Una botta di vita: Gabellini tra passato e futuro

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12 maggio 2014

Il presidente Claudio Gabellini con l'assessore Simone Antognozzi e Francesco Balducci, presidente Delegazione provinciale della Figc

Il presidente Claudio Gabellini, qui con l’assessore Simone Antognozzi e Francesco Balducci, presidente Delegazione provinciale della Figc

Sandro Candelora

FANO – Noi non siamo Claudio Gabellini. Del resto, non possiamo né vogliamo esserlo, dal momento che ognuno è insieme padre e figlio del proprio destino. Ma se anche per un solo istante fossimo lui, se in virtù di una magica trasposizione ci calassimo nei suoi panni, quali sarebbero i pensieri, gli stati d’animo, le pulsioni più recondite che ci agiterebbero? Senza dubbio, ci guarderemmo indietro, accorgendoci che sono orami trascorsi tre anni dall’insediamento al vertice della società granata. Un periodo lungo abbastanza per stilare un doveroso bilancio di ciò che è stato compiuto. Non molto, in verità. E quel poco, è innegabile che sia stato fatto pure male. A parte lo slancio iniziale del primo campionato, che sull’onda di rinnovate ambizioni ha prodotto una stagione sostanzialmente positiva, dovremmo ammettere che il resto si è rivelato di una mediocrità assoluta: dapprima una mesta retrocessione, ignominiosa nella forma e nella sostanza, e quindi un anonimo torneo tra i dilettanti, speso a caccia di nulla più che una sofferta salvezza. Alla luce di un bilancio tanto deficitario, come ci peserebbero ora sulla coscienza quelle famose parole pronunciate in una calda notte d’agosto, frasi dettate unicamente dal vacuo entusiasmo dei profani, prive di un solido radicamento con la realtà. Una sorta di penoso contrappasso dantesco, innegabilmente meritato. Riconosceremmo in effetti che di errori ne abbiamo commessi in abbondanza e di ampia portata, attirandoci legittimi sberleffi dalla gente. Tuttavia converremmo con noi stessi che, perbacco, una seconda possibilità si concede finanche ai peggiori delinquenti e perché dunque non dovremmo provare a riscattare il deprecabile passato con il tentativo serio, concreto di restituire il sorriso a questa piazza? Dopotutto, le possibilità economiche non ci mancano, le conoscenze nemmeno, l’abilità imprenditoriale e l’esperienza accumulata a forza di sonori ceffoni in quel mondo a parte che è il calcio ci insegnerebbero inoltre a circondarci delle persone giuste, tagliando di contro i ponti con i pesi morti, i furbi patentati, gli amici degli amici, i patrocinatori di questa o quella lobby politico-finanziaria. Su tali basi, ammetteremmo che sarebbe più facile fare bene che fallire di nuovo. E allora nell’animo troveremmo finalmente pace, avendo saldato il debito d’onore maturato con una tifoseria oltraggiata dalle tante onte subite. Potremmo rialzare la testa, facendola risollevare alla gloriosa Alma Juventus e ai molti che l’amano. Già, se fossimo Claudio Gabellini…

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