Slot sì, slot no? Fipe-Confcommercio apre il dibattito sul gioco d’azzardo

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4 giugno 2014

PESARO – La Federazione italiana pubblici esercizi è in prima linea sul tema delle slot machine e del gioco d’azzardo. Sul sito federale è stato aperto un sondaggio che prevede la raccolta di commenti da parte degli esercenti

Molti esercenti considerano le slot machine un’offerta gradita dagli avventori, che possono trarne fonte di svago e, per i più fortunati, di vincite. Altri esercenti, invece, leggono nel gioco soprattutto criticità e nuovi rischi sul fronte sociale da sconfinare in vere e proprie malattie.

Una lettera scritta dal presidente di Fipe La Spezia, Marco Buticchi, ha aperto una riflessione all’interno della Federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, che la stessa federazione vuole estendere a tutti i titolari di pubblico esercizio. Per questo motivo è stato aperto sul sito federale (www.fipe.it) un sondaggio con raccolta di commenti da parte degli esercenti.

«La raccolta dei commenti – afferma il Segretario provinciale Fipe,Marco Arzeni – sarà di aiuto agli organi direttivi per elaborare una strategia di politica sindacale che risponda agli interessi delle imprese rappresentate, le quali – operando comunque in piena legalità perché ricordiamolo le slot machine sono regolamentate a livello statale – mentre vivono momenti di grande difficoltà economica trovano ricavi aggiuntivi in questi nuovi business mentre logicamente dobbiamo evidenziare che per taluni questa forma di gioco rappresenta un vero e proprio dramma sociale ».

Per partecipare alla raccolta di opinioni e allo scambio di vedute è necessario collegarsi al sito Fipe, ed entrare virtualmente nel riquadro intitolato “Bar: slot sì, slot no – Lascia un commento”. I commenti potranno essere letti in versione integrale all’interno dello spazio dedicato. Sulla homepage saranno invece visibili gli ultimi tre commenti secondo l’ordine cronologico del loro arrivo in via telematica.
Alcuni dati sul fenomeno
Giro d’affari
Il gioco è la terza industria in Italia. Non conosce crisi e aumenta ogni anno il suo giro di affari che è stimato in oltre 80 miliardi di euro. Quello illegale, in mano alle organizzazioni criminali, vale in termini di giro d’affari 10 miliardi di euro e vede coinvolti 41 clan, tra mafia, camorra e ‘ndrangheta. Nel nostro Paese ci sono 400mila slot machine (una ogni 150 abitanti), oltre 2 milioni di giocatori a rischio di dipendenza e circa 800mila giocatori “patologici”. Con circa 1.260 euro di spesa pro capite per tentare la fortuna, la dipendenza (psicologica ed economica) è uno dei principali fattori di allarme a livello sociale. Lo Stato, trattenendo sulla spesa finale al netto delle vincite restituite il 47,3% (una tassazione seconda solo al comparto delle accise sulla benzina) nel 2012 ha incassato in totale 8 miliardi e 100 milioni di euro.

Il fenomeno delle slot machine in Italia
Quello delle slot machine è, in generale, un sistema di gioco d’azzardo molto comune nei casinò, nei bar, nelle case da gioco e nei centri scommesse. In Italia sono molto diffuse in bar, centri scommesse e pub. Esistono diversi tipi di apparecchi e i più diffusi sono: a rulli, videopoker, multistation, newvideo.

Notevole il giro d’affari e i rispettivi introiti erariali, derivati innanzi tutto da tre certificazioni: il nulla osta di distribuzione (indicante il costruttore della macchina); il nulla osta di messa in esercizio (indicante il gestore proprietario della macchina); e l’attestato di conformità (indicante che il software di gioco presente nella slot è conforme alle leggi in vigore). Tutti e tre sono forniti dall’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams).

Le imposte su questo tipo di apparecchi vengono calcolate sul volume delle giocate effettuate e sono del 12,7%, come tassa Preu (Prelievo erariale unico), più lo 0,80% ad Aams, più una percentuale variabile a seconda del gestore, come tassa per la concessione di rete. Il resto viene solitamente diviso con l’eventuale esercente dell’esercizio pubblico, al netto delle vincite. Le attuali misure di pagamento e di vincita prevedono 1 € come costo di una partita. La partita è spesso divisa in bet (puntata) pari a 0,25 e 0,50 €, e la vincita massima è 100 €. Mentre la percentuale di vincita deve essere pari (e questo deve succedere solo al termine di ogni ciclo di partite) al 75% (74% dal 2013), mai inferiore, e calcolato su un ciclo variabile massimo di 140mila partite ma le new slot o A.W.P. sono tipicamente di 28mila / 35mila partite.

Quello che resta all’esercente è facile da calcolare:
100 (incassato)
-75 (ritornato in pagamento vincite)
=25 lordo
-13,5 (12,7 di Preu + 0,8 di Aams calcolato su “introdotto”)
-0,5 (solitamente costo rete da concessionario tipo: Lottomatica, Cirsa, Atlantis, Sisal ecc.)
= 11 (percentuale di utile ante tasse da dividere fra gestore ed esercente, di solito 50%-60%)

Per cui la percentuale di utile sull’incasso delle slot si aggira dal 6,3% al 5,25%.

 

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