Laboratorio di biologia marina di Fano, Seri e Fumante vogliono salvare il bene. “Patrimonio della città da valorizzare”

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14 aprile 2014

Il museo di biologia marina Fano

Il museo di biologia marina Fano

FANO – A Fano il tour delle proposte si occupa del Laboratorio di biologia marina. “Tutti conoscono questa struttura ubicata nel cuore della nostra riviera, tra l’affollatissima spiaggia della Sassonia, il porto e a due passi dal centro storico – scrivono Massimo Seri ed Enrico Fumante, rispettivamente candidato sindaco di Fare città (centrosinistra) e coordinatore del circolo Pd Fano centro mare – Costruito con finanziamenti della provincia di Pesaro ed Urbino e del Comune di Fano su terreno demaniale, oggi la struttura come tutti sanno è pressoché chiusa e sottoutilizzata da anni. Il bene è nelle disponibilità dell’università di Bologna e nello specifico del dipartimento di scienze biologiche, geologiche ed ambientali, per lo studio della biologia della pesca. La giunta Aguzzi in questi anni non si è mai interrogata sul destino di questa struttura vedendola come un corpo estraneo nel nostro territorio, indifferenti verso un bene importante in disarmo che tra un po’ non sarà più riutilizzabile. La prossima giunta, se guidata da Massimo Seri sindaco insieme al Pd di Fano e agli alleati, cercherà immediatamente di salvare il bene, attivando un sano e propositivo confronto con l’ente universitario verificando l’auspicata riapertura ed ampliamento dei corsi universitari rivolti alla biologia della pesca e della sua filiera”.

“Un settore sempre più in difficoltà – continuano Seri e Fumante – attorno al quale si muovono significativi finanziamenti anche a livello europeo per la ricerca e lo sviluppo del settore ittico dal punto di vista economico, turistico e anche ambientale. Un punto di riferimento dove valorizzare ed assistere le esperienze locali dell’associazionismo e dell’imprenditorialità alle prese con un mercato sempre più globalizzato ed in continuo mutamento. Un’eccellenza nella ricerca e sperimentazione applicata in grado di portare benefici diretti anche ai consumatori, attraverso la qualificazione e la sicurezza alimentare dei prodotti della pesca. All’interno dello stesso, sempre dentro un disegno che coinvolga istituzioni locali ed università, si potrebbero impiegare alcuni locali per realizzare il “museo della marineria fanese” che valorizzi il patrimonio storico-culturale fatto di volontari, operatori, artigiani desiderosi di mettersi a disposizione di un progetto che darebbe lustro alla nostra storia secolare. Un museo che parta dal basso recuperando radici e tradizioni a favore delle nuove generazioni all’interno di uno schema finaziariamente sostenibile per le casse della nostra città che ruota intorno al volontariato e alla buona volontà. Significativa sarebbe la ricaduta sul turismo, pensiamo al solo indotto scolastico con un bacino d’utenza almeno regionale, basti pensare che i nostri figli da Fano vanno in gita al museo del mare di Cesenatico (ironia della sorte). L’attrattiva sarebbe poi fruibile come detto dai numerosi turisti che frequentano la nostra riviera aiutando quindi un comparto che tutti sappiamo essere strategico per il futuro della nostra economia. Inoltre incuria, abbandono, verde incolto che circonda la struttura rappresentano un biglietto da visita imbarazzante per l’immagine della nostra città, che deve oggi assolutamente riutilizzare al meglio questa struttura pagata dai contribuenti”.

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