Le riflessioni di Durante (M5S) dopo l’incontro con Salviamo il centro storico

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16 aprile 2014

Henry Domenico Durante (Pesaro a cinque stelle)

Henry Domenico Durante (Movimento a cinque stelle)

Henry Domenico Durante*

PESARO – In Italia siamo abituati a sentire parlare tutti sulla gestione del patrimonio culturale e turistico, soprattutto chi non ha le minime competenze in un settore così delicato, tanto da sentirsi così onnisciente da non avere la necessità nemmeno di aprire un tavolo di confronto con gli esperti del settore. Ancor peggio è sentir parlare da opposizione coloro che sono stati fino ad oggi nelle stanze del potere!

Parlano di quello che si dovrebbe attuare per evitare di far chiudere per esempio la Biblioteca Oliveriana: ma se questa Istituzione Culturale si trova alla canna del gas, la motivazione sarà da ricercare in ciò che NON si è fatto prima?

Le risposte all’incontro di ieri sono riassumibili in poche mosse decise, concrete e urgenti.

E’ necessario recuperare i soldi da investire operando una seria ed efficace guerra agli sprechi. Questo si ottiene eliminando i “regali” di partito, cioè gli assessorati o i posti di rilievo per l’amico o per il partitino di coalizione, puntando sulla qualità e la razionalizzazione. Ottenere questi risultati economici per un partito è oggi impossibile, perfino con la tanto sbandierata unione dei Comuni che permetterebbe uno sblocco del patto di stabilità ma amplierebbe la platea di “amici” politici da accontentare; quindi nuovamente non basterebbero i soldi.

Si deve essere più incisivi nella ricerca di fondi che provengano da privati, dall’Europa, dalla Regione e perfino dallo stesso Stato, mediante la sapiente opera di chi è capace a ricercarli (esiste oggi? E’ mai esistito a Pesaro? Che risultati ha ottenuto?). Questo permetterebbe il recupero delle opere culturali presenti sul nostro territorio.

Fatto questo bisogna abbellire tutto ciò che gravita intorno a queste opere in evidente necessità di ristrutturazione, e in alcuni casi di completo stravolgimento (come il caso imbarazzante degli Orti Giuli). Questo si riassume in due parole “decoro urbano”, che non significa solo creare bellezza fine a se stessa, ma creare la cornice necessaria a rendere Pesaro appetibile sul mercato turistico.

A cosa serve vantare opere di inestimabile valore, o piste ciclabili degne di encomio, se poi tutto ciò che ci circonda sono solo cemento utilizzato senza il minimo gusto artistico e totale mancanza di manutenzione e servizi turistici? Non investire sul decoro urbano è uno dei tanti fattori che concorrono negativamente al rilancio del turismo a Pesaro.

Non basta creare eventi per portare turismo come afferma Ricci, ci vuole il supporto di servizi appropriati, competitivi e di una chiara cornice di bellezza. Mi viene in mente la zona intorno alla stazione, che è un punto nevralgico in cui lo snodo ferroviario offre una visione sulla nostra città tutt’altro che appetibile per il possibile turista che transita: nomadi accampati, decoro urbano pessimo, illuminazione non adatta, etc…  Per non parlare di ciò che si può osservare dall’autostrada o appena usciti dal casello… stendiamo un velo pietoso. E cosa dire infine sui metodi coercitivi indiretti usati per punire gli albergatori che non hanno probabilmente i mezzi economici per ristrutturare? Forse dovrebbe essere il Comune a dare l’esempio? Vogliamo parlare dell’Ex-Bramante?

La sinergia tra zona mare e centro storico non significa solo “palla di pomodoro-piazza del popolo”, come ho sentito per bocca di alcuni candidati, ma significa quella serie di servizi e collegamenti che mancano e che non sono correttamente pubblicizzati e sviluppati. Quelli che dovrebbero legare anche la zona sottomonte col centro storico, il porto (stendiamo un altro velo pietoso) o la periferia.

Sentire Ricci parlare di “modello Rimini”, poi, mi fa rabbrividire perché le brutte copie generano solo danni. Come mi crea imbarazzo il riferimento al ROF e al voler pensare come e dove collocarlo, quando sarebbe più corretto capire le esigenze degli organizzatori di un Festival così prestigioso. Soprattutto non capisco come possa dispensare consigli il Presidente della Provincia quando il suo “Festival della Felicità” ha prodotto solo la gioia di chi ha ricevuto compensi altissimi, mentre il ROF ha un rapporto di 1 euro speso/7 euro di indotto. Semmai sarebbe lungimirante capire che strutture possano servire per evitare di avere una parte del ROF all’Adriatic Arena, evidentemente lontano dal centro, e anche qui lo scenario è discretamente chiaro e riapre una ferita della Giunta Ceriscioli legata al vecchio palasport.

Bisognerà sfruttare le nuove tecnologie per quanto riguarda la segnalazione del decoro urbano, attualmente inadatte e da migliorare, creare applicazioni che gestiscano rapporti diretti tra Comune e turisti/residenti, che diano informazioni in tempo reale su ogni angolo della città che il turista sta visitando, che pubblicizzino gli eventi, che diano la possibilità di acquistare pacchetti turistici di visita guidata all’interno della nostra splendida Città e in collaborazione con tutta la provincia. La possibilità, per esempio, di soggiornare a Pesaro spostarsi in mattinata per visitare Fiorenzuola di Focara e acquistare prodotti tipici, pranzare in un ristorante convenzionato, spostarsi successivamente in centro per visitare nel pomeriggio una biblioteca o un museo e cenare in un ristorante convenzionato prima di essere spettatore di un concerto, di un evento, di una mostra, di una festa o di una sagra.

Invece attualmente ci troviamo con due portali internet (cultura e turismo) totalmente inadatti ad un serio investimento di rilancio del turismo e completamente inutili per un turista che voglia organizzarsi una vacanza. Il turista va coccolato, non vuole pensieri durante quei pochi giorni di vacanza (per chi ancora può permetterselo), vuole servizi, efficienza, divertimento, il tutto a portata di mano.

Un ultimo appunto, anche se il discorso relativo agli interventi è solo accennato, su una affermazione di Ricci che ha nominato nuovamente la crisi, come se fosse una malattia inviataci da madre natura. La crisi non è una malattia che è stata trasmessa al sistema politico da chissà chi, ma è una malattia creata dalla politica. La crisi è il frutto di scelte economico-finanziarie lontane dalla realtà sociale, completamente staccate dal basso, da chi produce. La crisi è frutto dei piani alti ed è utile a tenerci sotto una specie di dittatura incosciente, in cui pensi di essere libero ma in realtà non hai la forza, il tempo o il denaro per poterti permettere di vivere, contribuire, partecipare. Ovviamente non può essere il virus stesso a debellare la malattia, può farlo solo un nuovo organismo che utilizzi il virus come antidoto efficace, costringendolo ad una resa.

*Candidato Consigliere Comunale M5S di Pesaro

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