San Domenico, i grillini parlano di ospedale fantasma

di 

16 aprile 2014

Fabrizio Pazzaglia e Francesca Remedi*

PESARO – Purtroppo i fatti nazionali relativi all’incuria dei beni culturali hanno fatto il giro del mondo. L’Italia con l’utilizzo del patrimonio artistico che possiede potrebbe risanare il debito pubblico che ha superato il 133,3%.

Anche la città di Pesaro ha “una grossa spina nel fianco” e si tratta dell’ex Palazzo Sforza, meglio conosciuto come l’ex ospedale psichiatrico S. Benedetto.

Il 3 aprile scorso è rimbalzata sui giornali locali la notizia che il Comune di Pesaro ha ottenuto alcuni dei fondi europei per il recupero dei beni culturali presenti nella Provincia. E’ stato firmato un protocollo di intesa tra il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio, l’Agenzia dell’Innovazione, che vorrebbe estendere “l’alleanza” anche all’azienda Marche Nord, e i Gruppi di Azione Locale del Montefeltro.

In vista delle elezioni amministrative, la Giunta Ceriscioli ha firmato un’intesa tra pubblico e privato per “intercettare” finanziamenti fino a un miliardo entro il 2020, ma per ottenerli, come ha dichiarato il Presidente di Confindustria, Marcello Drudi, “bisogna fare squadra”. Questa “alleanza” dovrebbe anche migliorare i rapporti tra Comune, Provincia e Regione anche se non si comprende come, visto che, sicuramente, entro il 2020, le Province saranno abolite.

Il direttore generale Marco Domenicucci ha prospettato una vera e propria “gara di appalto” nella quale parteciperanno tutti i Comuni marchigiani per ottenere “il premio” dalla UE.

Fino a qualche mese fa i soldi per le opere pubbliche straordinarie riservati ai beni artistici della città mancavano sempre, poi, come usciti dal cilindro magico, spuntano 7 milioni di euro che risultano essere stati incamerati ed impiegati dal Comune negli ultimi 4 anni. A detta del sindaco e dell’assessore Biancani, questi finanziamenti verranno utilizzati anche per il recupero dell’ex ospedale psichiatrico S. Benedetto.

Quanto verrà impiegato per il recupero del San Benedetto non è stato annunciato dalla Giunta Ceriscioli. Quello che i cittadini di Pesaro e, in particolare, del centro storico si augurano è che siano fatte opere straordinarie su un immobile ricco di storia. Il recupero del S. Benedetto deve essere capillare e una porzione dei sette milioni di euro di finanziamenti UE non basterebbero minimamente per il suo totale ripristino. Ciò che si spera è che la storia passata e quella recente dell’immobile siano preservate non certo con opere ordinarie che non sarebbero efficaci considerando che l’intero palazzo cade letteralmente a pezzi.

Come tutti gli ospedali psichiatrici, il S. Benedetto fu chiuso nel 1990 in seguito alla legge quadro n. 180 (legge Basaglia del 13 maggio 1978 ).

Questo edificio, che comprende un isolato del centro storico di Pesaro (corso XI settembre, via Belvedere, via Massimi e via Mammolabella), è di proprietà dell’Asur Marche, che, in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e con l’Archivio di Stato di Pesaro, ha provveduto, tramite i volontari della CRI, allo sgombero di materiale cartaceo avente valore storico. I finanziamenti per tale operazione sono stati stanziati dalla Regione Marche.

L’ospedale, pur essendo “completamente defunzionalizzato e in abbandono”, racconta ancora la sua storia. Sono ancora visibili i fori delle armi conficcati sui muri dello storico edificio a testimoniare gli ultimi giorni della ritirata nazi-fascista, di una resistenza ormai dissolta.

A Pesaro, pochi sanno che l’ex ospedale S. Benedetto fu, tra la fine del XV e del XVI secolo, ai tempi di Giovanni Sforza (1466- 1510), nipote del signore di Milano, Francesco Sforza, sede del Palazzo ducale.

Giovanni Sforza visse in questo Palazzo con la prima moglie Maddalena Gonzaga, appartenente al casato di Mantova. In seguito, dopo la morte di questa, sposò, per motivi politici, a Roma, il 2 febbraio 1493, la quattordicenne Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI.

Giovanni, prima di sposare Lucrezia, decise di far costruire un nuovo Palazzo ducale più “moderno” in una zona “più centrale” e luminosa, oggi sede della Prefettura.

L’ex Palazzo ducale non fu mai abbandonato, neanche dai nuovi signori di Pesaro, Francesco I della Rovere, nipote di Giulio II, e sua moglie, Eleonora Gonzaga, che ampliarono l’edificio secondo l’avveniristico progetto rinascimentale di ammodernamento della città. La presenza dei della Rovere è testimoniata anche dalla lapide commemorativa che sormonta, “in mezzo ad una giungla di erbacce”, il portone principale del Palazzo in via Belvedere. La scritta sulla lapide ricorda il soggiorno in questo edificio degli umanisti Bernardo e Torquato Tasso.

Per il valore storico e culturale che rappresenta, questo Palazzo è sotto regime di tutela dei Beni Culturali (art. 10 comma 1, del dlgs 42/04).

Tra il XIX e il XX, questo edificio ha subìto un significativo ampliamento in funzione di ospedale psichiatrico; tra il 1900 e il 1997, invece, da parte della Regione, sono stati svolti parziali lavori di manutenzione perché era già dismesso dalla sua funzione di istituto psichiatrico.

Da quasi 10 anni, il Comune ha proposto un progetto di recupero di quest’aria, inserendo l’ex ospedale nel piano di riqualificazione urbanistica e paesaggistica che ha coinvolto tutto il centro storico. Questo progetto comprende anche gli Orti Giuli, che hanno all’interno (lato Porta Rimini) “un ecomostro” che si affaccia sul fossato delle mura e che avrebbe dovuto accogliere un bar – ristorante. La costruzione di questo edificio è stata bloccata dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Urbino perché le mura sono state sventrate per far posto alla moderna struttura che stride con l’aspetto architettonico degli Orti Giuli.

Nel 2012, l’architetto Nardo Goffi, responsabile del servizio pianificazione urbanistica del Comune, aveva già parlato del piano di recupero per rendere funzionale tutta l’area urbana che comprendeva anche lo storico edificio, individuando una sequenza di spazi, piazze e percorsi di collegamento tra edifici e spazi verdi esterni, comprendente anche i parco interno dell’ex ospedale S. Benedetto. Questo sistema, che includeva anche i quattro cortili interni dello storico edificio, prevedeva l’utilizzo di gallerie pubbliche, sulle quali avrebbero dovuto realizzarsi spazi commerciali e mini appartamenti (social housing, 6.000 mq di spazio lordo disponibile) e l’ampliamento della biblioteca comunale di Pesaro lato via Massimi, che avrebbe fruttato al Comune il triplo della spesa di finanziamento, circa 26 milioni di euro. Tutto questo avrebbe comportato uno sventramento dell’edificio e delle modifiche strutturali in disaccordo con l’assetto originario. Il progetto quindi è stato accantonato perché, trattandosi di un bene appartenente al patrimonio artistico, non è possibile fare modifiche invasive (art. 20 del dlgs 42/04, “I beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”). Recuperare, invece, l’edificio secondo il veto del Ministero dei Beni Culturali avrebbe comportato un finanziamento eccessivo che non conveniva né alla Regione né al Comune. Per questo motivo l’ex ospedale S. Benedetto resta nel totale abbandono, cosa inammissibile per il suo valore e per la sua posizione nel cuore della città.

Nella zona di Pesaro sono molte le aree storiche che vertono in uno stato di abbandono sia per incuria, sia per mancanza di fondi.

Sarà cura del M5S di Pesaro informare i cittadini anche di quanti edifici sono andati perduti o si stanno perdendo per favorire progetti di pura propaganda politica, che, dalle ultime notizie pervenute sembrano le ennesime “scatole cinesi” proposte dal PD.

*Candidato sindaco M5S Pesaro e candidata consigliere M5S Pesaro

Un commento to “San Domenico, i grillini parlano di ospedale fantasma”

  1. […] San Domenico, i grillini parlano di ospedale fantasma sembra essere il primo su […]

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>