Prostituzione in appartamento e strada, Acacia Scarpetti incalza: “Basta ipocrisie, referendum per abrogare la legge Merlin e riaprire le case chiuse”

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26 giugno 2014

Luca Acacia Scarpetti

Luca Acacia Scarpetti

Dolcissima, appena arrivata in città, ore di relax. Segue numero di telefono. A volte camuffato alla voce “massaggi”. Basta sfogliare  un qualsiasi giornale locale, nella sezione annunci, per capire che la prostituzione, anche a Pesaro o Fano, è dietro l’angolo, nel palazzo di fianco. E va quasi bene. Perché in altre zone delle Marche, a pochi chilometri da Senigallia, solo per fare un esempio, il sesso si compra e si consuma in strada. Tutti vedono, tutti sanno, alcuni denunciano. Come quei residenti del quartiere di Fano che, l’altro giorno, insospettiti dal continuo viavai, a tutte le ore del giorno, hanno deciso di segnalare alla polizia  quei movimenti sospetti. E il condomino, scoperchiato, si è rivelato un condom-inio, una casa del sesso, un harem dove tutto era permesso e una serie appartamenti erano stati adibiti ad alcove a luci rosse.

LA PROPOSTA

“Il fatto di cronaca di Fano è quasi grasso che cola rispetto ai fatti di violenze, furti, angherie e uccisioni che si sono verificati in altri casi – è la premessa amara di Luca Acacia Scarpetti, consigliere regionale dell’Italia dei Valori -. La mia proposta, in merito, è applicazione dell’articolo 75 della Costituzione: arrivare a un referendum popolare, richiesto da cinque consigli regionali, per poi proporre la riapertura delle case chiuse abrogando la legge Merlin. E trasformare così la prostituzione in un regolare lavoro a regime fiscale. Questo permetterebbe di dare all’iniziativa anche una finalità umana e solidale. Come? Destinando il 50% dei proventi delle tasse al recupero e aiuto di donne che subiscono violenza e sono vittime di soprusi. In un colpo solo si rintraccerebbe un importante sommerso e lo si riutilizzerebbe per il sociale. Si chiudere il cerchio, insomma. Spero che questi aspetti servano per ottenere il consenso anche dei consiglieri  più restii: con questa iniziativa si possono moralizzare e travasare, a 360 gradi, i proventi su settori importanti, attinenti, che necessitano di interventi e aiuti. Io vado oltre: penso che l’avvento di Papa Francesco possa spazzare via anni di dietrologie e ipocrisie. Mi auguro che il Papa sia il primo a capire e a sanare così una vergogna italiana non presente in nessun stato europeo”.

LA MAPPA DEL SESSO A PAGAMENTO NELLE MARCHE

Il territorio marchigiano – come si evince dalla ricerca pubblicata su Criminologia 2013 -, prima è stato caratterizzato principalmente dal fenomeno della prostituzione in strada, poi ha subìto negli anni una trasformazione diventando un’area di prostituzione sommersa, praticata da soggetti extracomunitari, concentrata soprattutto nelle zone costiere, negli appartamenti o nei locali notturni. Le etnie che maggiormente offrono sesso a pagamento sono quella nigeriana e romena ma è emergente anche il dato della prostituzione cinese. Dall’analisi dei dati si evince che il fenomeno della prostituzione è caratterizzato da un numero considerevole di persone che gravitano nel settore, ma non emerge un coinvolgimento diretto delle grandi associazioni criminose. I dati del ribunale di Ascoli Piceno – chiude la ricerca – depongono per condanne numericamente poco consistenti rispetto al fenomeno .

NESSUN EFFETTO COLLATERALE, I CONSIGLI REGIONALI SONO UN’UTILE SCORCIATOIA

“Il provvedimento che auspichiamo non avrebbe effetti collaterali – continua Acacia Scarpetti -. E sarebbe un modo unico per debellare il mondo dei cosiddetti papponi, chi sfrutta o specula sulle ragazze che si prostituiscono. L’attività protetta, riconosciuta e tassata, sarà invece libera. Lombardia e Veneto si sono mobilitate, le Marche perché non lo fanno? Loro hanno già votato. Si sta muovendo l’Abruzzo. Se anche le Marche votassero, basterebbe una quinta regione e ci sarebbe la possibilità di arrivare a questa scorciatoia per richiedere il referendum, così come previsto dall’articolo 75 della Costituzione, sulla riapertura delle case chiuse. Il problema è far capire ai colleghi del consiglio regionale la problematica e l’opportunità, sperando che moralità e coerenza portino a una condivisione di questo tema. Molti colleghi mi hanno espresso soldiarietà e condivisione. L’uccisione a Firenze di una ragazza-madre ha scosso e, definitivamente, l’opinione pubblici e molti politici”.

A PESARO E’ MENO FACILE DELINQUERE MA…

A Pesaro la prostituzione su strada (tranne che in qualche caso isolato e subito bloccato) non ha mai attecchito. In appartamento, in compenso, sì.  “Pesaro ha goduto di una fortissima attività investigativa rispetto ad esempio a Rimini – conclude Acacia Scarpetti – A Pesaro è meno facile delinquere. Ma da consigliere regionale, seppure pesarese, non è la prima volta che mi batto per questioni di respiro nazionale (ad esempio le Biomasse, ndr). Una questione di coscienza, bisogna finirla con questa ipocrisia. Basta aprire una rivista per leggerne gli annunci mentre all’estero ci sono strutture apposite”

 

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