De Angelis e demoni. I meriti del tecnico granata

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22 aprile 2014

Sandro Candelora

FANO – L’uomo giusto al posto giusto. Nel momento giusto. Gianluca De Angelis ha preso in mano il timone della navicella granata quando essa minacciava di essere travolta dalle onde gigantesche di una situazione a dir poco allarmante. Superato indenne il fortunale, ha saputo pilotare con perizia il vascello al sicuro nel porto di una tranquilla salvezza. Il massimo che si poteva pretendere da un organico che si è trascinato dietro per l’intera stagione il peccato originale di un cattivo assortimento e di evidenti deficienze strutturali. Gruppo peraltro dal quale il trainer di Pedaso ha saputo trarre il meglio, convivendo con i suoi limiti congeniti ed esaltandone le virtù che pure non mancano. E’ stato in ogni caso fondamentale l’approccio mentale che il successore di Omiccioli ha messo in mostra sin dal primo giorno e che ha preteso a sua volta dalla truppa, nessuno escluso.

Per dirla con Finardi, era tempo per tutti di ’mollare le menate e mettersi a lottare’. Ecco, fra le tante doti emerse in così poco tempo quello che maggiormente ci ha colpito in lui è la capacità di proporsi come valido motivatore. Forse l’arma principale di un allenatore, quel quid in più in grado di fare la differenza rispetto alla media, come insegnano i fulgidi esempi di Rocco, Herrera, giù giù fino al Mourinho dei giorni nostri. L’Alma del nuovo corso in effetti non è cambiata negli uomini (non poteva, del resto), è mutata solo in parte nella tattica ma, perbacco, è parsa completamente trasformata nella testa. Allo spaesato, insicuro, tremebondo undici di qualche tempo fa, spesso e volentieri sconfitto ancor prima di giocare dai propri demoni interiori, si è sostituito un complesso coeso, concentrato, pronto al sacrificio singolo e collettivo su ogni maledetto pallone. In tal senso, il trionfo nel derby (nel gioco, nel risultato, nella sostanza totale) è emblematico della trasformazione messa in atto dal tecnico granata. Che, genuino e ruspante com’è, non vende fumo, sapendo per lunga esperienza personale che il calcio è fatto di uomini e non di sofismi. E che per vincere ci vogliono gambe, cervello e cuore. Oltre alla ‘fame’ autentica. Logica e buon senso vorrebbero ora che il traghettatore d’emergenza possa avere a disposizione un bastimento tutto suo con cui affrontare le insidie della prossima stagione. La conferma in altre parole è più che meritata e oltretutto imposta da ovvie ragioni di continuità. Per ripartire da qualcosa di concreto. Da qualcuno che non molla mai. Fino alla fine.

 

 

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