Tempo di bilanci: ecco i tre migliori quintetti del campionato. Solo Anosike e Turner sono da top-five

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16 maggio 2014

PESARO – Dopo il pagellone della nostra Vuelle (per rileggerli clicca su articolo 1 e su articolo 2) è arrivato il turno dei migliori quintetti di questo campionato (primo, secondo e terzo). Non è stata una stagione spettacolare, con pochi americani di buon valore e la pattuglia italiana che non è riuscita ad emergere più di tanto, il livello medio si è notevolmente abbassato in un campionato che continua a proporre i soliti noti e poco altro e soprattutto sono mancati gli under 21 italiani, pochi e con poco spazio a loro disposizione.

 

Partiamo dal miglior quintetto del campionato secondo Pu24:

 

PRIMO QUINTETTO:

 

PLAYMAKER:

 

BRAD WANAMAKER (Giorgio Tesi Group Pistoia)

(16.1 p.ti, 5.0 assist, 54.3% da 2)

 

C’e molto di Wanamaker nella splendida stagione pistoiese, oltre ad essere un buon realizzatore, ha dimostrato di saper condurre la squadra con efficacia valorizzando i suoi compagni con passaggi smarcanti ed alley-hoop per Johnson e Daniel in un quintetto all american che è stata la vera arma in più della Giorgio Tesi. Dopo una carriera non proprio al top, ha trovato a Pistoia l’ambiente ideale dove esprimersi al meglio e se è vero che il playmaker è l’estensione del coach sul parquet, c’è molto di Moretti nella sua esplosione, la sicurezza con la quale ha guidato la Giorgio Tesi fuori dalle sabbie mobili delle prime giornate, per poi trascinarla verso i playoff, ce lo fa preferire a playmaker magari più forti tecnicamente, ma meno decisivi per le loro squadre.

 

 

 

GUARDIA:

 

DRAKE DIENER (Banco Di Sardegna Sassari)

(19.4 p.ti, 52% da tre, 85% dalla lunetta)

 

Ennesimo trofeo di miglior realizzatore per la guardia sassarese, sempre il principale punto di riferimento dell’attacco a cento all’ora di coach Sacchetti, tenere una percentuale sopra il 50% tirando oltre sei volte a partita dai 6.75 è un segnale della maturità tecnica raggiunta dal più anziano dei cugini Diener, ma non bisogna pensare che Drake sia solo un tiratore perché può fare canestro da ogni posizione e anche negli uno contro uno è difficile fermarlo con le buone e se viene mandato in lunetta sono quasi sempre due punti sicuri.

 

ALA PICCOLA:

 

CALEB GREEN (Banco di Sardegna Sassari)

(17.6 p.ti, 38% da tre, 4.5 rimb.)

 

Se cercate l’ala piccola ideale nella pallacanestro moderna avete trovate il vostro uomo. Green racchiude tutte le caratteristiche utili per emergere, con il suo fisico atletico che gli permette di giocare qualche azione da numero quattro, il tiro da tre micidiale per schierarsi diversi minuti da guardia pura e la versatilità dei due metri degli anni Duemila. Il gioco del Banco tende ad esaltare le qualità individuali ma Caleb si troverebbe bene in qualsiasi altra squadra e potrebbe ambire anche ai top team europei.

 

ALA GRANDE:

 

JEFF BROOKS (Pasta Reggia Caserta)

(14.4 p.ti, 6.3 rimb. 56% da 2)

 

Caserta non è riuscita a qualificarsi ai playoff nonostante il record al 50%, eliminata dalla classifica avulsa che ha favorito Reggio Emilia e Pistoia, ma la Pasta Reggia ha messo in mostra americani di buon valore, tra i quali spicca Jeff Brooks: 203 cm e fisico da saltatore, ha sfruttato un buon bagaglio tecnico per segnare non solo dentro l’area, ma anche dai cinque metri senza disdegnare qualche tripla frontale (19 su 42 in stagione). Rimane comunque un quattro con possibilità di giocare anche da centro puro, con le sue doti di stoppatore e le tante schiacciate messe a referto, anche se dovrebbe migliorare nelle letture difensive.

 

 

Anosike scatenato contro Venezia. Foto Boiani per Danilo Billi

Anosike scatenato contro Venezia. Foto Boiani per Danilo Billi

CENTRO:

 

O.D. ANOSIKE (Victoria Libertas Pesaro)

(14,4 p.ti, 13.0 rimb. 58% da 2)

 

Ennesima dimostrazione di come sia ancora ampia la distanza tra America ed Italia nel mondo del basket. Pesaro prende dal college un ragazzone di belle speranze e pochi centimetri per giocare da centro nella pallacanestro attuale, sperando che anche in Europa non perda l’attitudine di raccogliere tutti i palloni che gli volano intorno e la Vuelle pesca il jolly se è vero che per 24 volte su 30 Anosike è andato in doppia cifra a rimbalzo e ha finito la stagione con una media che non si vedeva dai tempi del casertano Shackelford. Come per tutti i pivot avrà bisogno di qualche anno per maturare completamente ed incrementare un bagaglio tecnico che per adesso si limita a qualche semigancio e qualche giro dorsale. Se cercate un numero cinque atletico che schiacci ogni pallone che gli capiti in mano dovete guardare altrove, ma se il vostro ideale di pivot è un rimbalzista fenomenale, sveglio e con ampi margini di miglioramento, avete trovato il vostro uomo per i prossimi dieci anni.

 

 

SECONDO QUINTETTO:

 

PLAYMAKER:

 

JOE RAGLAND (Acqua Vitasnella Cantù)

(16.3 p.ti, 55% da 2. 48% da 3, 82% ai liberi, 3.4 assist)

 

Uno dei principali motivi per cui Cantù è riuscita a conquistare il terzo posto. Il piccolo play mancino con passaporto liberiano ha disputato la sua miglior stagione, con percentuali buonissime specialmente dalla linea dei 6.75, che gli hanno permesso di aprirsi l’area per le sue bruciante penetrazioni, il contropiede canturino nasce sempre dalle sue invenzioni e dalla sua buona visione di gioco e anche a difesa schierata è riuscito a far segnare i suoi lunghi con un buonissimo uso del pick and roll, senza trascurare il pick and pop con Leunen per liberarlo dai 6.75 per dei comodi tiri piedi per terra. La stazza non proprio da linebacker gli ha procurato qualche difficoltà nella marcatura di play più robusti di lui, ma le mani veloci gli hanno consentito di pressare l’avversario in palleggio e rubare qualche utilissimo pallone.

 

 

 

 

GUARDIA:

 

KEITH LANGFORD (Emporio Armani Milano)

(18.0 p.ti, 47% da 3, 79% ai liberi)

 

Rimane il miglior giocatore del nostro campionato, ma l’arrivo di Hackett gli ha tolto un po’ di minuti e di leadership. La classe è cristallina e nei playoff sarà come sempre l’uomo da marcare più stretto degli altri e probabilmente sarà l’MVP della postseason che Milano si appresta a dominare.

 

ALA PICCOLA:

 

JAMES WHITE (Grissin Bon Reggio Emilia)

(16.7 p.ti, 4.6 rimb. 88% ai liberi)

 

L’anno di virtuale inattività a New York gli ha fatto tornare la voglia di giocare ai suoi livelli, “The flight” è volato anche a Reggio Emilia, ma è migliorato tantissimo anche nel tiro da fuori e nella voglia di andare a rimbalzo, nei playoff attenzione alla mina vagante Grissin Bon e alla voglia di riscatto di un motivato White.

 

ALA GRANDE:

 

ANDRE SMITH (Umana Venezia)

(17.4 p.ti, 7.2 rimb. 62% da 2)

 

Nella difficile stagione di Venezia, Smith ha trovato il modo di produrre una buona pallacanestro con la sua capacità di rendersi utile in ogni fase di gioco, sia a rimbalzo che in fase offensiva con un ottimo tiro da tre e buoni movimenti spalle a canestro.

 

CENTRO:

 

TREVOR MBAKWE (Acea Roma)

(9.9 p.ti, 9.3 rimb. 1,6 stoppate)

 

Miglior stoppatore del campionato e secondo rimbalzista dietro ad Anosike, il centro romano è il classico pivot intimidatore dell’area colorata, anche se il 75% dalla lunetta dimostra che ha la mano più educata di quello che si pensi.

 

 

TERZO QUINTETTO:

 

PLAYMAKER:

 

JEROME DYSON (Enel Brindisi)

(16.6 p.ti, 6.6 falli subiti, 3,3 assist)

 

GUARDIA:

 

ELSTON TURNER JR. (Victoria Libertas Pesaro)

(16.7 p.ti, 46% da 2, 32% da 3)

 

ALA PICCOLA:

 

QUINTON HOSLEY (Acea Roma)

(12.0 p.ti, 5.1 rimb. 2.1 recuperate)

 

ALA GRANDE:

 

JUJUAN JOHNSON (Giorgio Tesi Group Pistoia)

(14.5 p.ti, 6.6 rimb., 47% da 2)

 

 

CENTRO:

 

SAMUARDO SAMUELS (Emporio Armani Milano)

(10.6 p.ti, 4.4 rimb. 50% da 2)

 

Domani sarà il turno del miglior quintetto italiano, del miglior allenatore e dell’MVP del campionato e come sempre potete dire la vostra.

 

 

 

 

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