Parla Jarno Zaffelli, l’ideatore del circuito argentino: “Per me una grande emozione, tutto ha funzionato a meraviglia. I veri vincitori? I tifosi argentini!”

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29 aprile 2014

Jarno Zaffelli è sbarcato da poche ore da un aereo proveniente da Termas de Rio Hondo, il circuito dove si è corsa l’ultima gara del motomondiale, un impianto da lui disegnato, sin nei minimi particolari, frutto del duro lavoro della sua azienda, la Dromo, specializzata nella costruzione di impianti sportivi per motociclismo e automobilismo. Ed il suo è stato un successo senza precedenti: dalle giuste titubanze dei piloti al loro arrivo in questo posto così lontano dalle grandi città argentine e praticamente nato nel nulla, agli sperticati elogi di tutti, nessuno escluso, dopo averlo provato prima in scooter e poi nelle libere del venerdì. Quello di Jarno Zaffelli è stato, quindi, un trionfo vero e proprio.
Ha passato più tempo lui a stringere mani, dire “grazie” in tutte le lingue del mondo, a rispondere al telefono a tutti coloro che si complimentavano con lui, che i piloti a inanellare giri su giri su questo impianto che sta suscitando l’invidia di tanti addetti ai lavori e la curiosità di molti. Jarno, ovviamente, non cade nel trabocchetto di chi lo chiama “il Tilke italiano”, avvicinandolo al costruttore tedesco legatissimo ai potenti padroni della Formula1 e in grado di disporre di risorse economiche pressochè illimitate. Però il paragone lo stuzzica, anche perchè in questo circuito argentino ha profuso anni e anni di duro lavoro, mettendo a frutto una quantità mostruosa di dati raccolti su tutti i circuiti del pianeta.
Ci eravamo lasciati con una promessa: al suo ritorno, noi di pu24.it saremmo stati lieti di ospitare le sue considerazioni su questa avventura risoltasi in un trionfo. Jarno ha mantenuto la promessa ed ecco ciò che ha scritto di suo pugno in queste ore. Grazie Jarno e avanti così!
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di Jarno Zaffelli
Senza andare a Termas per questo evento, non si può capire come è stata accolta questa opportunità. Dopo tre anni di lavoro in una località sperduta e poco abitata dell’Argentina del Nord, decine di migliaia di fans hanno invaso un paesello che normalmente è abitato da pochi. Anni passati in un autodromo che aveva due edifici in totale, ora stravolto e “tirato” come se fosse sabato sera.
rio hondo
Scene da “Al Mugello non si dorme” che iniziano già il giovedì sera, code per arrivare all’autodromo già il venerdì mattina, 60 voli privati la sola domenica per portare i VIP alla gara. La gente nelle tende con i motori sui carrelli, tromboni attaccati, a svegliare i tifosi durante la notte, gli eventi del centro tra un misto di X-Fight e Discoteca. Carne arrostita a tutte le ore ed empanadas offerte ai bordi strada. Scene da Italia del dopoguerra. Una passione sfrenata.
Ma è stato il circus mondiale che mi ha stupito. Termas de Rio Hondo è stata una sorpresa per tutti. Per quelli che, abituati a troppi circuiti moderni partivano prevenuti, a quelli che invece non vedevano l’ora di provarla, a chi invece qui ci era già stato e a cui nessuno credeva. La pista c’è. E nessuno ha mancato di farmelo sapere. Appassionati, addetti ai lavori, amici, piloti. Lorenzo che dice “the track is Wonderful”, Marquez “la pista è bella, bella, bella”. Il Dovi che mi sussurra: “bella la pista eh? Ma la T3… è proprio brutta”. Andrea Iannone che prova a fare le linee giuste, non quelle degli altri. E il Vale che impenna appena finisce di fare i tempi…
riorossi
Gente che mi fermava per strada per chiedere di autografargli il disegno della pista, radio, tv e giornalisti che volevano sapere tutto, ma proprio tutto, di quella pista che, messa in Argentina, sembra di un altro mondo. Perchè sembra uscita dai bei tempi di Assen, con un tracciato più veloce del Mugello e sicurezza che nessuno ha mai visto. Solo 36 incidenti, un record per la MotoGP (50 cadute a gara sono la media 2013, senza contare Laguna Seca), tutti perfettamente contenuti dalle vie di fuga, tutti all’interno delle zone previste. Anche di quelle predette. Il servizio medico si è visto arrivare i piloti “in postazione”, senza aver bisogno di modifiche di posizionamento nei tre giorni, tanta è stata la precisione dei calcoli. Un solo infortunio, Locatelli, ulna e radio rotti per un pugno dato sull’asfalto mentre cadeva. Un record.
rossirio
Un record che la macchina organizzativa di Dorna e FIM sono riusciti a far funzionare nonostante le difficoltà proprie di un evento mai ospitato negli ultimi 15 anni. Che è molto cambiato. Che ha alzato il livello enormemente. E quindi ancor di più fa piacere sentirsi gli addetti ai lavori in race control che commentano “good racing”. Perchè anche a loro è piaciuta la pista. Dopo tante. Li vedevi con la safety car fare un giro di più del solito. O due. O girarci in bicicletta la sera. O metterla nella loro classifica personale come un delle 3 più belle del campionato, assieme a Mugello e Phillip Island. E loro di piste ne hanno viste!
Ma il mio momento più bello è stato durante la Moto 3. Ero a vedere la gara in pista, e all’ultimo giro ero alla T13. Arriva il mucchio. Le tribune piene alle mie spalle. E un coro di migliaia di “Ooooohhhh” sommesso. Arrivano in tre, no quattro, forse cinque, non lo so, Fenati è lì ma è dietro. Ci prova. E il coro prende potenza. Fenati entra, si sbaglia, ma passa. Chi è davanti? Non si vede. Fenati taglia il traguardo sul megaschermo. Argentini in piedi. E’ un’ovazione. Un applauso che dura tutto il giro d’onore. Mi giro e vedo un popolo festante orgoglioso di essere Argentino. I veri vincitori, in tutte le gare, sono stati loro.
Riofenati

4 Commenti to “Parla Jarno Zaffelli, l’ideatore del circuito argentino: “Per me una grande emozione, tutto ha funzionato a meraviglia. I veri vincitori? I tifosi argentini!””

  1. L'uomo dei sogni scrive:

    Davvero impressionante il lavoro che hai fatto Jarno. uesto vuol dire che c’è ancora un pezzo d’Italia che sa farsi valere nel mondo! Bravo, sei stato grande e il miglior riconoscimento ti arriva dai piloti: se piace a loro che ci devono correre, ci sarà un perchè!

  2. Pepe scrive:

    E se la smettessimo di dare lavoro ai tedeschi? Rio Hondo è la diostrazione che gli ingegneri italiani sanno fare le cose bene (e anche meglio) di loro! Bravo Jarno!

  3. Brusco54 scrive:

    Grazie Enrico per aver “scoperto” Jarno, grazie Zaffelli per il suo grande lavoro che fa capire ancora una volta quale sia “l’ingegno” italiano. Poi un GRAZIE ancora per averci raccontato su queste colonne momenti che non avevamo certo visto in Tv. Grazie Jarno: adesso Pu24 ha un amico in più e, me lo conceda, che amico!!!!!!.

  4. smanettone scrive:

    Qunado si dice la passione. Chiaramente mi riferisco a quella di Jarno e scusami il confidenziale “tu” ma nel tuo pezzo si capiche che sei uno di noi, un appassionato e, con quel nome, non poteva essere diversamente. Spero tu continui a collaborare con Pu24 perchè ci hai offerto, sia prima della gare che dopo, uno spaccato davvero molto interesssante e, da appassionato, ti ringrazio di cuore

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