Case a Pesaro e Urbino, è emergenza. L’Unione Inquilini: “I Comuni facciano qualcosa”

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23 giugno 2014

PESARO – Situazione case nel Pesarese, è ancora emergenza. La denuncia arriva dal coordinatore provinciale del sindacato Unione Inquilini Pino Longobardi e dal Maria Rosa Conti, che prendono in esami i dati comunicati dal Ministero dell’Interno per il 2013.

Aumentano gli sfratti. In provincia di Pesaro e Urbino “le richieste di esecuzioni sono state 424, con un aumento del 10 per cento rispetto al 2012″. Gli sfratti eseguiti con la forza sarebbero stati 157, a fronte dei 3.223 avvenuti in tutta la regione Marche, a cui vanno aggiunti i 600 pignoramenti da parte delle banche nel Pesarese.

Disoccupazione e cassa integrazione in crescita. “La disoccupazione nella sola città di Pesaro è salita sopra le 10.000 unità – scrivono Longobardi e Conti – mentre la cassa integrazione raggiunge livelli sempre più alti. Alcuni quartieri periferici come Borgo Santa Maria hanno percentuali altissime di abitazione sfitte a causa di sfratti per morosità incolpevole. E tra Pesaro e Fano sono sempre di più le famiglie di giovani o di anziani che vivono nei garage, all’aperto, ammassati in piccoli appartamenti o addirittura nelle proprie auto.

Proprietari indebitati. “Noi crediamo – l’idea dell’Unione inquilini di Pesaro e Urbino – che l’indubitabile dato che l’Italia sia diventata un paese di indebitati possessori della propria casa, in aggiunta ai palazzinari proprietari di migliaia di appartamenti, non è un dato da prendere così e accettare senza senso critico, essendo una delle disgrazie strutturali dell’Italia, che impedisce di avere alloggi in affitto a basso costo, come invece succede nelle grandi città del nord Europa per lavoratori stabili e precari”.

Diritto dell’abitare. Per Longobardi e Conti, oggi, sul fronte del diritto all’abitare, è difficile ipotizzare politiche casa dove il pubblico sia protagonista, “attraverso la separazione tra la nuda proprietà del suolo e la valorizzazione legata alla urbanizzazione, che nei Paesi civili non è proprietà privata bensì proprietà. Certo, si deve quantomeno fronteggiare il caro affitto, imponendo rendite più moderate corrispondenti al reale valore della casa, ma se tutte le regioni imponessero che tutto il patrimonio privato abbandonato all’incuria e fatiscente fosse destinato a diventare proprietà comunale per uso sociale, con un piano casa di rilancio dell’economia, si potrebbe puntare all’aumento dell’Erap, che resterebbe poca cosa rispetto alle medie europee di edilizia gestita dai Comuni. Sarebbe comunque un miglioramento sufficiente per affrontare l’emergenza abitativa”.

Emergenza vera. Per l’Unione inquilini sono i Comuni a doversi rimboccarsi le maniche, “ponendo il dramma del diritto alla casa quale primo problema nell’agenda di governo cittadino, nonostante i piani di alienazione del patrimonio pubblico locale che, oltre ad essere infruttuosi, permettono di arricchirsi a spregiudicati speculatori”.

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