Arrigoni contro #RipartiPesaro: “La disparità non può essere la base della ripartenza”

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23 giugno 2014

Fabio Arrigoni*

PESARO – Nella giornata di martedì 17 giugno, è stato presentato dalla nuova amministrazione cittadina, attraverso il nuovo sindaco Matteo Ricci, il progetto “RipartiPesaro”.

Fabio Arrigoni, esponente di Fratelli d'Italia

Fabio Arrigoni, esponente di Fratelli d’Italia

Sulla carta, e per come è stato presentato, “Ripartipesaro” farebbe parte della shock terapia ideata dal nuovo sindaco, che nelle intenzioni viene descritto come un progetto “Per un programma di azioni concrete; Per far ripartire come Comune un pezzo di economia locale”.

Due le azioni che sono state presentate come le azioni perno del progetto, i due cardini sui quali dovrebbe poggiare la rinascita dell’economia cittadina che farebbero parte di un pacchetto che sarebbe portato in consiglio il 7 luglio e che a detta del Sindaco, saranno esecutivi dal giorno successivo.

La prima riguarderebbe la detassazione totale delle tasse comunali, quindi Tasi, Tari, Imu, addizionale, Tassa sulla pubblicità, e tasse occupazione di suolo pubblico per coloro che apriranno impresa nei prossimi tre anni. “Uno stimolo per chi ci vuole provare” (l’hanno spiegata proprio così).

La seconda prevederebbe l’abolizione delle tasse per le attività nel centro storico. Testualmente citiamo: ”Per il centro storico non verrà richiesto nulla in termini di tasse comunali per incentivare ancor di più; niente clausole di dipendenti e affini. Per tutte le altre al di fuori del centro storico si richiede, a chi domanda occupazione stabile, almeno un dipendente a tempo indeterminato”. (A parte il concetto non proprio chiarissimo espresso) la realizzazione viene data entro venti giorni.

E ancora: “Il Comune paga; è un incentivo alla creazione d’impresa. Per un negozio del centro storico di circa 100 metri quadrati ci sarà un risparmio di circa seimila euro l’anno, Fuori dal centro invece, la stima dello sgravio salirebbe ad almeno diecimila euro l’anno”.

Fermiamoci un attimo a pensare e facciamo qualche considerazione: “Ovviamente è sempre un fatto positivo quando nasce una nuova attività, poiché questa potenzialmente crea nuovi posti di lavoro legati anche all’indotto che orbita attorno ad essa. Ben venga dunque l’incentivo all’imprenditoria e a provare a creare un futuro attraverso la creazione di nuove aziende, ma ci sembra che in questo progetto ci si dimentichi delle attività commerciali e non solo che già esistono, che lottano ogni giorno contro la crisi economica, i cui titolari devono compiere veri e propri salti mortali per riuscire ad aprire regolarmente ogni mattina riuscendo a far lavorare anche i propri dipendenti nonostante le enormi difficoltà. Noi crediamo che vi sia concettualmente un errore di base nell’intero progetto, proprio perché sono le stesse aziende che esistono da anni e che lottano quotidianamente con la crisi economica a venire fortemente penalizzate. Attività che sono presenti in città da cinque, dieci, quindici, vent’anni, e che hanno contribuito all’economia comunale e del territorio si vedrebbero superate da nuovi esercizi che verrebbero a beneficiare di risorse messe a disposizione dell’amministrazione e raccolte anche attraverso le imposte applicate a quelle attività presenti da tempo sul territorio. Crediamo quindi che gli sgravi, le facilitazioni, e tutto quanto rientri nel progetto illustrato vada esteso a tutte le attività, non solo a quelle in procinto di nascere.

Riguardo l’abolizione della tassazione per le attività del centro storico etc., crediamo che possa creare disparità rilevanti e ingiustificabili tra chi andrebbe ad avviare un’attività in centro città e chi penserebbe di avviare un attività al di fuori dal centro storico. Oltretutto il centro storico sarebbe una vetrina con una visibilità più importante e prestigiosa, potrebbe esistere il rischio dello spopolamento di attività delle periferie per il centro città, e non sempre questo porterebbe a risvolti positivi soprattutto per i cittadini che abitano nelle periferie. Non possono esistere cittadini di serie A o di serie B, non possiamo permetterci di avere una città a due o più velocità…. Il dovere dell’amministrazione cittadina è di portare alla crescita tutta la città nella sua complessa totalità senza lasciare indietro nessuno.

Sulla parte che riguarda l’edilizia, nutriamo moltissime riserve: abbiamo sentito parlare di “incentivare, velocizzare, semplificare”, ma cosa? Ci sembra tutto estremamente vago e condito di politichese.
“Vogliamo incentivare le riqualificazioni energetiche, incentivare la formazione e dimezzando gli oneri di urbanizzazione”. Come? Attraverso quali strumenti? E’ bene che i cittadini capiscono fino in fondo di che cosa si sta parlando e di che cosa si propone loro; la giunta ha il dovere di essere estremamente chiara e diretta. Ovviamente benissimo l’abbattimento delle barriere architettoniche, siamo d’accordo sul fatto che sia un ulteriore passo verso la civiltà, e quindi su tutti questi temi, insieme alla proposta dell’eliminazione della commissione edilizia ci riserviamo di seguire gli eventi e fare le valutazioni opportune del caso, di conseguenza.

Invece di sciogliere i nodi che riguardano la sopravvivenza delle aziende pesaresi della periferia, del centro storico e di tutto il nostro territorio, ecco spuntare negli ultimi giorni un ulteriore “pacchetto” che a nostro avviso risulta essere un altro pacco di anestetico definito “Pesaroviva” dove sembra che sia sufficiente diffondere musica e feste ogni sera per risolvere ogni problema e le criticità della città dirigendo l’attenzione altrove. Ben venga l’intrattenimento quando crea aggregazione e opportunità, ma vi sono delle priorità che non possono passare in secondo piano. Si ha come l’impressione che vi sia un bombardamento di proposte e progetti per mascherare con l’apparenza legata ai proclami l’assoluta immobilità per l’interesse della collettività.

*Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale Pesaro

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