Nasce il ‘Giardino del dialetto’, il sindaco Ricci: «Luogo della nostra identità e del nostro futuro». Pagnini: “Il Teatro ti avvolge”

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6 giugno 2014

Il taglio del nastro

Il taglio del nastro

PESARO – «Io sono solo il sindaco pro tempore. Il vero sindaco è lui», avverte Matteo Ricci, davanti a un Carlo Pagnini scatenato, nel giorno dell’inaugurazione del ‘Giardino del dialetto’, nel parco di via Rossi. D’altra parte è il taglio del nastro di un’altra creatura dell’artista a tutto tondo. Portata avanti dall’ex assessore Giuseppina Catalano, «per fare rivivere attraverso l’installazione di bacheche gli autori, i cultori e i semplici amanti del dialetto pesarese».

Mattatore. Si comincia con Ario Righetti, Nando Piovaticci, Marcello Martinelli, Giuseppe Pascucci, Galliani Cecchini, Alessandro Procacci, Ivo Scherpiani, don Ciro Scarlatti. La generazione ’25-’30, che ha riscoperto un mondo nascosto, quello dialettale, per lasciarlo in eredità alle generazioni di oggi. Ma il ‘Giardino’ accoglierà ancora altri nomi, oltre a quelli già incastonati nella sagome stilizzate dai ragazzi del Mengaroni. «Magari li scriveremo su qualche mattonella economica. Come si usa per le ‘stelle’ del cinema», dice Pagnini. Che scherza: «Non vogliamo una succursale del cimitero. Sennò qualche ‘vecchina’ magari si sbaglia e va a pregare davanti a una tomba che non c’è. Poi ovviamente amplieremo il progetto: ci dovrà essere una bacheca anche per me…». Mattatore autoironico: «Faro teatro finché vivrò. In fondo la parte del vecchio ‘rimbambito’ la reggo ancora».

Pagnini, Catalano, Ricci

Pagnini, Catalano, Ricci

Pesaresità. Per Matteo Ricci, «il dialetto rappresenta una parte fondamentale dell’identità pesarese. Il ‘Giardino’ valorizza le nostre origini, la cultura popolare. I nostri poeti dialettali sono stati veri artisti. Bello il connubio con i ragazzi del Mengaroni, nelle loro espressioni artistiche. Adesso facciamo due cose: teniamo meglio il parco e creiamo in questa sede, già dall’estate, piccoli eventi dialettali. Iniziative sobrie e semplici. Ma che possono portare vivacità in una via importante. Sarà un luogo della memoria ma anche del futuro. Noi vogliamo una città popolare». L’assessore alla Solidarietà Sara Mengucci: «L’iniziativa è un esempio di grande integrazione tra generazioni: può sembrare apparentemente lontana dai tempi dei nostri giovani. In realtà è vicina, perché rappresenta l’identità storica della città».

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