Da Matteo a Matteo, tra Resurrection nostrani e vaffaday europei (al contrario). Proviamo ad analizzare il voto in provincia

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27 maggio 2014

Il vaffaday europeo del PD, che in un colpo solo legittima Matteo Renzi in Italia e miniaturizza gli altri partiti e movimenti, a Pesaro si traduce in una vittoria di proporzioni storiche per l’altro Matteo: Ricci, sindaco di Pesaro con il 61% dei voti (il secondo sindaco più votato d’Italia, dati alla mano). Briciole, o quasi, per tutti gli altri. In piazza del Popolo, dalle ore 19 in poi, ovvero da quando il solco tra lui e gli altri è diventato evidente e consolidato (il dato ufficiale è arrivato solo in tarda serata), è stato un continuo di strette di mano, pacche sulle spalle, sorrisi, abbracci, lacrime, applausi: eccola la risposta visiva ai numeri.

E’ stata la prima vera campagna elettorale combattuta, localmente, sui social network: i “mi piace”, le condivisioni, le tante foto postate, la proliferazione dei gruppi dedicati, i flash mob e il fiume di commenti letteralmente vomitati (molti da querela, fossimo stati all’aria aperta anziché davanti a una tastiera), non sempre si sono tradotti in voti. Anzi: di fatto hanno solo moltiplicato i candidati e gonfiato l’ego di qualcuno autolegittimatosi a colpi di “like”. Molti aspiranti, come preannunciato qualche settimana fa, si sono rivelati a malapena rappresentativi di un condominio. Forse meno.

Nel tempo dei social ha pagato il porta a porta reale, l’incontro continuo, faccia a faccia, con i cittadini, la capacità di ascolto.

Se a livello nazionale l’elettorato si conferma più che mai liquido, più che mai variabile, orientato a seguire chi propone le ricette più fattibili dopo anni di bolle di sapone, a Pesaro invece si rimarca un voto mai diverso, quasi unidirezionale e, per questo,  da carico storico: il 60%. Qui, come in ogni voto comunale, al partito di rappresentanza la sensazione è che si sia unita pesantemente, agli occhi di chi si è recato all’urna, la credibilità del candidato. Un catalizzatore doppio, insomma.

Rispetto alle ultime amministrative sono aumentati i non votanti ma, al netto delle previsioni più nere, l’affluenza ha comunque retto assestandosi su numeri credibili.

In ottica nazionale il PD, lo sappiamo, dovrà essere bravo nel consolidare questo incredibile risultato e a sfruttare le nuove responsabilità che, complice il semestre europeo, si presenteranno.

Su scala pesarese, invece, questi numeri estremamente rotondi dovranno servire per attuare con forza il programma di Ricci: da Pesaro città nazionale, ovvero capace di contare finalmente a livello italiano (e la vicepresidenza del Pd di Matteo Ricci, unita alla visibilità mediatica accumulata in questi anni di presidenza della Provincia, da questo punto di vista, non possono che servire alla causa), a una Pesaro capace di togliersi almeno in un certo suo establishment un po’ di puzza sotto il naso (copyright dello stesso Ricci), di aprirsi a nuove vocazioni (con forza quella turistica, rivitalizzando il centro storico o recuperando luoghi evocativi come lo stadio Benelli o il palazzetto di viale dei Partigiani) senza dimenticare le peculiarità nostrane (vedi il successo dei ricordi portati in auge da Sei di Pesaro se… da dove poi è nato lo slogan di Ricci: #unbelpo’).

Come su Resurrection: a volte ritornano. E vincono.

Per qualcuno l’affermazione di Renzi ha ricordato i tempi della DC e di Forlani: nessuno diceva di votarla ma poi regolarmente vinceva con percentuali nette. Stessa cosa per il primo e secondo Berlusconi: nessuno diceva di votarlo e poi il Cav. vinceva. E ancora stesso film, alle penultime elezioni, per il Movimento 5 Stelle: in pochi lo avevano confessato, in molti lo hanno votato. Ora, è arrivato il momento di Renzi: era dato in ribasso, i grillini si erano moltiplicati a vista d’occhio nelle piazze, comprese quelle virtuali e quelle, reali, del territorio pesarese. Lasciamo perdere i paragoni: per ora, l’urna, ha ridato una chance grosse come una casa al PD nazionale dopo anni di Tafazzi. Vietato sprecarla.

Il pensiero ricorrente, per le vie di Pesaro, infondo era quello: “Se vince Grillo si ribalta tutto”. Invece lo tsunami l’ha fatto Renzi. E, passato il tornado europeo, ha rispazzolato via tutto Matteo Ricci. Forse, però, come sentito dire da tutti i battuti, è sbagliato parlare di effetto traino: Ricci, probabilmente, avrebbe vinto nettamente anche senza l’effetto Renzi. Pesaro, dopo anni, con Ricci si ritrova infatti  un leader rampante fatto in casa, che non accentra ma anzi punta sulla squadra, già conosciuto a livello nazionale e che non ha un bisogno vitale di personaggi forestieri per avere visibilità. E’ già forte di suo.

L’effetto Renzi, per esempio, non si è fatto sentire a Tavullia dove ha vinto Francesca Paolucci, iscritta al Pd ma appartenente a una lista formata da elementi del centrodestra. A proposito di donne: sei, nella nostra provincia, sono diventate sindaco. Compresa la grillina Cinzia Ferri a Montelabbate, altra roccoaforte rossa caduta come Tavullia. Perché l’effetto Renzi, qui, non è bastato?

A Fano e Urbino gli unici ballottaggi della provincia: Seri (socialista, appoggiato dal centrosinistra) contro Omiccioli (M5S), Muci (Centrosinistra) contro Gambini (sostenuto da Sgarbi e dal centrodestra). Siamo già logori ma ci aspettano altri 15 giorni di campagna elettorale. Perché l’effetto Renzi, qui, non è bastato? Idem a Cagli, dove il Movimento a 5 Stelle non ha partecipato al voto, e il sindaco uscente Patrizio Catena ha perso contro Alberto Alessandri, lista civica di centro destra.

E i 5 Stelle? In questa campagna elettorale hanno spesso agito con l’appoggio dei parlamentari, in perenne tour nelle piazze italiane a sostegno dei vari candidati locali. Adesso sarà interessante vedere quali ripercussioni ci saranno, dopo aver sbattuto la faccia contro un muro, anche localmente, tra gli attivisti di un movimento che, come principale forza aggregatrice, aveva l’incazzatura verso il sistema, verso la vecchia politica, verso il mancato cambiamento. Un esempio: nel neonato Comune di Vallefoglia ha vinto Palmiro Ucchielli (PD), che vanta un curriculum politico lungo più di 35 anni. I cittadini lo hanno premiato e non hanno dato fiducia al M5s. Non solo: al secondo posto si è issato al 28% Andrea Dionigi, 40 anni, nessuna tessera di partito, con una lista civica di centrosinistra: i cittadini, anche qui, non hanno premiato i grillini ma piuttosto un altro schieramento, come il suo, capace di catalizzare voti attraverso un programma concreto e una lista credibile.

E ora? Gli attivisti andranno ancora in giro a fare le pulci su tutto e tutti in stile iene? Beh, speriamo di sì. L’ascesa di Renzi (non lo diciamo noi, o solo noi, ma i più autorevoli giornalisti italiani) infondo è partita proprio quando il Movimento 5 Stelle ha scoperchiato con una forza mai vista gli sprechi, gli inciuci, le poltrone incollate alle solite natiche e gli stipendi d’oro che stridono (eufemismo) con l’attuale disoccupazione da record. Hanno dato una scossa. La strada intrapresa, in questo senso, è ancora lunga. Come, forse, alcune mancate risposte date da Grillo nel salotto di Vespa: se era una strategia, non ha pagato e si è mangiata anche tanti voti delle comunali. Il M5S non ha perso, la sensazione è che semplicemente non abbia fatto il definitivo salto di qualità propositivo. E, localmente, non ha poi saputo (tranne che in alcuni casi) separarsi del tutto dall’immagine e somiglianza del suo leader. A Pesaro, peraltro, ha inciso anche la divisione interna, a Fano, invece, Omiccioli pur tenuto in grande considerazione è sì riuscito ad andare al ballottaggio con Seri (centrosinistra) ma concedendogli oltre 20 punti percentuali. A Montelabbate si è registrato l’unico exploit: i pentastellati hanno colto una storica vittoria impossessandosi, per appena 26 voti, di un feudo rosso.

Non sappiamo se, come ha scritto Massimo Franco sul Corsera, il “Grillismo” sia alla fine solo una gigantografia della crisi del sistema e non una possibile soluzione.  Questo lo scopriremo solo vivendo. Intanto la provincia di Pesaro e Urbino ha dato una prima risposta.

 

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