragaggio dei fondali per garantire l’accessibilità, l’operatività delle strutture portuali nonché la sicurezza della navigazione.

Nelle materie e nei settori considerati dalla legge regionale 10 del ’99, spetta, infatti, ai Comuni la generalità delle funzioni non espressamente riservate, dalla stessa legge, alle Regione, alle Province e alle Comunità montane, salvo diversa previsione relativa a singole materie o settori.

Il problema del dragaggio dei porti nasce sostanzialmente da quando con l’articolo n. 106, comma 2, del decreto legislativo n. 112/98, è stato soppresso il servizio escavazione porti del Ministero dei Lavori pubblici che annualmente dragava tutti i porti regionali conferendo, per lo più, le sabbie in siti di sversamento a mare o in strutture di contenimento all’interno dei porti (colmata al porto di San Benedetto o al porto di Ancona).

Da quando, nel 1999 è entrata in vigore la legge regionale 10 del ’99, è emersa subito la difficoltà da parte delle strutture tecniche dei Comuni di avviare la gestione di tali materiali per due ordini di motivi: l’indisponibilità di strutture di contenimento dei fanghi nelle singole realtà portuali e il venir meno delle aree di sversamento a mare fino ad allora utilizzate dal Servizio escavazione porti.

Con gli anni, poi, la normativa statale in materia ambientale ha ulteriormente modificato li regime di gestione dei materiali provenienti dall’escavo dei fondali portuali rendendo sicuramente più difficoltosa la loro gestione.

La Regione nel rispetto delle proprie funzioni pianificatorie, annualmente, sulla base delle richieste dei Comuni e soprattutto delle risorse finanziarie disponibili, ha sempre trasferito ai Comuni, per i porti di propria competenza, le risorse per le manutenzioni di tali strutture tra le quali anche quelle di dragaggio.

Le risorse finanziarie inizialmente trasferite dallo Stato alle Regioni per la gestione di tale complesso problema si sono sempre dimostrate di modesta entità e, sia per questo motivo, sia per fornire un supporto tecnico agli uffici comunali, la Regione nell’anno 2008 ha sottoscritto un Accordo di programma con il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, i Comuni di Civitanova Marche, Fano, Numana e Senigallia, sede di porti regionali, l’Autorità portuale di Ancona e l’Icram per i dragaggi e lo sviluppo sostenibile delle aree portuali presenti nella Regione Marche, finalizzato a dare attuazione agli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree portuali marchigiane.

In tale accordo è stata prevista la compartecipazione finanziaria della Regione, dei Comuni, dell’Autorità portuale e del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di una struttura idonea, la vasca di colmata che è situata presso il porto di Ancona, a contenere il materiale proveniente dai dragaggi che non possa essere riutilizzato lungo la costa per altre finalità e che non possa essere conferito in mare e che non debba essere destinato a discarica.

Nell’accordo di programma, alla luce del quale è stata anche stipulata una convenzione con l’Ispra per verificare l’efficienza dei processi di trattamento applicati ai sedimenti, sono state anche definite, per ogni porto, le quantità di materiali da dragare e le loro opzioni di gestione.

Dal rapporto Ispra “Piano di gestione dei sedimenti delle aree portuali presenti nella Regione Marche”, del dicembre 2012, per il porto di Fano è emerso che circa 43.600 metri cubi dei sedimenti ivi presenti sono in classe di qualità A, 8.914 metri cubi classe A1 e 34.695 metri cubi classe A2 e circa 57.000 metri cubi sono in classe di qualità B. La classe di qualità A, rilevata mediante analisi chimiche, microbiologiche ed ecotossicologiche, serve ad identificare la possibile opzione di gestione successiva all’escavo e quindi a favorire il riutilizzo e ridurre il ricorso alla discarica, laddove tali sedimenti non abbiano caratteristiche tali da dover essere considerati rifiuti.

La deliberazione di Giunta regionale n. 255 del 2009 identifica le opzioni di gestioni possibili e preferibili per i sedimenti in relazione alla loro classe di qualità; in base a tale tabella ed agli esiti della caratterizzazione Ispra, sopra sintetizzata, potenzialmente i sedimenti in classe A1 possono essere impiegati per il ripascimento degli arenili, i sedimenti in classe A2 per il ripascimento di spiaggia sommersa e, in subordine, l’immersione in mare. I sedimenti in classe B devono essere refluiti all’interno di vasche di colmata.

Le risorse finanziarie trasferite dal 2003 al 2010, dalla Regione al Comune di Fano, per le manutenzioni e da quest’ultimo utilizzate per i dragaggi e gestione dei materiale ammontano a 3.145.737,35 euro sulla base dei dati comunicati dal Comune.

A partire poi dal 2011 la Regione ha trasferito risorse per un totale di 932.000 euro, con i quali il Comune ha provvisoriamente stoccato, in attesa della realizzazione della vasca di colmata di Ancona, circa 21.000 metri cubi di materiale parte in un’area interna al porto e parte in località Torrette di Fano.

I lavori per la realizzazione della vasca di colmata nel porto di Ancona sono stati consegnati il 22 maggio del 2013 e la data di fine lavori è prevista entro il prossimo mese di maggio.

Per quanto riguarda la realizzazione dell’area a mare è in corso la stipula di una convenzione con l’Autorità portuale di Ancona al fine di riservare ai porti marchigiani quota parte dell’area in corso di caratterizzazione per i “lavori di escavo per adeguamento fondali antistanti il primo tratto della banchina rettilinea alla quota del piano regolatore portuale”.

Poiché, inoltre, l’immersione in mare dei sedimenti è soggetta a Valutazione dì Impatto Ambientale, come chiarito dal Ministero dell’Ambiente con nota n. 696 del 10 gennaio 2013, è attualmente in corso ed in fase conclusiva, anzi concluso, presso la Posizione di Funzione Valutazioni e autorizzazioni ambientali, il processo di definizione dei contenuti dello Studio di impatto ambientale (lo scooping), di cui all’articolo 21 del decreto legislativo n. 152 del 2006, per uno specifico progetto proposto dall’Autorità portuale del porto di Ancona.

Per quanto concerne la gestione dei sedimenti del porto risultati in classe A è necessario chiarire che l’auspicabile successivo utilizzo per ripascimento è, tuttavia, soggetto ad ulteriori vincoli inerenti alla granulometria del materiale impiegato, cioè quello che va a ripascimento, infatti per il ripascimento di spiaggia emersa è necessario che i sedimenti abbiano un contenuto medio di pelite inferiore al 15%, per i ripascimenti di spiaggia sommersa che i sedimenti siano prevalentemente sabbiosi, in entrambi i casi, inoltre, i progetti devono essere sottoposti a verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (cioè uno screening di VIA).

Con deliberazione n. 294 del 2013, sono stati forniti tutti gli indirizzi applicativi ed interpretativi sull’inquadramento progettuale, autorizzativo e procedimentale delle diverse fattispecie di movimentazione di sedimenti in ambiente marino costiero. La sopra citata delibera specifica che i sedimenti provenienti dall’escavo di aree portuali, qualora abbiano le caratteristiche di qualità ambientale e granulometriche adatte e a determinate condizioni, possono essere impiegati per la manutenzione di precedenti interventi di ripascimento, per i ripascimenti di ridotta entità e per interventi di ripristino del profilo di spiaggia.

Con la delibera di Giunta n. 294 del 2013 per ogni fattispecie di movimentazione viene elencata dettagliatamente quale materiale possa essere utilizzato, chi sia l’Autorità competente all’autorizzazione, le condizioni per cui l’intervento possa essere autorizzato, quali siano gli ulteriori atti di assenso necessari ed infine, i contenuti dei progetti degli Interventi.

In data 30 aprile 2013 con nota prot. 31691 (acquisita agli atti il 7 maggio 2013) il Comune di Fano ha presentato una prima istanza di autorizzazione alla Regione per il dragaggio dell’imboccatura del porto con utilizzo dei materiali derivanti dallo stesso per la manutenzione di un precedente intervento di ripascimento in località Gimarra. Poiché il progetto presentato era non conforme alle norme e regolamenti vigenti (in termini, ad esempio, di individuazione dell’Autorità competente, di quantità di materiali impiegati in termini dì metri cubi per metro lineare di spiaggia interessata, di percentuali di pelite contenute all’interno dei sedimenti, eccetera) in data 3 giugno 2013 si è svolto un incontro tra i funzionari del Comune, i funzionari regionali responsabili della Via e l’Arpam, per indicare le modifiche necessarie ed il corretto inquadramento del progetto, ai sensi della delibera di Giunta n. 294 del 2013 che ho richiamato prima.

Il 20 novembre 2013, con una ulteriore nota a protocollo, il Comune di Fano ha inviato alla Regione una relazione tecnica integrativa e relativa tavola grafica ad integrazione del progetto presentato il 30 aprile 2013, senza, tuttavia, modificarlo come indicato, ma solo allungando il paraggio dì intervento, cioè la lunghezza del tratto di costa interessata dal riutilizzo dei sedimenti. Con nota del 23 dicembre 2013 è stato chiarito che la Regione non autorizza il dragaggio portuale, ma le possibili opzioni di gestione dei materiali derivanti da tale intervento, per le cose che ho detto prima chiaramente, e come specificato al punto 2.3 del Capitolo 2, allegato 1, della delibera di Giunta più volte richiamata n. 294 del 2013, l’Autorità competente al rilascio dell’autorizzazione per la realizzazione degli interventi manutentivi è il Comune stesso; il progetto presentato non è inquadrabile come manutenzione di un precedente intervento di ripascimento in relazione alle condizioni specificate, sempre in quella delibera di Giunta regionale, cioè la percentuale di pelite inferiore al 15% solo nel caso in cui i precedenti interventi di ripascimento realizzati in località Gimarra, dal 2003 al 2004, siano stati sottoposti a screening di Via e i precedenti interventi non sono stati sottoposti a tali valutazioni; al ricevimento di un progetto dei riutilizzo dei sedimenti portuali conforme alle norme vigenti, sarà cura chiaramente degli uffici competenti effettuare le istruttorie e le valutazioni ambientali con la massima sollecitudine possibile, come, d’altro canto, si è fatto lo scorso anno per gli oltre trenta interventi di movimentazione di sedimenti in ambiente marino costiero pervenuti.

Aggiungo a questa dettagliata relazione forse anche un po’ troppo tecnica che abbiamo avuto un incontro con il Comune di Fano, circa tre settimane fa, dove abbiamo chiarito molti aspetti relativi a questa questione, ai riutilizzi del materiale per eventuali interventi di manutenzione delle spiagge, quindi ripascimenti e anche altre indicazioni sempre sui ripascimenti. Grazie.

 

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