Vuelle: una barca a cui serve un armatore per non affondare

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1 luglio 2014

tifosi vuellePESARO – Come una barca alla deriva dopo una mareggiata. E’ questa la sensazione che si ha della Vuelle dopo la data che doveva essere decisiva, quel 30 giugno che rappresentava lo spartiacque tra la vecchia e la nuova stagione, tra un anno passato senza sponsor e con un budget ridotto all’osso e quello che si prospettava come l’anno della rinascita sportiva. Perché da dodici mesi ci stavano dicendo che tutti i nodi sarebbero venuti al pettine, che il famigerato sponsor sarebbe uscito allo scoperto dopo un inseguimento durato 24 mesi, perché è bene ricordare che sono passati ben due anni da quando patron Scavolini ha comunicato l’intenzione di non proseguire il suo rapporto da main sponsor con la Victoria Libertas.

E’ invece cosa è successo? Niente di buono, anzi, la prima mossa è stata quella di rinunciare a Marc Trasolini, l’unico degli stranieri con un opzione per la stagione entrante, con un contratto ritenuto troppo oneroso per il budget 2014-15. Sì, perché di soldi ce ne sono meno di prima, parecchi di meno, perché l’uscita dal Consorzio di Banca Pesaro e Iper è stata compensata dall’entrata di Consultinvest e Maw, ma anche chi è rimasto dentro il Consorzio, magari più per la spinta della pressione pubblica che per reale coinvolgimento, sembra intenzionato a ridurre la quota investita e così i due milioni e spiccioli che l’anno scorso sono stati spesi per portare in salvo la Vuelle con fatica all’ultima giornata, sembrano una quota difficile da pareggiare e dei famigerati imprenditori locali che, spinti dall’amor di patria e dall’opera di persuasione del neosindaco della città di Rossini, avrebbero dovuto investire nell’unica realtà sportiva locale impegnata in un massimo campionato, non si intravedono all’orizzonte neanche le vele.

Continuando nella metafora marinara, la Vuelle sembra una nave che comincia a mostrare i suoi anni, con qualche velo di ruggine che non si ha intenzione di togliere, con il vecchio armatore (Scavolini) che, pur rimanendo affezionato alla sua creatura, non ha più intenzione di spendere troppi soldi per dargli una ripulita e con un capitano coraggioso (Ario Costa) che cerca ufficiali di cabina pronti a dargli una mano, senza avere la necessaria scaltrezza per convincerli ad imbarcarsi insieme a lui, magari perché come tutti i marinai sono superstiziosi e pensano che cambiare nome alla barca porti sfortuna.

Tutto questo mentre dalla banchina del porto, 4-5.000 fedelissimi continuano ad aspettare pazientemente che la Vuelle continui nel suo viaggio in mare aperto, con le sue piccole crepe e con uno scafo che avrebbe bisogno di una bella riverniciata, ma in fin dei conti sono due anni che le cose non vanno benissimo (due quindicesimi posti consecutivi non sono una casualità) e da brava gente di mare avvezza a periodi di bonaccia alternati a quelli con il vento in poppa, i pesaresi continuano ad ammirare la propria ammiraglia sportiva, anche se c’è sempre il rischio che qualcuno si accorga che le falle sono peggiori di quello che si pensi, specialmente quelle che non si riescono a vedere, posizionate sotto il livello dell’acqua.

Ci sarebbe anche da rifare totalmente l’equipaggio, partendo dal comandante per finire con il ragazzino che mette piede sulla plancia una volta su dieci, perché della ciurma che navigava sui mari italici la scorsa stagione non ne rimarranno tanti (Musso e Bartolucci) e i nuovi marinai saranno cinque stranieri provenienti da chissà quali porti lontani, con pochissima esperienza di navigazione e due-tre ragazzi italiani attirati dalla possibilità di indossare una divisa prestigiosa e di fare subito carriera.

Inutile nasconderlo, senza un armatore in grado di tirare fuori 600-700 mila euro si rischia di partire senza sapere se il gasolio basterà fino a maggio o se a metà viaggio si rimarrà senza carburante e l’equipaggio abbandonerà la nave in fretta e furia, per adesso si partirà con metà serbatoio, appena sufficiente per lasciare il porto e vedere da che parte tira il vento, ma la sola alternativa era cambiare classe di navigazione e girare per i porticcioli locali, niente di male per carità, ma la Vuelle si merita un altro viaggio tra le ammiraglie, anche se il rischio che sia anche l’ultimo si fa sempre più concreto.

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