Derivati, Mensi risponde a Domenicucci

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19 maggio 2014

PESARO – A seguito del comunicato stampa  della Provincia Gian Marco Mensi, per il M5S, risponde in dettaglio dati alla mano.

In relazione allo swap Dexia, le affermazione attribuibili al Dott. Domenicucci relative ai tassi di mercato prevalenti all’epoca dell’operazione sono completamente sbagliate. Si producono di seguito i tassi Euribor e i tassi swap rilevati in data 20/12/2005:

 

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Come si evince dalla tabella, alla data della rinegoziazione del contratto swap i tassi di mercato a pronti e a termine erano bel al di sotto dei valori del 6.5%-7% menzionati dal funzionario. Quanto dichiarato, dunque, appare mettere in dubbio la validita’ del processo decisionale, apparentemente basato su premesse erronee, che ha portato alla sottoscrizione di una swap che durante la sua durata e’ costato milioni di euro ai contribuenti.

Si ricorda anche che nel momento in cui e’ stato deciso di trasformare parte dell’indebitamento dell’ente a costo variabile con il derivato in questione, Il bilanciamento originario delle passivita’ della Provincia, stipulate in parte a tasso fisso ed in parte a tasso variabile, e’ stato di fatto modificato con l’aggiunta di una quota a tasso misto compreso tra un minimo (floor) del 4.02% e massimo (cap) del 6.99% per un importo pari al nozionale del derivato. Questa trasformazione ha causato una corrispondente diminuzione della quota totale del passivo a tasso variabile, reversibile solo tramite la chiusura del derivato. Pertanto, considerato che i tassi Euribor da anni sono al di sotto della soglia minima contrattuale del 4.02, la quota di indebitamento “assicurata” tramite lo swap e’ di fatto a tasso fisso. Considerare dunque come “guadagno” l’esborso di interessi sulla componente variabile originaria come sostiene il Dott. Domenicucci e’ assolutamente inappropriato, in quanto, per la natura stessa dello swap, e’ la Dexia che ha assunto la passivita’ variabile legata al tasso Euribor (al momento intorno allo 0.30%), mentre la Provincia si trova a tutti gli effetti con un finanziamento a tasso fisso pari al 4.02% sotto tale soglia, a tasso pari all’Euribor per valori del medesimo compresi tra il 4.02% e il 6.99% e a tasso fisso pari al 6.99% per valori del parametro superiori al 7%. Come i tecnici della Provincia dovrebbero ben sapere, l’attuale curva dei tassi a termine e’ estremamente bassa, ben al di sotto del livello “assicurato” del 7%. La copertura ha dunque un valore irrisorio mentre la Provincia si trova a dover pagare il 4% contro lo 0.3% dell’Euribor, che sarebbe stato l’effettivo costo della quota del debito oggetto del derivato solo in assenza dello swap. Con i tassi correnti rilevabili sul mercato swap, crescenti tra lo 0.37% a 1 anno e l’1.79% a 12 anni, confermo dunque che il valore di mercato dello swap e’ ampiamente negativo e comporta una notevole perdita a carico della Provincia dovuta proprio all’operazione in derivati rinegoziata in data 20/12/2005 con Dexia.

Infine, circa l’effettivo costo di finanziamento per un ipotetico prestito a tasso variabile da stipularsi a tassi di mercato presunti del 4.5%-5%, si rammenta che un tale aggravio rispetto ai valori normali rappresenterebbe uno spread di circa 3 punti percentuali sopra il tasso swap a 12 anni o di oltre 4% sopra il tasso Euribor di riferimento: tale ingente maggiorazione sarebbe da ricondursi interamente ad un merito di credito molto basso dell’eventuale debitore. Inoltre si ricorda che operazioni di swap come quelle sottoscritte dalla Provincia di Pesaro con Dexia nel dicembre 2005 dovrebbero avere come unica finalita’ l’esclusiva eliminazione del rischio di tasso, e sono, se permesse dal merito di credito del contraente, indipendenti dallo spread ottenibile dal creditore sul mercato del debito.

Sono certo che la Provincia vorra’ rispondere a questa nota nell’interesse della trasparenza, e che con l’occasione vorra’ descrivere in termini compatibili con le clausole contrattuali sottoscritte il risultato della chiusura del derivato con Nomura, spiegando ai contribuenti l’effetto economico netto della decisione.

 

Un commento to “Derivati, Mensi risponde a Domenicucci”

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