Stiamo navigando a vista

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11 aprile 2014

Siamo stati i primi a scrivere 4 mesi fa  che “La crisi è finita. Ma il disagio continua”. Ieri il Presidente della Bce Mario Draghi ha detto che “il peggio è passato, ma la gente soffre”.

Mario Draghi oggi è il più grande italiano che abbiamo, e sta facendo un servizio unico in Europa.

Pochi giorni fa nella sua relazione ha confermato la previsione che avremo ancora  un prolungato periodo di bassa inflazione, cui seguirà una normalizzazione. Il Governatore della Bce ha anche detto che il picco più alto della disoccupazione è alle spalle, d’ora innanzi possiamo solo migliorare.

Non l’ha pensata così il Fondo Monetario Internazionale, che invece ha subito fatto un forte richiamo alla Bce; secondo la Presidente Lagarde  la bassa inflazione rischia di “sopprimere” ripresa economica e lavoro. Draghi ha risposto, polemicamente, dicendo che il FMI è molto generoso con i suoi consigli sottolineando come il FMI dovrebbe rilasciare dei comunicati anche prima  di una riunione della Federal  Reserve negli Stati Uniti.

Il premier Matteo Renzi

Il premier Matteo Renzi

Ma torniamo alle cose di casa Italia. In questi ultimi giorni tutti hanno sentito più volte scandire queste parole: spending  review, work in progress, populismo, job act, spot, dipendenti pubblici, manager pubblici, riforma del senato, spesa pubblica, principio di solidarietà,principio di equità, eliminazione delle sperequazioni.

Tutto sotto controllo? In realtà “stiamo navigando a vista”.

L’abbiamo detto e ridetto: siamo d’accordo, era ora di cambiare, per ridare a chi ha sempre dato e togliere a chi ha sempre preso… e che da qualche parte si doveva  pur cominciare, sottolineando che governare è veramente difficile.

Ma  la fretta è una cattiva consigliera, sempre.

Per fare bene le cose è imprescindibile mantenere fermi alcuni principi e limitare al minimo eventuali promesse e spot, soprattutto quando si parla di numeri . E’ anche vero che a volte può far bene per riacquistare velocemente la fiducia (quella degli italiani e del mondo) che manca da un pezzo…  ma l’esperienza insegna che ‘accelerare’ può creare problemi alla ‘sicurezza’ con più probabilità di “incidenti” .

Il Def  (documento di economia e finanza) dell’altra sera non ha fugato i dubbi che da giorni circolano negli  ambienti  economici di casa nostra: il governo ha detto che le coperture verranno in gran parte dalla revisione della spesa. Solo dalla spending 6,7 miliardi… poi dall’Iva e dalle Banche – le banche pagheranno più tasse sulle plusvalenze derivanti dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia: l’imposta infatti salirà al 26% dal 12% attuale -, non chiarendo il dettaglio dei tagli ma solo le ragioni macro. Le dichiarazioni si sono incentrate nei capitoli sui provvedimenti  con i quali coprire il maggior sconto di 80 euro per i lavoratori dipendenti a reddito medio basso (“una nuova quattordicesima”) definendolo  “una terapia d’urto”.

Il Def ha delineato tutto il Piano nazionale delle riforme con le indicazioni fondamentali sulla politica economica del governo, la volontà di tagliare il cuneo fiscale a favore dei lavoratori e l’obiettivo di coprire tutta l’operazione con i tagli di spesa  e la riduzione dell’Irap a favore delle imprese, trovando le coperture nell’aumento delle rendite finanziarie. E’ stata indicata inoltre la linea di privatizzazioni per ridurre il debito e l’ammontare, 20 miliardi, di pagamenti della P.A. che saranno accellerati anche grazie all’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Infine il taglio degli stipendi dei manager pubblici. Una mossa altamente popolare: i nuovi tetti si attesteranno intorno ai 270 mila euro annui (238 per il governo) per i vertici (stesso livello del Presidente della Repubblica Napolitano che da quest’anno si è ridotto, ma solo per sua volontà, lo stipendio a 238 euro, riversando nelle casse del Quirinale la sola differenza..), poi  190 mila per i capi dipartimento, 120 mila euro per i dirigenti di prima fascia, 80 mila euro per quelli di seconda . Il taglio comunque sarà progressivo per tutti i redditi sopra i 70 mila euro con un risparmio a regime di circa 700 milioni l’anno. Anche qui molte le perplessità dovute alla questione reale dei contratti a tempo indeterminato vigenti ed esistenti legislativamente parlando, come si potrà andare a modificarli?.. forse al rinnovo di qualche vertice di nomina come quelli che sono in scadenza tra pochi giorni nelle principali aziende statali; su questo aspetto non trascuriamo il fatto che aziende come ENI, SNAM, TERNA, ecc.  sono di importanza strategica per il nostro business di Stato.

Ancora poi non si è parlato dell’altro capitolo importante: quello della Sanità. Il Governo  ha sottolineato che non ci saranno tagli lineari, ma sappiamo che di sicuro (il ministro Padoan nella sua “rigorosa” e ferma analisi lo ha più volte indicato) la spesa della sanità verrà comunque razionalizzata  attraverso l’applicazione in tutte le Regioni di costi standard ,tagli a posti letto, diffusione delle centrali uniche di acquisto e adozione di strumenti nuovi già previsti dalla legge ma poco utilizzati e diffusi, come la ricetta dematerializzata , il fascicolo sanitario elettronico e i referti digitali.

Non tralasciando gli inevitabili tagli alla difesa che si dovranno effettuare; quelli relativi al Ministero degli Esteri (già annunciato la chiusura di 4 ambasciate) che si prepara ad altre misure simili. Inoltre la cancellazione o la riforma di enti “inutili”, in primis il CNEL, ma poi anche l’ACI, l’Aran, l’ Isfol , l’Autorità di controllo dei contratti pubblici e l’Enit.  Ma come sappiamo oramai benissimo ogni taglio ha però un costo, quanto meno politico. L’idea per esempio di abolire le Camere di Commercio ha già sollevato polemiche molto trasversali, con Rete Imprese in prima fila, ma  anche da parte di chi in area parlamentare si dichiara vicino al Premier.

Infine ci preoccupano alcuni dei dati indicati: la disoccupazione salirà al 12,8 % nel 2014, dagli attuali 12,2 % del 2013. Il tasso dei senza lavoro scenderà al 12,5% nel 2015 e al 12,2 % nel 2016. Ciò sta a significare che solo dal 2017 avremo una ripresa dell’occupazione.  Il nostro Pil crescerà dell’0,8% nel 2014, del 1,3% nel 2015 e al 1,6% nel 2016. Previsioni riviste al ribasso rispetto a quelle realizzate dal precedente governo Letta per “estrema prudenza”.  Ma che il Fondo Monetario Internazionale reputa purtroppo ancora troppo ottimistiche. Nel World Economic Outlook del FMI il tasso  di sviluppo italiano, tra i più bassi in Europa,  è stimato appena lo 0,6% quest’anno (in linea con la Grecia) e del 1,1% nel 2015 quando invece Atene è previsto volare al 2,9%.

Riteniamo queste cifre relative al nostro sistema Paese veramente “troppo” basse.

Siamo in grado di produrre molto di più. Abbiamo talenti dobbiamo innovare creando ricchezza nelle nuove frontiere ad esempio delle Energie Rinnovabili, attraverso i nuovi mestieri che escono dalla Rete.. conquistando nuovi business di qualità nelle eccellenze della moda, del design, dell’intrattenimento, del turismo.

Ok i tagli, anche strutturali, ok gli 80 euro ai dipendenti (anche se sarebbe bene far rientrare anche gli autonomi “seri” che hanno sempre pagato il loro contributo”), ma abbiamo bisogno di sviluppo e di crescere;  siamo un Paese di antichi NAVIGATORI… speriamo finalmente di poter gridare presto: Terra!!

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