A palazzo Ducale “Io e Federico”: visita animata per bambini alle opere di Federico Barocci

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7 maggio 2014

Barocci, l'ultima cena (Urbino, Cattedrale)

Barocci, l’ultima cena (Urbino, Cattedrale)

URBINO – Domenica 11 maggio il Palazzo Ducale di Urbino ospita alle ore 16.30 Io e Federico, una “speciale” visita animata per bambini alle opere di Federico Barocci a cura di Andrea Caimmi. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Urbino in collaborazione con l’AMAT nell’ambito di La Terra del Duca. Tutta la bellezza dell’Italia in quattro città, Urbino, Gubbio, Pesaro e Senigallia promosso dai rispettivi Comuni, dalle Regioni Marche e Umbria, dal MiBACT Soprintendenza per i BSAE Marche e Direzione Regionale per i BCP Umbria, dalle Diocesi di Gubbio e Senigallia e dalle Arcidiocesi di Pesaro e Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado.

“È difficile incontrare Messer Federico in giro per Urbino – scrive Caimmi nelle note che accompagnano la visita – sempre chiuso nel suo studio a dipingere. Non lascia entrare nessuno. Che grandissima occasione sarebbe quindi poter avvicinarsi anche per poco al suo fantastico mondo, poterlo quasi toccare e chiedersi come da un disegno possa scaturire tanta bellezza. Perché sapete, la bellezza non è una cosa facile, ci vuole tanta attenzione e dedizione: ci vuole tanto amore. Io me ne rendo conto ogni giorno, quando lo osservo lavorare. È tanto ormai che lo conosco e ogni volta ne resto affascinato come fosse la prima. All’inizio guardo, e guardo ancora, e guardo ancora… poi mi accorgo che un colore o un movimento sono entrati dentro di me. Come faccio? Quando ci vediamo vi spiegherò meglio tutto e mi raccomando: non fate rumore che Federico sta dormendo!”.

Federico Barocci è un pittore nato ad Urbino nel 1535 e morto sempre nella città ducale nel 1612. Singolare fu la sua vicenda: dopo il brillantissimo esordio romano tra il 1561 ed il 1563 con gli affreschi del Casino di Pio IV in Vaticano, si rifugiò precipitosamente ad Urbino, dove si chiuse in isolamento. Staccandosi dalla coeva corrente manieristica, realizza opere frutto di “diligente studio”, ma sempre naturali, ben lontane dagli atteggiamenti esasperati dei manieristi. In linea con lo spirito cristiano e caritatevole che pervade, nella II metà del 1500, gran parte del territorio marchigiano, Barocci non rappresenta in modo aulico i fasti della Chiesa, ma tocca direttamente l’animo dei fedeli. Creando un legame affettivo ed emozionale fra lo spettatore ed i protagonisti dell’evento sacro rappresentato, dà alla devozione un carattere quotidiano e personale, creando una fusione fra paesaggio ideale e reale, che col tempo si caricherà sempre più di riferimenti simbolici ed autobiografici. Dal punto di vista stilistico, realizza opere di straordinaria comunicativa, grazie all’accurata resa prospettica, alla sapiente composizione, alle studiate sequenze cromatiche e alla raffinata scelta di gesti e fisionomie. Le sue opere sono il risultato di una gestazione lunga e laboriosa. Ne sono un esempio il Perdono di Assisi (Urbino, Chiesa di S. Francesco). Nell’ultimo decennio del 1500, Barocci realizza indagini di tipo naturalistico, che si concentrano su oggetti o su animali, lontano da ogni approfondimento intellettualistico. Appartengono a questa fase la Circoncisione (Parigi, Louvre) e San Francesco che riceve le stimmate (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche). Vero caposcuola, dunque, di calibro europeo, Barocci influenzerà molto la scuola bolognese, i Carracci in particolare ed i suoi allievi contribuiranno a diffonderne l’insegnamento nelle varie regioni d’Italia.

L’ingresso a Io e Federico è gratuito, i posti limitati e la prenotazione consigliata al n. 348 3802899. Ritiro obbligatorio del coupon d’ingresso al Teatro Sanzio dalle ore 16 alle ore 19 di sabato 10 maggio (tel. 0722 2281).

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